Forlì. Arrestate nove persone per un giro di prostituzione in sette appartamenti, di cui uno anche a Cesena

Una rete che metteva a disposizione i servizi di donne cinesi, tra i venti e 40 anni, a Forlì, Cesena, Faenza e Ferrara, con la collaborazione di una agenzia immobiliare di Forlì che noleggiava gli appartamenti

a sinistra il procuratore Enrico Tito Cieri e la dirigente della Squadra Mobile Ilenia Vella

Questa mattina in Questura a Forlì la conferenza stampa, uno degli arrestati è in carcere, gli altri agli arresti domiciliari.

Operazione all’alba di stamane

Un giro di prostituzione che vedeva coinvolto un numero ancora imprecisato di donne cinesi tra i 20 e i 40 anni e forse anche oltre, che fornivano i loro servizi in sette appartamenti di cui tre a Forlì, due a Faenza, uno a Cesena e uno a Ferrara, è stato scoperto dalla Polizia di Stato.

Stamane, con un’operazione all’alba, la Squadre Mobile della Questura di Forli-Cesena, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Modena, Ravenna, Teramo, Salerno e Bologna e i Commissariati di Faenza e Lugo, ha arrestato nove persone, due donne e sette uomini, in esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forli su richiesta della Procura della Repubblica.

A presentare il risultato in conferenza stampa a fine mattinata, oggi, venerdì 6 novembre, c’erano il Procuratore Enrico Luigi Tito Cieri e la dirigente della Squadra Mobile Ilenia Vella.

Dai 20 ai 25 clienti al giorno, con la complicità di un’agenzia immobiliare di Forlì

Mentre scattavano gli arresti, ha spiegato la dirigente Vella, alcune delle persone che pure erano state interrogate prima di procedere con le disposizioni cautelari, sono state colte all’alba ancora intente a erogare le loro prestazioni. Un’attività indefessa e resiliente delle donne che ricevevano una media di 20/25 clienti al giorno per ogni appartamento. Le case erano noleggiate con la complicità di un’agenzia immobiliare di Forlì il cui titolare è stato arrestato.  

Il denaro “volante” finiva all’estero tramite la collaborazione di un broker

Gli introiti, di svariate migliaia di euro a settimana, venivano raccolti da una donna cinese che poi riusciva ad inviare i proventi in Cina attraverso sofisticati meccanismi di riciclaggio, c.d. “denaro volante”, che prevedeva pagamenti elettronici estero su estero. Sono le cosiddette operazioni di underground banking, ovvero intermediazione finanziaria clandestina, per le quali l’organizzazione si è avvalsa della collaborazione di un broker cinese, di stanza a Bologna, che si è definito di mestiere parrucchiere, applicava una percentuale del 2 per cento per il servizio svolto. Durante i controlli e le perquisizioni sono stati trovate sia giovani donne irregolari, che oltre 30.000 euro in contanti. I poliziotti hanno eseguito anche un provvedimento di sequestro di conti per oltre 100.000 euro.

Indagini al via su segnalazioni di alcuni cittadini

Il movimento che si svolgeva quotidianamente negli appartamenti noleggiati non è passato inosservato ai vicini di casa, ha spiegato Vella. Le indagini, avviate a settembre 2025, sono partite infatti su segnalazione di alcuni cittadini che avevano notato l’inconsueto andirivieni. Poi una serie di pattugliamenti, osservazioni e intercettazioni e un intervento della Volante ha fatto progredire le indagini che comunque sono state complesse, ha sottolineato Ilenia Vella, specialmente nella ricostruzione delle parti relative al riciclaggio del denaro.

Mamme e cameriere

A gestire gli appuntamenti, fissati via web per un costo che variava dai 50 a 100 euro a prestazione, era una ‘mamma’, figura apicale del sistema. Si tratta di una donna di mezza età, cinese, ora condotta in carcere. Era lei a prendere le telefonate e controllare che il flusso procedesse regolarmente, mentre alle ‘cameriere’ – questi i termini utilizzati e raccolti tramite intercettazioni telefoniche – spettava la prestazione vera e propria. Una condizione, per loro, non di vera e propria schiavitù, ma certamente di controllo, anche tramite telecamere. Le prostitute non potevano uscire dagli appartamenti e si venivano sostituite pressochè una volta al mese, con un turn over abbastanza fitto. Non è ancora chiaro come venissero intercettate. Certo è che quando il sistema è stato scoperto era ben avviato.

Base operativa a Forlì

Gli arrestati, sei cittadini italiani e tre cinesi, di cui uno in carcere e gli altri ai domiciliari con braccialetto elettronico, sono ritenuti presunti responsabili di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, al riciclaggio e al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, con base operativa proprio a Forli. Nella stessa indagine sono coinvolte altre cinque persone.

A carico delle prostituite non risultano reati.  Gli investigatori hanno identificato e sentito anche alcuni clienti, tutti maschi e italiani, che hanno reso dichiarazioni sulle prestazioni e le modalità.

Si auspica che anche le “vittime” – ne sono state sentite alcune – possano fornire altri ulteriori dettagli.

Nel video la dirigente della Squadra Mobile di Forlì Ilenia Vella