Inverno demografico, per un welfare che stia dalla parte della famiglia

A Palazzo Ghini si è parlato di denatalità: "Meno bambini facciamo, più ci mangiamo futuro". Le politiche in controtendenza del Comune di Castelnuovo del Garda

Il tavolo dei relatori

Se c’è un bambino che vi disturba al ristorante, ricordatevi che lui è quello che vi garantisce il futuro. Il monito, amichevole e suffragato dalle scienze demografiche, è arrivato martedì sera, 12 maggio, a conclusione dell’incontro “Gli ultimi italiani? Oltre l’inverno demografico: la sfida della natalità” svoltosi a Palazzo Ghini, su proposta dei referenti dell’associazione Family day a Cesena, in vista della manifestazione nazionale per la vita che si terrà il 13 giugno a Roma.

Colozzi e Blangiardo in dialogo

L’appuntamento, moderato da Ivo Colozzi, già professore ordinario di Sociologia all’Università di Bologna, si è aperto con il professor Gian Carlo Blangiardo, docente di Statistica e demografia all’Università Milano Bicocca, presidente dell’Istat dal 2019 al 2023 e dal 2024 sindaco di Meina (Novara). Rispondendo alla provocazione del professor Colozzi, che ha citato il rapporto Censis 2023 dove gli italiani venivano definiti “sonnambuli”, ovvero incapaci di vedere l’inverno demografico che avanza a grandi passi, Blangiardo ha mostrato l’evidenza dei numeri e delle curve statistiche.

Nonne, mamme, figlie

La popolazione italiana è diminuita nonostante i due milioni di stranieri presenti nel Paese. Spigolando qua e là tra le tante informazioni fornite dall’esperto alla folta assemblea presente, si coglie che che la popolazione italiana è diminuita nonostante i due milioni di stranieri presenti nel Paese. La struttura per età denota l’invecchiamento della popolazione italiana, la denatalità è evidente nel saldo naturale negativo, ci sono sempre meno nati, siamo arrivati ad avere quasi 300mila morti in più rispetto al totale dei nati. Sono cresciute numericamente le schede famiglie, ma si tratta in molti casi di nuclei di una o due persone. Se si analizza il dato “nonne, mamme, figlie”, salta all’occhio che le nonne di oggi (classe 1964) sono un milione e 35 mila, le mamme (classe 1993) scendono a 553 mila a e le figlie (2025) a 355 mila, con una distanza tra generazioni che da 29 anni sale a 32.

Record di denatalità

Nei primi due mesi del 2026 le nascite sono scese del due per cento rispetto alle nascite del 2025, che era già l’anno con il record del più basso tasso di natalità. Nel 93 per cento dei Comuni italiani si registra un saldo naturale negativo. Quelli con saldo naturale positivo sono 690 e sono tutti piccoli comuni. La tendenza caratterizza l’intero Paese, ed è diventato un fatto strutturale.

Sempre meno mamme

Manca la materia prima: non ci sono le mamme. La popolazione di donne in età fertile (15-49 anni) è di 11 milioni e 300 mila persone. Fra qualche decennio sarà di 8 milioni e qualcosa. Per pareggiare il conto, ogni donna dovrebbe avere più figli di quanto non accada oggi, ma la tendenza è inversa e ciò vale anche per la popolazione immigrata che si sta, legittimamente, adeguando allo stile di vita della popolazione autoctona.  Risultato? Nemmeno gli immigrati potranno scongiurare per noi il rischio estinzione.

Aiutare chi fa figli

I bambini sono un patrimonio di futuro e meno ne facciamo più ci “mangiamo” futuro.  Per tale ragione quando sentiamo un bambino frignare al ristorante, dovremmo comprendere che quello rappresenta per noi un serbatoio di futuro e ci pagherà la pensione. “Dovremmo considerare chi si sforza di fare uno o più figli come un benefattore per il Paese. Diamogli una mano”, ha detto Blangiardo. Come? Occupandoci di tre “C”: costo (i figli costano), cura (intesa come sistema di accudimento, quindi costruzione di asili e scuole), conciliazione (consentire ai genitori di conciliare lavoro e famiglia). 

