Dalla Chiesa
Leone XIV: la pena di morte è inammissibile, contro la dignità della persona
In occasione della Giornata Mondiale contro la pena di morte, il Pontefice ricorda che il ricorso alla pena capitale non tutela il bene comune
Usa l’hashtag #NoDeathPenalty Papa Leone nel suo post pubblicato su X dall’account @Pontifex. Interviene ancora una volta con parole chiare e dirette contro la pena capitale, una pratica tornata alla ribalta della cronaca dopo l’annuncio ieri del Pentagono di trasmettere in diretta streaming la condanna a morte per fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’ex maggiore dell’esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009, costata la vita a 13 persone.
Il testo del tweet
“La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona. Il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale: sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi. #NoDeathPenalty“.
Non perdere la dignità
Di pena di morte Papa Leone aveva parlato nel videomessaggio del 24 aprile scorso alla DePaul University di Chicago, negli Stati Uniti, in occasione di un evento commemorativo per il 15° anniversario dell’abolizione della pena capitale nello Stato dell’Illinois.
Ricordando che la Chiesa protegge la vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale, il Pontefice aveva sottolineato che “la dignità della persona non viene perduta nemmeno dopo che sono stati commessi crimini gravissimi”.
Parole che si rifanno direttamente al paragrafo 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica, modificato da Papa Francesco nel 2018, nel quale si nota “la nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato” a tutela del bene comune e si ribadisce l’impegno per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo.
Dall’Africa la condanna alla pena di morte
Solo qualche giorno prima del videomessaggio, Papa Leone era sul volo di ritorno dall’Africa, dal 13 al 23 aprile scorso, dopo aver visitato quattro Paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Ai circa 70 giornalisti che lo avevano seguito nella trasferta internazionale aveva risposto nella usuale conferenza stampa e interpellato sull’esecuzione in Iran di un membro dell’opposizione aveva sottolineato la sua ferma condanna alla pena di morte.
“Credo che la vita umana debba essere rispettata e che la vita di tutte le persone — dal concepimento alla morte naturale — debba essere rispettata e protetta. Quindi quando un regime, quando un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita ad altre persone, è evidentemente qualcosa che va condannato”.
Non la sola punizione
Qualche tempo dopo, 15 maggio scorso, in Sala Clementina Leone XIV aveva incontrato i partecipanti alla seconda Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione OSCE.
Allora aveva rilanciato nuovamente l’ipotesi alternativa alla pena di morte sostenendo che “la vera giustizia non può accontentarsi della sola punizione, tali sforzi devono anche adottare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, volti alla rieducazione e al pieno reinserimento dei trasgressori nel tessuto sociale”.
“Lo stesso rispetto per l’inerente dignità di ogni persona, anche di coloro che hanno commesso reati, – aveva aggiunto – preclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante”.
La pena di morte annienta la speranza di perdono
Tre giorni dopo la chiusura del Giubileo della speranza, il 9 gennaio 2026, il Papa aveva ricevuto il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede evidenziando come la Chiesa assume costantemente “una posizione in difesa della dignità inalienabile di ogni persona”.
I detenuti, aveva proseguito il Vescovo di Roma, “non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso” e le pene dovrebbero essere proporzionate ai reati.
“Ci si adoperi per l’abolizione della pena di morte, provvedimento che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento. Non possiamo poi dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati”.