Cesena. Il Coordinamento nazionale docenti dei Diritti umani difende l’autonomia della scuola dopo i fatti del Liceo Monti

L'appello dei docenti al dialogo e al rispetto dei docenti

Il professore Romano Pesavento

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani, Cnddu, segue con attenzione la vicenda che ha interessato il liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, originata dall’esposizione, da parte di alcuni studenti, di uno striscione recante la scritta “L’Italia agli italiani” durante una manifestazione pubblica e dalla successiva valutazione disciplinare adottata dall’istituzione scolastica nell’ambito delle proprie prerogative educative.

I fatti

Con un comunicato stampa, il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani, Cnddu, fa sapere che segue con attenzione la vicenda che ha interessato il liceo “Vincenzo Monti” di Cesena nei giorni scorsi quando alcuni studenti hanno esposto dalle finestre della scuola uno striscione con la scritta “L’Italia agli italiani”. L’episodio ha dato origine a un intenso dibattito pubblico e a una significativa esposizione mediatica che, secondo quanto denunciato da numerosi docenti di altri istituti scolastici del territorio, avrebbe assunto toni tali da trasformarsi in una forma di pressione nei confronti dei docenti e dell’intera comunità educante del Liceo Monti.

La mozione di solidarietà sottoscritta da 166 docenti e componenti del personale Ata del liceo linguistico “Ilaria Alpi”, dell’istituto professionale “Versari-Macrelli” e dell’istituto tecnico economico “Renato Serra”, cui si è aggiunta quella dei docenti del liceo “Enzo Ferrari” di Cesenatico, richiama l’attenzione sulla questione dell’autonomia della scuola, si legge nel comunicato firmato dal professore Romano Pesavento, presidente del Cnddu.

Difendere l’autonomia della scuola

“La scuola della Repubblica non è un luogo destinato a certificare appartenenze ideologiche, né può essere ridotta a spazio di contrapposizione tra visioni del mondo inconciliabili – si legge nel comunicato stampa -. Essa rappresenta, piuttosto, il contesto istituzionale nel quale le differenze vengono ricondotte entro il perimetro del dialogo, della responsabilità e del rispetto reciproco. La sua funzione educativa consiste nel trasformare la complessità sociale in occasione di apprendimento, accompagnando gli studenti nella costruzione di una cittadinanza consapevole, capace di distinguere tra libertà di manifestazione del pensiero e responsabilità derivante dall’esercizio di tale libertà”.

“Ogni società democratica è chiamata a confrontarsi con opinioni, simboli e linguaggi che possono suscitare consenso o dissenso. La risposta delle istituzioni educative non può tuttavia essere guidata dalla logica della polarizzazione o dell’emotività collettiva, bensì dalla forza dei principi costituzionali e dalla capacità pedagogica di trasformare ogni evento in un’opportunità di riflessione critica. Educare non significa sottrarre i giovani al confronto con la realtà, ma fornire loro gli strumenti culturali, etici e giuridici per interpretarla, comprenderla e valutarla autonomamente” continua la nota stampa.

Il quadro della Legge

“Preoccupa, pertanto, la crescente tendenza a trasferire il conflitto educativo nello spazio della spettacolarizzazione mediatica, dove il tempo della riflessione viene sostituito dall’immediatezza del giudizio e la complessità delle dinamiche scolastiche viene inevitabilmente compressa entro narrazioni semplificate – si legge ancora nel documento firmato dal Coordinamento, che richiama l’articolo 33 della Costituzione “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”; gli articoli 2, 3, 21 e 34 della Costituzione che pongono al centro la dignità della persona, l’uguaglianza sostanziale, la libertà di espressione e il diritto all’istruzione quale fondamento della partecipazione democratica; il tema dell’autonomia scolastica, riconosciuta dalla Legge n. 59 del 1997 e disciplinata dal DPR n. 275 del 1999, quale strumento essenziale per le decisioni educative attribuite agli organi collegiali. Il comunicato stampa richiama allo stesso modo, la Legge n. 92 del 2019 sull’insegnamento dell’Educazione civica, rafforzata dalla Legge n. 150 del 2024 sulla cultura della legalità, della Costituzione, dei diritti umani e della partecipazione responsabile alla vita democratica.

Il comunicato delinea poi il quadro internazionale citando la Raccomandazione CM/Rec(2010)7 del Consiglio d’Europa sull’Educazione alla cittadinanza democratica e ai diritti umani che definisce imprescindibili la libertà professionale degli insegnanti e l’autonomia delle istituzioni scolastiche, e la Raccomandazione Unesco del 2023 sull’educazione alla pace, ai diritti umani e allo sviluppo sostenibile.

La solidarietà del Cnndu

“La ricerca pedagogica contemporanea – sottolinea infine il comunicato – evidenzia che quando il docente viene esposto a campagne di delegittimazione pubblica o percepisce di operare sotto la costante pressione del giudizio esterno, si indebolisce l’intera comunità educante e si trasmette agli studenti un modello di gestione del conflitto fondato sulla contrapposizione anziché sull’argomentazione, sulla stigmatizzazione anziché sul confronto. Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani ritiene indispensabile – conclude la nota – riaffermare il valore costituzionale della scuola, esprimere solidarietà ai docenti e alle istituzioni scolastiche che difendono uno dei pilastri dello Stato democratico: il diritto delle nuove generazioni a ricevere un’educazione libera, pluralista e fondata sul rispetto della dignità umana”.