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Leone XIV riceve la Liberty Medal per i 250 anni dall’indipendenza americana: “La dignità viene prima di ogni confine”
In collegamento video dal Vaticano, il Papa Leone accetta il 38° Liberty Medal del National Constitution Center di Filadelfia, alla vigilia dei 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza. Un discorso sulla dignità della vita, la libertà religiosa e l'unità nazionale, pronunciato davanti a una platea interreligiosa mentre restano aperte le tensioni tra Santa Sede e amministrazione Trump sul tema dei migranti
La grandezza morale di un Paese, ha aggiunto Prevost, si misura nella capacità di “sostenere, proteggere e avere cura della vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di quanti vedono messo in discussione il proprio valore“.
Ieri, in collegamento video con Filadelfia
“La dignità precede l’istituzione di ogni Stato, e la sua custodia ne costituisce lo scopo stesso”. Leone XIV ha ricevuto ieri il Liberty Medal assegnato dal National Constitution Center di Filadelfia, alla vigilia del 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti che si ricorda oggi, 4 luglio. Il Pontefice, primo Papa nato negli Stati Uniti, ha parlato in collegamento video dal Vaticano, davanti a leader civili e religiosi riuniti nella sede del Constitution Center, al coperto per il caldo estremo di questi giorni. “Come figlio di questa grande nazione – ha detto – mi unisco a voi nel chiedere la benedizione di Dio sul futuro dell’America, affinché gli ideali della Dichiarazione continuino a guidare il fiorire della nazione nell’unità, nella giustizia e nella pace”.
Vita, libertà e ricerca della felicità
Il discorso di Leone XIV si è mosso lungo i tre diritti fondamentali richiamati dalla Dichiarazione del 1776: vita, libertà e ricerca della felicità. “Nessuno che sia privato della vita può godere della libertà o perseguire la felicità”, ha affermato il Papa, ricordando che “il primo diritto sancito dai fondatori della nazione è stato il diritto alla vita”. La grandezza morale di un Paese, ha aggiunto, si misura nella capacità di “sostenere, proteggere e avere cura della vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di quanti vedono messo in discussione il proprio valore“. Un passaggio che il Pontefice ha collegato alla dignità che ogni persona possiede “in virtù della propria stessa esistenza” e alla necessità di custodirla “dal momento del concepimento fino alla morte naturale”, tema già al centro della sua recente enciclica sulla dignità umana. Sulla libertà religiosa, garantita dal Primo emendamento della Costituzione statunitense, Leone XIV ha ricordato come essa custodisca “la sfera interiore della persona in cui si formano le convinzioni e in cui la coscienza può guidare le decisioni”, rendendo possibile quel dialogo interreligioso che “ha arricchito i dibattiti sulle grandi questioni morali ed etiche” della storia americana. Il Papa ha poi richiamato il motto “e pluribus unum” – dal molteplice, uno solo – indicando la condizione perché una nazione possa fiorire: “Essere davvero unita, non da obiettivi legati a intenti momentanei, ma da ideali che non sbiadiscono con il passare del tempo”.
Un cerimonia corale nell’ombra di Trump
Sul palco del Constitution Center si sono alternate voci civili e religiose diverse: un Consiglio di leader religiosi convocato da Interfaith Philadelphia, che raccoglie oltre 30 tradizioni della regione, ha preso posto accanto alle autorità civili. Vince Stango, presidente ad interim del National Constitution Center, ha ricordato le parole scritte da George Washington alla comunità ebraica di Newport nel 1790, secondo cui gli Stati Uniti non avrebbero dato “nessun sostegno al fanatismo, nessuna assistenza alla persecuzione”. Monsignor Nelson Pérez, arcivescovo di Filadelfia, ha citato l’enciclica Magnifica humanitas, secondo cui “ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato”. Nel discorso Leone XIV ha ricordato come l’America sia diventata “un sinonimo di libertà” quando “ha aperto le sue porte a successive ondate di immigrati, permettendo a loro e ai loro figli di prendere parte alla costruzione del futuro della nazione”. Un passaggio che risuona alla vigilia di un 4 luglio che il primo Papa nato negli Stati Uniti trascorrerà non tra i festeggiamenti, ma a Lampedusa, tra i migranti diretti in Europa: sullo sfondo restano i temi su cui Santa Sede e Casa Bianca hanno registrato sensibilità differenti, a partire dalla questione migratoria. “Prego che questo anniversario sia l’occasione di un solenne e rinnovato impegno verso questi ideali”, ha concluso il Papa, affidando il futuro della nazione a Colui “il cui nome stesso è pace”.
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