Giubileo giovani, Leone XIV a Tor Vergata: “L’amicizia può veramente cambiare il mondo”

Prevost alla veglia: "Matrimonio, ordine sacro e consacrazione religiosa sono scelte che danno senso alla vita”. Poi un lungo momento di adorazione eucaristica in ginocchio

(Foto AFP/SIR)

Tre domande, il Vangelo dei discepoli di Emmaus e un lungo momento di silenzio in ginocchio per l’Adorazione eucaristica. Sono stati i momenti principali della Veglia per il Giubileo dei giovani con Leone XIV, questa sera a Tor Vergata.

La prima domanda

“Come possiamo trovare un’amicizia sincera e un amore genuino che ci portino alla vera speranza? Come può la fede aiutarci a costruire il nostro futuro?”. È la prima domanda formulata da una giovane spagnolo e rivolta al Papa. “Siamo figli del nostro tempo”, ha detto la prima ragazza chiamata a salire sul palco, tra le centinaia di migliaia che affollano la grande cavea dominata dalla Vela di Calatrava: “Viviamo in una cultura che ci appartiene e che, senza accorgercene, ci sta modellando; è segnata dalla tecnologia, specialmente nel campo dei social media. Frequentemente ci illudiamo di avere molti amici e di creare relazioni strette, mentre sempre più spesso sperimentiamo diverse forme di solitudine. Siamo vicini e connessi con tante persone e, tuttavia, non sono relazioni vere e durature, ma effimere e comunemente illusorie”.

(Foto: AFP/SIR)

“Quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento”

“Tra le molte connessioni culturali che caratterizzano la nostra vita, internet e i media sono diventati una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza”, ha detto il Papa in spagnolo. “Questi strumenti risultano però ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze”, il monito di Leone XIV, sulla scorta di papa Francesco, che ricordava che talvolta i “meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo o dagli algoritmi”. “Allora le nostre relazioni diventano confuse, sospese o instabili”, il grido d’allarme di papa Leone, secondo il quale, “quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta”. “Le relazioni con altre persone sono indispensabili per ciascuno di noi, a cominciare dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno”, ha esordito il Pontefice: “La nostra vita inizia grazie a un legame ed è attraverso legami che noi cresciamo. In questo processo, la cultura svolge un ruolo fondamentale: è il codice col quale interpretiamo noi stessi e il mondo. Come un vocabolario, ogni cultura contiene sia parole nobili sia parole volgari, sia valori sia errori, che bisogna imparare a riconoscere”. “Cercando con passione la verità, noi non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso scelte di vita”, l’itinerario suggerito alle nuove generazioni: “La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, stacca questi aspetti, generando confusione ed equivoco”.

“Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo”

“Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona”, ha garantito il Papa. “Ogni persona desidera naturalmente questa vita buona, come i polmoni tendono all’aria, ma quanto è difficile trovarla!”, ha esclamato Leone XIV: “Secoli fa, sant’Agostino ha colto il profondo desiderio del nostro cuore anche senza conoscere lo sviluppo tecnologico di oggi. Anche lui è passato attraverso una giovinezza burrascosa: non si è però accontentato, non ha messo a tacere il grido del suo cuore. Cercava la verità che non illude, la bellezza che non passa”. “Come l’ha trovata? Come ha trovato un’amicizia sincera, un amore capace di dare speranza?”, si è chiesto Leone XIV: “Incontrando chi già lo stava cercando: Gesù Cristo. Come ha costruito il suo futuro? Seguendo Lui, suo amico da sempre”. Poi la citazione di uno dei discorsi del vescovo di Ippona: “Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo. È in Lui solo che essa può essere felice ed eterna”; “ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio”.  “L’amicizia con Cristo, che sta alla base delle fede, non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare”, ha affermato Papa Leone citando il beato Pier Giorgio Frassati: “Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare”. “Quando le nostre relazioni riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere”, ha commentato il Pontefice.

(Foto ANSA/SIR)

“L’amicizia è una strada per la pace”

“Vogliatevi bene tra di voi”, ha detto il Papa, a braccio, in conclusione alla prima risposta. Leone XIV ha esortato l’immensa platea di giovani presenti e provenienti da tutto il mondo, sempre a braccio, a “volersi bene in Cristo”. “L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada per la pace”, ha assicurato il Pontefice.

La seconda domanda

“Dove troviamo il coraggio per scegliere? Come possiamo essere coraggiosi e vivere l’avventura della libertà vera, compiendo scelte radicali e cariche di significato?”. È la seconda domanda rivolta al Papa, in italiano, da Gaia, 19 anni. “I nostri anni sono segnati dalle decisioni importanti che siamo chiamati a prendere per orientare la nostra vita futura”, ha detto a Leone XIV la giovane: “Tuttavia, per il clima di incertezza che ci circonda siamo tentati di rimandare e la paura per un futuro sconosciuto ci paralizza. Sappiamo che scegliere equivale a rinunciare a qualcosa e questo ci blocca, nonostante tutto percepiamo che la speranza indica obiettivi raggiungibili anche se segnati dalla precarietà del momento presente”.

(La domanda di Gaia, dalla diretta Vatican Media)

“L’amore di Dio ci precede”

“La scelta è un atto umano fondamentale. Non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere Qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere?”. Lo ha spiegato il Papa, rispondendo a Gaia. “A scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che siamo stati scelti”, ha detto Leone XIV: “Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti”. “Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere”, il suggerimento del Papa, secondo il quale “per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio. Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. È Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Egli è l’Amore di Dio fatto uomo”. Poi la citazione delle parole pronunciate 25 anni fa da san Giovanni Paolo II nello stesso luogo: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare”.

