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Striscia di Gaza: Nrc, quasi un milione di sfollati in tende tra caldo estivo e carenza di aiuti
Oltre 170mila famiglie vivono in ripari di fortuna nella Striscia, con temperature oltre i 34 gradi e materiali essenziali bloccati ai confini. L’allarme del Norwegian Refugee Council: Misure semplici come ombreggiamento e ventilazione “potrebbero ridurre significativamente i rischi”, ma “attualmente non sono disponibili e non viene consentito il loro ingresso nella Striscia”.
Quasi un milione di persone nella Striscia di Gaza vive in tende o ripari di fortuna, esposta a temperature estive sempre più elevate e senza materiali adeguati per proteggersi. È l’allarme lanciato dal Norwegian Refugee Council (Nrc) e dallo ‘Shelter Cluster’ in Palestina, che denunciano una crisi abitativa senza precedenti aggravata dalle restrizioni all’ingresso di aiuti.
Un milione di persone in tenda
Secondo i dati diffusi, circa 170mila famiglie – pari a quasi un milione di persone – vivono in tende, mentre altre 52mila famiglie sono ospitate in rifugi sovraffollati e 5mila dormono all’aperto. Inoltre, 850mila persone non dispongono ancora di materiali essenziali per ripari d’emergenza, come teli di plastica, pannelli di legno o corde. La situazione rischia di peggiorare con l’arrivo dell’estate: le temperature diurne possono oltrepassare i 34-35 gradi, aggravando condizioni di vita già estremamente precarie.
Tende improvvisate per restrizioni sui materiali
“Le famiglie di Gaza non stanno affrontando una catastrofe naturale”, afferma Jehan Salim, coordinatrice dello Shelter Cluster. “Sono costrette a sopportare un caldo potenzialmente letale in rifugi di emergenza che non sono mai stati progettati per una permanenza prolungata o per temperature così elevate”. Secondo Salim, misure semplici come ombreggiamento e ventilazione “potrebbero ridurre significativamente i rischi”, ma “attualmente non sono disponibili e non viene consentito il loro ingresso nella Striscia”. Le conseguenze sulla salute sono gravi: bambini, anziani e malati cronici sono i più esposti a colpi di calore, disidratazione e malattie respiratorie, mentre donne e ragazze affrontano maggiori rischi legati a mancanza di privacy, scarsa illuminazione e servizi igienici inadeguati nei siti sovraffollati. “È inaccettabile che le famiglie di Gaza, dopo mesi di sfollamento e perdite, debbano affrontare il caldo estivo in tende improvvisate a causa delle restrizioni sui materiali”, denuncia Jan Egeland, segretario generale del Nrc. “Le competenze umanitarie non possono sostituire i materiali: è necessario consentire subito l’ingresso delle forniture per permettere alle persone di proteggersi da caldo, esposizione e ulteriori danni”.
Oltre tre quarti delle case è distrutto
Secondo il rapporto, il 76,6% del patrimonio abitativo di Gaza è stato distrutto o danneggiato, costringendo intere comunità a ripetuti sfollamenti e lasciando migliaia di famiglie senza un luogo sicuro dove rifugiarsi. Le organizzazioni umanitarie chiedono con urgenza l’ingresso di materiali di base – tende adeguate, teloni, reti ombreggianti e kit di riparazione – sottolineando che tali interventi “non ricostruiranno Gaza”, ma possono fare “la differenza tra un rifugio invivibile e uno che garantisca almeno protezione e dignità”. A livello operativo, lo Shelter Cluster segnala che 64mila tende, 73mila kit per la messa in sicurezza di strutture danneggiate e 2mila kit di emergenza restano bloccati ai confini, pur avendo ricevuto autorizzazione all’ingresso. A testimoniare le difficoltà quotidiane, le parole di un padre di 44 anni di Deir al-Balah: “Non riesco a stare nella tenda dalle 8 del mattino alle 7 di sera: appena sorge il sole arrivano insetti e il calore diventa insopportabile. Mia moglie e i miei figli hanno riportato ustioni al viso”.
Appello
L’appello del Nrc e dei partner umanitari è chiaro: servono accessi rapidi, prevedibili e continui per gli aiuti e un sostegno internazionale immediato per evitare che il caldo estivo trasformi ulteriormente la crisi umanitaria in una tragedia ancora più grave. “Le soluzioni esistono e i partner sono pronti ad agire. Ciò che serve ora è permettere l’ingresso dei materiali”, conclude Salim.