Leone XIV: “La liturgia è una, rigettare gli abusi”

L'ultima catechesi sulla Sacrosanctum Concilium. Il Papa: "La riforma fu fatta per non avere fedeli muti e passivi a Messa"

(Foto Vatican Media/SIR)

Leone XIV ha chiuso, nell’udienza generale di oggi, nella basilica di San Pietro, il ciclo di catechesi dedicato alla “Sacrosanctum Concilium”, la Costituzione sulla liturgia promulgata nel dicembre 1963, all’interno dell’itinerario sui documenti del Concilio Vaticano II.

Liturgia come partecipazione

A illuminare le ragioni della riforma, il Papa ha scelto la terza Lettera dal Concilio che il cardinale Giovanni Battista Montini, allora arcivescovo di Milano, inviò il 28 ottobre 1962 ai fedeli della sua Chiesa. La liturgia – scriveva il futuro Paolo VI – “è espressione sincera sia del divino che dell’umano. È linguaggio. È veicolo d’insegnamento divino da un lato, è voce di colloquio con Dio”. Per questo i fedeli “non possono e non devono più rimanere muti e passivi”. Per Leone XIV, “da tale convinzione nacque l’esigenza di rendere maggiormente disponibile a tutti i fedeli la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni, e di rendere più lineare l’ordinamento celebrativo rispetto a quello previsto nei libri liturgici allora vigenti”.

Elementi immutabili ed elementi riformabili

Per il Papa, “la liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti”, ricordando che si deve a Pio XII “la distinzione, nella liturgia, tra elementi divini, immutabili, ed elementi umani, che invece «possono subire varie modifiche, approvate dalla sacra Gerarchia assistita dallo Spirito Santo, secondo le esigenze dei tempi, delle cose e delle anime»”.

Rispetto delle norme liturgiche

La retta comprensione della riforma, ha avvertito Leone XIV, “permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa. A questo proposito, vale la pena di ricordare come la Costituzione conciliare affermi che «le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento dell’unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano»”. Per Leone XIV, “è pertanto responsabilità precipua dei pastori, dei vescovi ma anche di ogni singolo sacerdote, custodire e promuovere una liturgia che, nel rispetto delle norme liturgiche, risplenda per nobile semplicità e manifesti così la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. Una tale liturgia sarà anche un fondamentale veicolo di evangelizzazione, lo strumento di grazia attraverso il quale, come insegna il Concilio, potremo apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo, saremo perfezionati nell’unità con Dio e tra di noi”.