“Il dono di sé rende davvero felici”

Per questo “il matrimonio, l’ordine sacro e la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male”. Leone XIV ha definito il matrimonio, l’ordine sacro e la consacrazione religiosa “scelte radicali e piene di significato”, dove “la paura lascia spazio alla speranza, perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia”: “Riconosciamo la sua fedeltà nelle parole di chi ama davvero, perché è stato davvero amato. ‘Tu sei la mia vita, Signore’: è ciò che un sacerdote e una consacrata pronunciano pieni di gioia e di libertà. ‘Accolgo te come mia sposa e come mio sposo’: è la frase che trasforma l’amore dell’uomo e della donna in segno efficace dell’amore di Dio”.

(La spianata di Tor Vergata, foto: PG Marini dalla diretta tv)

La preghiera per due ragazze morte mentre venivano a Roma per il Giubileo e per un ragazzo ricoverato

In coda alla seconda risposta, Leone XIV ha chiesto a braccio di pregare per “due ragazze, Maria, 20 anni, spagnola, e Pascale, egiziana”. “Entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei giovani e la morte le ha colte in questi giorni”, ha detto il Pontefice: “Preghiamo insieme per loro, per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace e nella gioia del suo regno. E chiedo le vostre preghiere per Ignazio Gonzales, ricoverato all’Ospedale Bambino Gesù”, l’altra richiesta fuori testo del Papa alla platea dei giovani: “Preghiamo per lui e per la sua salute”.

(Dalla diretta Vatican Media)

La terza domanda

“Come possiamo veramente incontrare il Signore Risorto nelle nostre vite e essere sicuri della sua presenza anche in mezzo alle prove e alle incertezze?”. È la terza e ultima domanda dei giovani al Papa, posta da un trentenne statunitense. “Siamo attratti dalla vita interiore anche se a prima vista siamo giudicati come una generazione superficiale e sconsiderata”, il ritratto fornito dal giovane americano: “Profondamente dentro di noi, ci sentiamo attratti dal bello e dal buono come fonti di verità. Il valore del silenzio, come in questa veglia, ci affascina, anche se a volte suscita paura a causa di un senso di vuoto”.

“Gesù, Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco”

“L’amico che sempre accompagna la nostra coscienza è Gesù”, ha risposto il papa in inglese. “Volete incontrare veramente il Signore Risorto?”, ha chiesto Leone XIV: “Ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza! Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Adorate l’Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco”. “Ad ogni passo, mentre cerchiamo il bene, chiediamogli: resta con noi, Signore!”, il consiglio del Papa: “Resta con noi, perché senza di Te non possiamo fare quel bene che desideriamo. Tu vuoi il nostro bene; Tu sei il nostro bene. Chi Ti incontra, desidera che anche altri Ti incontrino, perché la tua parola è luce più chiara di ogni stella, che illumina anche la notte più nera”.

“Chi crede non è mai solo”

“Come amava ripetere papa Benedetto XVI, chi crede, non è mai solo. Perciò incontriamo veramente Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che il Signore stesso riunisce attorno a sé per farsi incontro, lungo la storia, a ogni uomo che sinceramente lo cerca”. Prevost ha poi esclamato: “Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza!”. “In quest’impegno costante”, Leone XIV ha affidato ai giovani come stella polare le parole di sant’Agostino nel celebre brano delle Confessioni: “L’uomo, una particella del tuo creato, o Dio, vuole lodarti. Sei Tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti”. Poi papa Leone ha consegnato ai giovani anche una sua preghiera personale: “Grazie, Gesù, per averci raggiunto: il mio desiderio è quello di rimanere tra i Tuoi amici, perché, abbracciando Te, possa diventare compagno di cammino per chiunque mi incontrerà. Fa’, o Signore, che chi mi incontra, possa incontrare Te, pur attraverso i miei limiti, pur attraverso le mie fragilità”. “Attraverso queste parole, il nostro dialogo continuerà ogni volta che guarderemo al Crocifisso: in Lui si incontreranno i nostri cuori”, ha garantito il Pontefice: “Perseverate dunque nella fede con gioia e coraggio. Grazie!”.

(Foto Calvarese/SIR)
(Foto Calvarese/SIR)

“Mi raccomando: riposatevi un po’”

Terminate le risposte, il canto dell’Alleluia ha preceduta la lettura del Vangelo di Luca con il brano dei discepoli di Emmaus (“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno volge ormai al tramonto”). Poi al canto Anima Christi del maestro Marco Frisina, si sono abbassate le luci sul palco ed è iniziata l’Adorazione eucaristica con lo stesso ostensorio proveniente dalla Cappella dell’Adorazione perpetua della parrocchia sant’Antonio Abate a Torino, dinanzi al quale pregarono il futuro santo Pier Giorgio Frassati e, prima di lui, san Giovanni Bosco. A lungo il Papa è stato in ginocchio e in silenzio davanti al Santissimo Sacramento e con lui le centinaia di migliaia di giovani. Poi la benedizione eucaristica, il canto del Magnificat intonato da “Il Volo” insieme al Coro della diocesi di Roma, diretto da Frisina. “Vorrei ringraziare il Coro, la musica. Grazie per accompagnarci”, ha detto alla fine Leone XIV.
“Grazie a tutti voi”, ha proseguito il Papa, acclamato con cori dai giovani. Il Pontefice, con il sorriso ha infine affermato: “Mi raccomando: riposatevi un po’, l’appuntamento è domani mattina qui per la Santa Messa. Auguri a tutti. Buona notte”.

(Il saluto finale, dalla diretta Vatican Media)

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