Fiducia e diffidenza. Negli individui e nella società “Qualcosa si è rotto”

La lectio di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista di fama internazionale, ha aperto la seconda edizione di Agorà Festival

Vittorio Lingiardi sul palco del teatro Bonci (foto FS)

“La saggezza popolare del ‘fidarsi è bene, non fidarsi è meglio’ oggi è un problema politico. Quando il ‘non fidarsi è meglio’, da saggia cautela, diventa lo stato dominante della mente, qualcosa si è rotto, nella psiche individuale e collettiva”. Parola di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista di fama internazionale, che ha aperto la seconda edizione di Agorà Festival con una lectio sulla fiducia, sentimento che nella psiche collettiva è sempre più a rischio.

La sfiducia può diventare patologica

In molti casi non fidarsi è una scelta adattiva. “Il bambino che impara a diffidare di un genitore imprevedibile o irresponsabile non sbaglia: si protegge. Una protezione necessaria, pagata a caro prezzo: la sfiducia come strategia difensiva metterà radici nella personalità e diventerà il suo modo di stare al mondo. Un modo paranoide, se la sfiducia è il nucleo strutturante; narcisistico, se è l’abito della svalutazione; borderline, se oscilla fra troppa e troppo poca; schizoide, se l’altro, da pericoloso, è trasformato in irrilevante; antisociale, se l’altro non è mai risorsa ma solo strumento”, ha proseguito Lingiardi, che è anche saggista: è da poco è uscita la sua raccolta di poesie ‘Lezioni di nuoto’ e l’anno scorso è stato tra i finalisti del Premio Strega Saggistica con ‘Corpo Umano’ (entrambi editi da Einaudi).

Un popolo di diffidenti

Da un sondaggio dell’Università di Urbino del 2025 emerge che sette italiani su dieci guardano l’altro con sospetto, pensando sia pronto ad approfittarsi della loro buona fede. Lingiardi analizza questo fenomeno attraverso il concetto di ‘fiducia epistemica’: la capacità di considerare l’altro come fonte attendibile di conoscenza, che occupa una posizione intermedia tra la ‘sfiducia epistemica’ in cui ogni informazione è sospetta e ogni esperto in malafede, e la ‘credulità’, in cui si crede a tutto pur di credere a qualcuno o qualcosa. Entrambe, sfiducia e credulità, ostacolano un apprendimento sociale adeguato.

“La trasmissione di conoscenza è una risorsa evolutiva: senza trasmissione della fiducia la nostra specie avrebbe dovuto ricominciare da zero – ha detto –. La ‘fiducia epistemica’ nasce dall’essere riconosciuti come persone e non solo come destinatari di informazioni. Ed è più facile imparare da qualcuno quando vuole anche comprenderci. Un aspetto, questo, particolarmente importante per insegnati e medici. La ‘fiducia epistemica’ ci chiede di non vivere sempre in guardia. Ed è qui che la psicologia incontra l’autorità, che non significa semplicemente possedere il potere di comandare, bensì è una combinazione di competenza, responsabilità, disponibilità a rispondere alle proprie parole”.

Sfiducia nella politica e nell’autorità

Oggi manca quello che nel 1939 lo psicoanalista Heinz Hartmann definì ‘ambiente medio prevedibile’. Sei ragazzi italiani su dieci non si riconoscono in nessun partito e solo il 22 per cento degli italiani immagina un Paese migliore tra dieci anni. E ancora, il 24 per cento dei ragazzi dichiara di preferire, in certe circostanze, forme di governo autoritarie e altri sondaggi ancora che descrivono giovani con sfiducia radicale nelle istituzioni.

E qui qui entra in ballo il ricorso da parte dei giovanissimi all’intelligenza artificiale per curare il disagio psichico. “Persone che faticano a fidarsi tra di loro, ma rivolgono la propria fiducia a una macchina che sembra comprenderli: sono i chatbot, pseudo alterità incorporea dell’intelligenza artificiale – sottolinea –. È l’illusione che dietro una voce attenta ci sia una mente capace di ascoltarci, capirci e aiutarci. Diverse ricerche affermano che un’alta percentuale di adolescenti le si rivolgono nei momenti di difficoltà. Ma quello che garantisce al bambino un sostegno è una modalità specifica che il genitore e il terapeuta incarnano nella relazione in un modo non ottimale ma sufficientemente buono, derivante da un ambiente propizio”.

La ‘fiducia epistemica’ ha molto a che fare con la salute dell’informazione. “Parole e immagini che catturano la nostra attenzione e poi si rivelano false. Lo smartphone è un dispositivo paradossale: mostra il mondo reale, lo mescola all’artificiale, rende indistinguibile il vero dal falso e costruisce una realtà vero-falsa ad alto ingaggio emotivo. Più l’algoritmo genera paura o indignazione, più ‘funziona”, afferma.

L’impatto sulla democrazia

Sull’asse fiducia-sfiducia si costruiscono sempre di più anche le scelte politiche: quando si smette di fidarsi della democrazia, il bisogno innato di fidarsi non sparisce, si consegna alle promesse securitarie. È il ‘masochismo collettivo’ che Lingiardi ha descritto nell’ultimo saggio ‘Farsi male’, edito sempre da Einaudi.

“Perché diamo fiducia a chi ci inganna o promette di proteggerci al prezzo della nostra libertà? – si chiede -. Ci sono momenti della storia in cui la ricerca di una leadership contiene momenti di oscurità, risposte facili e provvidenziali. Ma le recenti elezioni di Midterm in Usa hanno dimostrato che la democrazia non chiede di fidarsi ciecamente, bensì può avvenire il ripensamento di un’investitura. Il dubbio non è un nemico ma parte della conoscenza, fidarsi non significa rinunciare a verificare, riconoscere l’autorità non significa abolire il giudizio. La fiducia autentica nasce dalla trasparenza e dal senso della responsabilità e, in ambito familiare e scolastico, anche dall’esempio”. 

E dunque sempre porte aperte al confronto, tenendo aperta la piazza.