Intervento a papa Leone XIV. Preghiere, silenzi e piccoli gesti di affetto sotto le finestre del policlinico “Gemelli”

Il pensiero di molti resta affidato a poche parole: vicinanza, fiducia e attesa

Foto Milisenda/Sir

Lo sguardo rivolto verso le finestre bianche del decimo piano

“Volevo solo stare qui e pregare”

“Sono venuta in treno perché volevo solo stare qui e pregare”. Suor Rosetta, dell’ordine religioso delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, è arrivata questa mattina da Viterbo per essere vicina al Santo Padre, all’indomani del suo intervento. Nel viavai di gente che attraversa il cortile dell’ospedale Gemelli, non manca chi si ferma con lo sguardo rivolto verso le finestre bianche del decimo piano dove è ricoverato papa Leone. Qualcuno accende un lumino ai piedi della statua di Giovanni Paolo II, fermandosi qualche istante in preghiera.

(Foto Milisenda/Sir)

Stima, fiducia e auguri

Tra le persone che passano si ode spesso il nome del Papa. Ci sono famiglie in visita ai propri cari, religiosi giunti da diverse diocesi, pellegrini e semplici fedeli che sostano per qualche minuto davanti all’ingresso principale. Qualcuno stringe tra le mani un rosario, altri affidano un’intenzione di preghiera o scattano una fotografia alla statua di san Giovanni Paolo II, divenuta negli anni uno dei luoghi simbolo dell’attesa e della speranza per quanti transitano dal Policlinico romano. Tra le testimonianze raccolte, risposte brevi ma cariche di fiducia, parole di stima per il pontefice e auguri per una pronta guarigione. È una vicinanza discreta, fatta di piccoli gesti. Un affetto che si accompagna alla serenità trasmessa dal Pontefice nel momento in cui ha comunicato la sua malattia. Nel piazzale del Gemelli non si registrano manifestazioni particolari o assembramenti, ma un costante pellegrinaggio silenzioso che scandisce le ore della degenza del Papa. Tra una preghiera e uno sguardo rivolto verso il decimo piano, il pensiero di molti resta affidato a poche parole: vicinanza, fiducia e attesa.