A Ruffio in ricordo della strage di 82 anni fa

Il commento del sindaco Lattuca: "Riaffermare il valore della memoria"

Da sinistra: il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli e il sindaco di Cesena Enzo Lattuca, questa mattina al Ponte di Ruffio
Da sinistra: il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli e il sindaco di Cesena Enzo Lattuca, questa mattina al Ponte di Ruffio

Questa mattina si è svolta una sobria cerimonia

L’omaggio al Ponte di Ruffio

Il 18 agosto ricorre l’anniversario dell’eccidio fascista di Ponte Ruffio di Cesena dove, nel 1944, vennero fucilati: Arnaldo Gaza, Tullio ‘Romano’ Giorgetti, Rino Liverani, Dino Ricci, Giuseppe Poggiali, Angelo Prodi, Akim ‘Isacco’ Sascia (commerciante bolognese, ebreo, allontanatosi dalla città durante le persecuzioni razziali) e Guglielmo Zanuccoli. Per mantenere viva la memoria di quella strage e di tramandarne il ricordo storico, questa mattina, i sindaci di Cesena Enzo Lattuca e di Cesenatico Matteo Gozzoli, accompagnati dai gonfaloni delle due città, nel corso di una cerimonia partecipata anche da cittadini e dalle associazioni d’arma e combattentistiche, hanno reso omaggio ai martiri di Ponte Ruffio.

La triste vicenda

Nell’agosto di 82 anni fa, alcuni marinai in servizio al semaforo marittimo militare di Cesenatico decisero di disertare per unirsi ai partigiani dell’ottava brigata Garibaldi. Il gruppo, composto dal maresciallo Giuseppe Poggiali e dai giovani Gino Gusella, Rino Liverani, Angelo Prodi, Tullio Giorgetti, Guglielmo Zanuccoli e Sauro Casali (a questi si aggiunsero più tardi Dino Ricci, Arnaldo Gaza e Isacco “Sascia” Akim), la sera del 18 agosto 1944 si trovava a Ponte Ruffio nella casa colonica della famiglia Pieri. Qui, a seguito di una soffiata di uno dei partigiani catturato dai fascisti, venti o trenta brigatisti neri di Cesena (secondo alcune fonti unitamente ad alcuni tedeschi) raggiunsero i marinai e gli altri che si erano uniti a loro, li fecero prigionieri e li portarono al centro del ponte di Ruffio. Una volta arrivati a destinazione li fucilarono. A salvarsi furono Sauro Casali che all’arrivo dei fascisti si trovava fuori dalla casa e per questa ragione riuscì a scappare, e Gino Gusella che fingendosi morto riuscì a ingannare i suoi aguzzini e a fuggire alla volta di Cesenatico.

Una stele di marmo per ricordare

Sul luogo della strage nel dopoguerra è stata eretta una stele di marmo a ricordo dei Martiri del Ponte di Ruffio, ed è qui che i sindaci Lattuca e Gozzoli, insieme ad una rappresentanza di Anpi e ad alcuni altri rappresentanti delle istituzioni, hanno deposto due corone a nome delle due città unite.

Il commento del sindaco Lattuca: il valore della memoria

“Ricordare la strage di Ponte Ruffio – commenta il Sindaco Enzo Lattuca – significa tornare a uno dei momenti più drammatici della storia della nostra terra e, allo stesso tempo, riaffermare il valore della memoria. Otto uomini furono uccisi dalla violenza fascista, uomini arrivati da territori diversi della Romagna e dell’Emilia, le cui vite e le cui famiglie furono spezzate da una tragedia che ancora oggi ci interroga. Tra loro c’era anche un ragazzo di appena 18 anni. Ricordarli oggi significa restituire un volto e una storia alle vittime, tramandare il loro ricordo alle giovani generazioni, ma anche riconoscere il dolore che colpì le loro famiglie e le comunità da cui provenivano. La memoria di Ponte Ruffio ci ricorda quanto sia stato difficile e doloroso il cammino verso la libertà e la democrazia. Custodire questa memoria significa difendere i valori democratici che da quella stagione di lotte e sacrifici abbiamo ereditato”.