Dietro la rabbia un dolore da ascoltare
Dopo gli scontri e le devastazioni del 17 ottobre a Milano, il 24 ottobre altre proteste hanno attraversato le città italiane.
Ansa racconta scontri a Roma, Torino e Bologna, tensioni a Firenze e Milano.
Il bilancio riporta 371 persone accompagnate e fermate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni, 9 arresti e 87 denunce.
Le immagini delle devastazioni suscitano paura e indignazione. Ma ci interrogano: che cosa sta accadendo a questi ragazzi?
Dietro la rabbia possono nascondersi dolore, umiliazione, esclusione e paura del futuro.
La rabbia può essere più tollerabile della fragilità: la rabbia dà forza, il dolore espone al bisogno dell’altro.
Quando la sofferenza dilaga senza trovare parole e ascolto, può diventare distruttiva. Il gesto prende il posto del pensiero. Per alcuni, colpire può essere un modo disperato di dire: “Ci siamo, guardateci, guardate come viviamo”.
Comprendere questo messaggio non cancella la responsabilità della violenza.
Nella folla le emozioni si amplificano. In “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” (1921), riprendendo Le Bon, Freud scrive: «La massa è impulsiva, mobile e irritabile».
L’appartenenza può attenuare le inibizioni e alimentare un senso di potenza, trascinando verso gesti che da soli non si compirebbero.
Gli scontri possono essere la punta dell’iceberg di un disagio cresciuto nell’indifferenza.
La comunità e le istituzioni devono farsi carico dei segnali che i ragazzi esprimono, offrendo ascolto, sostegno e opportunità di partecipazione.
Intervenire quando affiorano solitudine, rabbia e sfiducia significa accogliere il dolore prima che sfoci in distruttività.
