Cesena
Cesena. Alaska trasporti festeggia i 40, una storia di donne al timone
Il prossimo 3 aprile l'anniversario tondo, "una sfida vinta"
Fondata nel 1986, l’azienda cesenate si occupa di trasporti, settore maschile per eccellenza. La fondatrice Cristina Rossi: “Oggi possiamo dire di aver vinto la sfida, ancora poche donne alla guida dei camion”
Compro casa? No, compro un camion
Di solito l’acquisto della vita riguarda una casa o un appartamento. Per Cristina Rossi no, lei ha comprato un camion. Possedere quell’automezzo è stato, a suo tempo, un requisito indispensabile per realizzare un sogno professionale che poi si è concretizzato in Alaska Trasporti, azienda cesenate nata nel 1986 che il prossimo 3 aprile festeggia il quarantennale.
Quarant’anni, a brindare sono donne
A brindare saranno soprattutto donne, quelle che l’hanno fondata, cresciuta e sviluppata fino ad oggi, una squadra di meno di una decina di persone di cui da soli due anni fa parte anche un dipendente uomo, perfettamente inserito, l’unico anche se il settore d’impresa è decisamente maschile.
Alaska Trasporti sposta merci, prevalentemente alimentari e deperibili ma non solo, tra nord e sud Europa. “Ho cominciato lavorando in agenzia viaggi – racconta la fondatrice –. Ho viaggiato molto da ragazzina, ero affascinata dall’italianità all’estero. La cosa che mi piaceva di più era visitare i supermercati, i mercati generali e i mercati ortofrutticoli e ammirare le cassettine impilate della frutta che proveniva, allora, in gran parte dal cesenate, e i prodotti italiani in genere esposti sui bancali. Soprattutto amavo il movimento”.
Poi è arrivata l’intuizione: spostare merci anziché persone”. La prima esperienza di lavoro arrivò casualmente, con l’impiego in un’azienda di logistica a Cesena. “Devo dire la verità, mi divertivo – ricorda la manager -. Organizzare viaggi e consegne, andare a cercare i clienti all’estero. Mi piaceva, tanto che nel giro di quattro anni con la collega, poi diventata socia e tuttora con me in azienda, decidemmo di provare in autonomia”.
La manager in pausa caffè (Foto Sandra&Urbano fotografi)

La battaglia contro i pregiudizi
“Le normative allora erano molto stringenti. Per lavorare – racconta ancora Rossi – era necessario iscriversi all’Albo degli spedizionieri. I requisiti per svolgere la professione di spedizioniere c’erano, la capacità professionale e quella finanziaria pure. Ma per ben due volte siamo state respinte”.
Alla fine la richiesta di iscrizione, la terza, fu accettata “a furia di insistere, pur essendo le condizioni di partenza sempre le stesse. C’era una certa diffidenza – riflette la donna -. Pur non potendo dirci femministe – riflette – avevamo capito che il problema era proprio quello di essere due giovani donne che volevano entrare in un mondo di maschi. La cosa proseguì anche ad attività iniziata, quando il nostro primo ufficio, che si trovava vicino al vecchio mercato ortofrutticolo a Cesena, veniva guardato con diffidenza. È stata veramente dura combattere questo tipo di pregiudizi che emergevano anche quando, occupandomi io del marketing e dell’acquisizione dei clienti, prendevo appuntamento per visitare le varie aziende in Italia e quando mi presentavo non venivo ricevuta. In Olanda e Belgio, tuttora i nostri mercati di riferimento, era molto più facile farsi ascoltare, c’era apertura. I tempi oggi sono cambiati ma, per esempio, al volante dei camion vediamo ancora poche donne”.
Sul piano organizzativo l’essere un’azienda al femminile ha comportato una fatica in più per conciliare la vita privata con un tipo lavoro che, prima dell’avvento dei telefonini, richiedeva una presenza importante in ufficio e la reperibilità. “Ma l’essere donne non ci ha ostacolato, neppure quando avevamo i figli piccoli. Ci siamo attrezzate. Oggi posso dire che la sfida è stata vinta”.
Ogni anno 60 mila bancali di merci che viaggiano in Europa
Alaska traporti movimenta circa 60mila bancali di merci all’anno verso Olanda, Belgio, Francia e Germania, qualcosa – poco – in Inghilterra, ed è in grado di garantire alla propria rete di vettori lavoro 24 ore al giorno, sette giorni su sette, una rete di una sessantina di traportatori abituali oltre agli extra, e una rubrica di 10 mila contatti. Si tratta di competere con aziende italiane che possiedono flotte anche di mille mezzi, comunque un “niente” rispetto agli operatori emergenti di Lituania, Lettonia, Bulgaria, Romania, sovvenzionati dai loro Stati, con flotte di 10mila camion.
“La nostra forza è ed è stata il groupage – dice Rossi –. Garantiamo il servizio e consegna a mercati e supermercati in 36/48 ore anche del singolo bancale”. Una forza nata non dal caso, ma il risultato di un lavoro certosino di ricerca, di anni di determinazione e passione che ancora non sono venuti meno.
L’Italia si deve preparare meglio
Il lavoro è cambiato. “Negli ultimi anni ci siamo dedicati soprattutto al trasporto dei prodotti alimentari italiani di eccellenza, quelli più ricercati all’estero – dettaglia Rossi -. Salami, prosciutti, formaggi, caffè. Anche ortofrutta, ma in questo settore l’Italia ha perso terreno, a favore di aree emergenti come la Spagna e il Nord Africa che ci hanno portato via importanti fette di mercato. L’Italia era la patria delle fragole. Oggi da qui per il mercato estero non parte una fragola. E siamo troppo cari e complicati nella gestione della burocrazia, degli imballaggi”.
“Per tornare competitivi – dice la Rossi – servono infrastrutture, competenza, formazione, serve personale preparato a livello di dirigenza, che sappia utilizzare l’intelligenza artificiale e conosca i mercati. Serve valorizzare il prodotto italiano”.
La guerra? Unica speranza che si risolva presto
Oggi c’è anche la guerra in Medio Oriente. “Stiamo già sentendo gli effetti. C’è difficoltà nel fare arrivare le merci al porto di Rotterdam. Le consegne dei container ritardano e le merci non arrivano. I prezzi sono lievitati – analizza Rossi -. I trasportatori ci chiedono aumenti per carburante del 5 e talvolta del 10 per cento. L’aumento del costo del trasporto incide sul costo del prodotto e questo poi influisce sulle trattative, sulle vendite e sui volumi dei consumi. E per fortuna che stiamo attingendo a scorte di gasolio acquistato sei mesi fa… E poi c’è la paura. Molti rinunciano a spendere, per timore di sprecare soldi. Si sta attenti a non acquistare prodotti di nicchia o che costano cari… L’unica speranza è che la situazione si risolva presto”.
L’intervista a Cristina Rossi nel suo ufficio (foto Sandra&Urbano fotografi)
