Cesena
Funerali di Paolo Zoffoli, don Danilo Manduchi: “Dedito agli altri fino alla fine”
Chiesa dell'Osservanza gremita. Tanti gli scout. Don Andrea Budelacci: "Ora nell’eterno fuoco di bivacco"
Non riusciva, la chiesa dell’Osservanza, a contenere tutte le persone che sono accorse a dare l’ultimo saluto a Paolo Zoffoli, pilastro dello scoutismo cattolico cesenate e nazionale, morto lo scorso lunedì dopo una breve malattia (vedi notizia al link sotto). All’altare diversi sacerdoti e diaconi.
Educatore di intere generazioni di scout
Parenti, amici, e soprattutto tanti, tantissimi suoi ex ragazzi e ragazze transitati tra le file del Cesena 3, il gruppo dove è stato per lungo tempo amato e apprezzato educatore, che per rendergli omaggio hanno indossato ancora una volta il fazzolettone al collo dai colori blu e bianco. Ma non sono mancati neppure i giovanissimi, i suoi ultimi allievi. “Pz”, così era soprannominato, ha educato intere generazioni non solo nel segno della fede cristiana, ma promuovendo la loro formazione di persone capaci di lasciare un segno nella società.
Di nuovo con “Tota”
“Paolo è entrato nel cerchio, nell’eterno fuoco di bivacco, in cui può riabbracciare tante persone, comprese la sua Vittoria”, ha affermato in apertura don Andrea Budellacci, assistente ecclesiastico dell’Agesci, che ha presieduto le esequie. Vittoria è “Tota” Perini, moglie di Zoffoli e indimenticata educatrice che con lui ha condiviso per un’intera vita il servizio scout. Accanto la bara sono stati depositati alcuni oggetti: una candela, i fazzolettoni (emblema della “promessa”) e un metro.

Don Manduchi: “Dio non dà la morte”
“Sono senza parole di fronte alla salma di Paolo – ha affermato nell’omelia il sacerdote riminese don Danilo Manduchi, che con Zoffoli ha condiviso oltre una ventina campi scout -. Il grande dolore può farci vacillare sul senso della fede, eppure è proprio in queste occasioni in cui troviamo un senso: la vita resta fede e speranza. Davanti alla morte, proviamo la precarietà e la caducità dell’esistenza. Gesù non fu spavaldo in Croce. Fu, anzi, smarrito davanti al Padre. Ma Lui è vicino a noi in questo momento”. E ancora: “Ci chiediamo: perché la morte, perché la sofferenza repentina, precoce, inaspettata quale è stata la feroce malattia che lo ha colpito? Ma Dio non dà la morte, dopo di essa Lui ci prende con sé per non farci cadere nel baratro del nulla. La gloria di Dio, infatti, è l’uomo vivente”.
“A-Dio”, non “addio”
Don Danilo Manduchi ha ricordato le “doti preziose di Paolo: tra cui l’intelligenza e la competenza” e la sua dedizione per gli altri fino alla fine: anche nell’ultimo periodo stava lavorando a progetti per i ragazzi e per la Chiesa. “Paolo è tornato da Gesù un po’ prima di noi. In questa prospettiva la morte perde il suo volto mostruoso: diventa un incontro. Paolo e Vittoria vi diciamo “addio”, ma non nel significato classico del termine, bensì “a-Dio”: arrivederci nella casa di Dio”, ha concluso il sacerdote.
Gli scout: “Lasci un sentiero per chi viene dopo”
Al temine della Messa, il commosso ricordo dei responsabili di zona scout Agesci, letto da Claudia Amaducci. “Caro Paolo – l’inizio del messaggio (il testo integrale al link sotto) – è difficile per noi oggi pronunciare la parola “fine”, soprattutto pensando alla tua inesauribile energia e a tutti i passi fatti insieme in questo lungo e ricco cammino. Sentiamo oggi la tua testimonianza ancora più forte e profonda, proprio perché tu stesso ci hai insegnato che la vera traccia, quella dischiusa lungo il corso di una vita intera spesa per gli altri, non si cancella mai, ma si fa sentiero per chi viene dopo“.