Addio ad Andrea Quadrelli, don Gian Piero Casadei: “Un dono di Dio per noi”

Al funerale, il parroco di Cesenatico ha richiamato la semplicità, la mitezza e l'apertura verso l'altro del presidente dei Lupi di Liberio

Andrea Quadrelli mentre canta Gianni Morandi (foto: Pier Giorgio Marini)

Si sono svolti ieri, nella chiesa di San Giacomo apostolo, sul Porto Canale di Cesenatico, i funerali di Andrea Qaudrelli, presidente a vita dei Lupi di Liberio, deceduto domenica scorsa a 63 anni (vedi notizia al link sotto).

Come le persone famose e amate

“Nei giorni scorsi – ha detto all’omelia il parroco don Gian Piero Casadei – la notizia del peggioramento della salute di Andrea, del suo ricovero prima e della sua morte poi, si è diffusa in un batter d’occhio”. Un annuncio che “si è diffuso fino
ben oltre i confini di Cesenatico. Per esempio in questi giorni c’è il campo del movimento di CL sulle Dolomiti, e là hanno dedicato una serata al ricordo di Andrea attraverso testimonianze e canti”. Una notizia che “si è diffusa con la velocità tipica delle notizie che riguardano le persone famose e con l’incredulità e il dolore delle persone più vicine e più amate“.

I motivi della “popolarità”

“Perché Andrea è conosciuto da così tante persone?”, si è chiesto il sacerdote. Perché stava in piazza e parlava con tutti? Be’, certamente, ma non solo; tanti stanno in piazza e non sono così conosciuti. Allora perché frequentava il Comune di Cesenatico, prendendo un non ben precisato numero di caffè insieme ai sindaci, insieme al personale del Comune, dove conosceva veramente tutti? Beh anche questo, ma non solo per questo. Perché è il presidente a vita dei Lupi di Liberio? Anche questo è vero, ma non solo. Perché amava intrattenere le persone con le canzoni di Gianni Morandi? Anche questo, ma non solo per questo”. Secondo don Gian Piero, “per quanto ben presenti nella sua vita, non sono questi aspetti a rendere unico Andrea, ma è Andrea (per come è fatto) che ha saputo rendere unici questi aspetti della sua e della nostra vita“.

Ad Andrea Quadrelli piaceva cantare Gianni Morandi (foto: PG Marini)

Beati i poveri in spirito

Da qui il riferimento al Vangelo delle Beatitudini, letto durante la celebrazione, specificando che, in particolare, tre di queste “lo hanno reso amabile”. La prima, ha proseguito il sacerdote, “è la sua semplicità, tradotta nell’immediatezza dei rapporti. Con lui si diventava amici all’istante, nel momento stesso in cui ci si conosceva. Gesù definisce queste persone “poveri in spirito”: è la prima delle Beatitudini. Il povero in spirito è colui che ha l’atteggiamento contrario rispetto a quello della persona orgogliosa e presuntuosa, spesso piena di sé“. Infatti, “chi incontrava Andrea per la prima volta, veniva trattato da lui come se ci si conoscesse da una vita, come se si fosse amici da sempre, senza pregiudizi, senza partitismo, senza prigioni mentali. Gesù dice che le persone così sono beate perché sanno cogliere la bellezza di ogni circostanza e di ogni persona”.

Trattava tutti con la stessa importanza

La seconda caratteristica è legata al fatto che “tutte le persone che Andrea incontrava erano importanti allo stesso modo, avevano cioè tutti la stessa importanza. Giusto per fare un esempio, i ruoli sociali non creavano distanza, né quelli degli altri, né il suo di presidente dei Lupi. Sappiamo come ci tenesse a questa carica a vita, ma sappiamo anche come ci tenessero i Lupi ad avere lui come presidente, in forza proprio della sua personalità e della sua simpatia”. In riferimento al Vangelo, “misericordiosi, operatori di pace, puri di cuore… Non ci trovate qualcosa di Andrea in queste parole?”

La mitezza

Terza caratteristica richiamata: “la sua affabilità“. Gesù dice: “Beati i miti”. Secondo don Gian Piero, “è innegabile la mitezza di Andrea. Il mondo dice che le persone miti sono persone perdenti; Gesù invece dice che i miti sono beati perché avranno in eredità la terra; cioè: tutto sarà a loro favore, sapranno trarre bene e benedizione da qualunque circostanza e da qualunque rapporto, e per questo saranno sempre lieti, a differenza di chi, invece, non vivendo la mitezza, non è mai contento, non è mai soddisfatto”

Un dono di Dio

“Se facessimo nostre queste peculiarità di Andrea”, ha concluso il sacerdote, “se ci fosse “un po’ più di Andrea” anche nel nostro modo di affrontare la vita, credo che ci sarebbero sicuramente meno guerre, meno gelo nei rapporti, meno divisioni e meno incomprensioni fra le persone. Proprio per questo possiamo definire Andrea un dono di Dio per noi, per il nostro modo di affrontare la vita, per il nostro modo di affrontare i rapporti; ma possiamo anche dire che Andrea, adesso, è un dono anche per Dio e per tutti quelli che ha raggiunto, oggi, in Paradiso”.