Il tema degli aborti

Tra i calcoli futuribili che il professore ha proposto nella sua analisi, anche quello che tiene in conto la scomparsa dell’imprevedibilità della nascita, sia per l’avvento della legge 194 che delle tecniche di contraccezione. Per esempio, ha chiesto il professore alla demografia, le interruzioni volontarie di gravidanza (nel 1996 sono state 139mila) hanno condizionato l’andamento della popolazione? Di calcolo in calcolo emerge che in quell’anno sarebbero potute nascere più di 67mila bambine, potenziali mamme… e così via.

Il pubblico di Palazzo Ghini

Il caso Castelnuovo del Garda

Una risposta concreta alle evidenze delle statistiche è arrivata da Maurizio Bernardi, coordinatore del progetto di Castelnuovo del Garda per la natalità. Il Comune dal 2004 è guidato da una lista civica che una volta al governo ha “gestito le delibere di Giunta e di Consiglio con gli occhiali della famiglia”. Lo strumento di lavoro è stato il Piano integrato delle politiche familiari. Nulla a che fare con le tradizionali Politiche sociali, ha spiegato Bernardi, necessarie ma non sufficienti a superare la percezione, dominante negli ultimi vent’anni, della famiglia come un’entità superata e obsoleta. L’urbanistica ha sterzato verso le esigenze delle giovani coppie, rigettando le proposte che andavano nella direzione del turismo e della logistica con i grandi guadagni che potenzialmente Castelnuovo del Garda avrebbe potuto offrire. Dopo 13-14 anni i risultati sono arrivati, ha spiegato Bernardi snocciolando una ricetta fatta di centralità della persona, sussidiarietà, attenzione ai deboli, partecipazione di tutti ma proprio tutti alla vita della comunità (cavallo di battaglia) e fiducia nel futuro. Oltre che un modello di welfare generativo e non risarcitorio, ha sottolineato. Dettaglio non secondario, la sostituzione del parametro Isee con il Fattore famiglia. “Una possibilità – ha rivelato Bernardi – prevista dalla legge stessa che prevede l’utilizzo di altri parametri e che in Italia è applicato da una trentina di Comuni. Ce lo siamo inventati in seno all’Associazioni famiglie e al Forum nazionale delle Associazioni famiglie, un sistema più equo e più efficace che una volta applicato supera l’ostacolo dell’avvicendamento delle Amministrazioni e diventa una misura strutturale”. Per i prossimi anni Castelnuovo del Garda punta a coinvolgere imprese e privati nella predisposizione di mutui e affitti agevolati per giovani coppie e investimenti in cultura e sport. “Negli ultimi 25 anni la famiglia è stata un problema culturale – ha concluso Bernardi -. Il prossimo anno il Comune di Lazise che confina con il nostro non potrà aprire la prima elementare per mancanza di bambini.  Che si fa? Diventiamo tutti turisti?”.

Le misure del Governo

Ha concluso la serata Matteo Orlandini, alle spalle un dottorato di ricerca su politiche family friendly, da qualche anno consulente della presidenza del Consiglio in materia di politiche familiari. L’esperto ha illustrato la complessità del problema del crollo delle nascite, per il quale “non esiste una sola causa e una sola soluzione ma un insieme di fattori da tenere insieme”. Il sociologo ha quindi illustrato le politiche messe in atto dal Governo tra Isee, bonus nidi, assegno unico, congedi parentali, certificazioni alle imprese che sviluppano politiche di conciliazione, e investimenti sui centri famiglie e sui temi dell’autonomia giovanile e delle città amiche, pensate su misura per bambini e famiglie.