Romagna
Pregare “con gli occhi”. La Giornata del Creato a Sant’Alberto riunisce le Diocesi della Romagna. Le foto
Nel paese affacciato sulle Valli di Comacchio si è celebrato l'appuntamento ecumenico che ha riunito le Diocesi della Romagna. Durante la liturgia della parola la benedizione delle acque dei fiumi del territorio. Il priore di Fonte Avellana, don Cicchi, ha parlato di San Romualdo e della sua via spirituale della contemplazione: "Riconoscere i segni di Dio nel Creato"
Unificare il cuore, trasfigurarlo, riconoscere i segni di Dio nel Creato. Esercizi “pratici” per chi ha partecipato venerdì alla Giornata del Creato organizzata dalla Diocesi di Ravenna-Cervia e Faenza-Modigliana con tutte le altre della Romagna a Sant’Alberto. Accompagnati dalla figura di San Romualdo, tratteggiata dal priore di Fonte Avellana, don Giuseppe Cicchi, e poi contemplando lo straordinario paesaggio delle valli del Parco del Delta, più di cento persone hanno toccato con mano cosa significa pregare “con gli occhi”, a partire dal Creato.
Le acque della Romagna per benedire le persone

A presiedere la liturgia della Parola, nella chiesa di Sant’Alberto, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, con il vescovo di Faenza-Modigliana, monsignor Michele Morandi, che ha concelebrato con molti sacerdoti e diaconi, a partire dal parroco don Andrea Bonazzi, e dai sacerdoti di due comunità ortodosse di Ravenna, padre Dan Vesea (romeni) e padre Alexei Bonciuc (moldavi). Nella prima panca, in rappresentanza di istituzioni e società civile, c’erano il prefetto di Ravenna, Raffaele Ricciardi, l’assessore comunale Barbara Monti, il tenente colonnello Francesco de Sanctis per i Carabinieri forestali, il presidente di Coldiretti, Nicola Dalmonte, Flavio Venturi per il Mcl e per le Acli, Walter Raspa.Il direttore della Pastorale sociale di Ravenna, Luciano Di Buò, ha introdotto il pomeriggio, facendo riferimento al tema del messaggio di papa Leone per la Giornata del Creato “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4): “La Giornata di oggi è un’occasione per noi di rendere grazie per il dono dell’acqua e chiedere perdono per non averla custodita come merita. I fiumi sono fonti di vita ma possono trasformarsi in una minaccia, com’è avvenuto con le alluvioni”. Il momento centrale della liturgia è stata proprio l’offerta da parte di rappresentanti delle cinque diocesi – per Cesena Antonella Pragliola e il marito – delle acque dei fiumi che attraversano la Romagna, Lamone, Reno, Savio, Santerno e Montone, la benedizione e l’aspersione dei tanti presenti.

“Abbiamo tutti il cuore a pezzi”

Poi si è partiti alla scoperta della figura di San Romualdo, accompagnati dalle parole di don Cicchi. “Romualdo è figlio di questa terra – ha detto -, ravennate figlio di istriani, ha vissuto tantissimi panorami nella sua vita: dalle montagne al mare, dal deserto alle valli. E li ha armonizzati con i suoi paesaggi interiori”. Un monaco, ha aggiunto il priore di Fonte Avellana, gli ha insegnato a pregare con i salmi, e lui ne ha fatto il punto di partenza della sua spiritualità: “La trasfigurazione – ha spiegato – era il suo chiodo fisso. Bisogna che tutto l’uomo si trasfiguri. Occorre unificare il cuore mentre oggi abbiamo tutti il cuore a pezzi”. E, per unificare il cuore, occorre unificare il desiderio”. Per annunciare il Vangelo (fino in Polonia) il santo, di cui l’anno prossimo ricorre il millenario della morte, “ha scelto la via spirituale della contemplazione: riconoscere i segni di Dio nel Creato”. È lì, nelle valli di Sant’Alberto, la penisola del Pereo, che nacque la sua idea di monachesimo che mette insieme isolamento e fraternità, l’eremo e il monastero. Con quel paesaggio negli occhi, forse, ha visto il Signore trasfigurato, contemplando la sua Creazione.
Contemplando Dio sull’argine del Reno

Un’esperienza che poi si è fatta cammino per tutti quelli che hanno voluto. Usciti dalla chiesa, dopo aver attraversato il paese dove protagoniste sono state le foto della mostra di Giampiero Corelli “Sant’Alberto, il paese dei poeti”, il parroco di Alfonsine, don Massimo Goni, ha guidato in una “passeggiata contemplativa”. “Un’esperienza di solitudine, anche un mezzo agli altri – ha spiegato – e di dialogo con Dio che ha tre momenti: quello del silenzio, dell’ascolto e della preghiera”. Con in mano il salmo 8, passato il traghetto sul Reno, il gruppo si è incamminato lungo l’argine del fiume. Da un lato le valli di Comacchio l’orizzonte che perdeva il confine tra acqua, cielo e terra, dall’altro il tramonto sul fiume. Le parole del salmo (“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?), facevano eco alla bellezza della natura e la preghiera era il riflesso di un’esperienza vissuta. Al termine della passeggiata la condivisione di alcune frasi e preghiere e poi il gruppo è arrivato all’azienda agricola Travasoni, in un’ansa valliva dove il pomeriggio si è concluso con gli ultimi interventi e una cena a base di prodotti ittici della zona.

Gli interventi all’azienda agricola Travasoni. Monsignor Ghizzoni: “Creato, un dono, un messaggio”
“Siamo tutti chiamati a riscoprire il creato – ha detto l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Ghizzoni – non come strumento da usare per i nostri scopi ma come sistema che dipende dal Creatore: è un dono, un messaggio, una realtà da imparare a leggere”. “L’acqua è vita, la nostra ricchezza – ha detto padre Dan Vesea in chiesa -. Non a caso Ravenna è stata capitale perché era circondata dall’acqua. Anche i nostri mosaici sono pieni di riferimenti all’acqua”. “Crediamo che questo territorio si custodisca proprio così – ha aggiunto l’assessore alle Aree naturali, Barbara Monti – condividendone la responsabilità tra comunità religiose, agricoltori, amministratori e cittadini. Sono luoghi che ti fanno capire tutto, basta guardarli”. “Il nostro mestiere vive sulla custodia del Creato – ha aggiunto il presidente provinciale di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte –. Quello che cerchiamo di fare come agricoltori è costruire comunità. Con noi lavorano persone di tanti paesi senza i quali non potremmo fare quello che facciamo. Cerchiamo con loro di fare interazione”. Mentre Walter Raspa per le Acli ha richiamato il messaggio di papa Leone, Flavio Venturi, che oltre ad essere il direttore della Pastorale sociale di Faenza rappresentava il Mcl, ha aggiunto alla riflessione il tema delle aree interne e dell’abitare. Infine Giampiero Corelli ha concluso raccontando com’è nato il progetto della sua mostra e il lavoro insieme alla Diocesi per organizzare la Giornata del Creato”.