Dall'Italia
Addio a Sandro Mazzola, colonna dell’Inter di Helenio Herrera
Giocatore dal 1960 al 1977, è stato anche opinionista televisivo. Nel 1974 segnò un gol al Cesena. Suo babbo Valentino morì nella tragedia di Superga
La notte scorsa è morto a Milano, a 83 anni e a causa di una lunga malattia, uno dei più grandi giocatori del calcio italiano e internazionale: Alessandro Mazzola, soprannominato “Sandro”.
A Cesena venne ospite dei “Dialoghi per la città” promossi dalla Diocesi. Al link, la notizia pubblicata questa mattina.
Inter e solo Inter
Nato a Torino l’8 novembre 1942, è stato il figlio di Valentino Mazzola, capitano del “Grande Torino”. La sua carriera è stata segnata dalla militanza in un solo club, l’Inter.
Il suo esordio in serie A, a 17 anni, è avvenuto in Juventus-Inter 9-1 del 10 giugno 1961. Questo è stato un match particolare. Il 16 aprile di quell’anno, durante il derby d’Italia, c’era stata un’invasione di campo da parte dei tifosi e così venne assegnata la vittoria a tavolino ai nerazzurri per 2-0. La Caf, su segnalazione della Figc, aveva ordinato la ripetizione della partita. Siccome sia la Juventus che la Figc avevano come presidente Umberto Agnelli, l’allora presidente interista Angelo Moratti aveva deciso, per protesta, di mandare in campo la formazione “De Martino” (una formazione giovanile). Tra i giovani che erano scesi in campo per l’Inter c’era Mazzola. Proprio durante il match ha segnato il suo primo gol in serie A, su calcio di rigore al 78′. Da quel momento è partita una carriera durata dal 1960 al 1977 (con indosso la fascia di capitano nelle ultime sette stagioni) e caratterizzata da 570 partite, 162 reti e otto trofei: quattro scudetti (1963, 1965, 1966 e 1971), due Coppe dei Campioni (1964 e 1965) e due Coppe Intercontinentali (1964 e 1965).
È stato una delle colonne portanti della “Grande Inter”, allenata da Helenio Herrera e presieduta da Angelo Moratti. Tra i 162 gol segnati in tutte le competizioni, spiccano i due siglati nella finale di Coppa dei Campioni Inter-Real Madrid 3-1 del 27 maggio 1964 e i tre messi a segno in due edizioni della Coppa Intercontinentale: uno in Inter-Independiente 2-0 del 23 settembre 1964 e una doppietta in Inter-Independiente 3-0 dell’8 settembre 1965.
Suo il gol più veloce della storia del derby di Milano
Ha vinto la classifica cannonieri della Coppa dei Campioni nel 1964 con sette marcature (ex aequo con Vladica Kovačević del Partizan Belgrado e Ferenc Puskás del Real Madrid) e della serie A nel 1965 con 17 gol (ex aequo con Alberto Orlando della Fiorentina). Aggiudicandosi il titolo di capocannoniere della “Coppa dalle grandi orecchie”, Mazzola è uno dei tre calciatori italiani ad essere riuscito nell’impresa, insieme a Franco Cucinotta dello Zurigo nel 1977 (ex aequo con Gerd Müller) e a Alessandro Del Piero della Juventus nel 1998. In più ha messo a segno il gol più veloce nella storia del derby di Milano, segnato dopo 13 secondi in Inter-Milan 1-1 del 24 febbraio 1963.
Ha segnato un gol anche al Cesena di Eugenio Bersellini, al 70′ in Cesena-Inter 0-1 del 27 gennaio 1974.
La sua ultima partita della carriera è stata la finale di Coppa Italia Milan-Inter 2-0 del 3 luglio 1977.
In Nazionale dal 1963 al 1974
Con la Nazionale italiana ha giocato dal 1963 al 1974, con 70 match, 22 marcature, un Europeo vinto nel 1968, una finale dei Mondiali nel 1970 e le leggendaria “staffetta” con Gianni Rivera.
E dopo il calcio giocato…
Appesi gli scarpini al chiodo, è stato consigliere delegato dell’Inter, consigliere delegato del Genoa, direttore sportivo e responsabile di mercato nell’Inter di Massimo Moratti, dirigente del Torino e opinionista televisivo.
Concludiamo con un aneddoto, che vuole dimostrare come Sandro Mazzola, nella sua carriera, si sia sempre fatto guidare dal ricordo del padre Valentino, morto a Superga assieme ai suoi leggendari compagni di squadra. Durante la presidenza interista di Ivanoe Fraizzoli, Mazzola voleva andare via dall’Inter per accasarsi alla Juventus. Quando Mazzola ha rivelato l’intenzione alla madre, lei gli aveva detto che, se fosse andato alla Juventus, suo padre si sarebbe rivoltato nella tomba.