La vertigine del mare e la tentazione del muro. Massimo Recalcati incanta il Ravenna Festival

"Pensiamo al muro che ha permesso a Trump di arrivare la prima volta alla Casa Bianca, alla Brexit, al fili spinati di Orban, ai nostri porti chiusi": è la cifra del nostro tempo. Ma anche Israele nel deserto desidera tornare in Egitto. Le parole del noto psicanalista al Pala de Andrè

Foto Luca Concas - Ravenna Festival
Foto Luca Concas - Ravenna Festival

Alla vertigine del mare aperto in tanti preferiscono la nostalgia della terra, dell’identità, della protezione. È la cifra del nostro tempo, spiega lo psicanalista Massimo Recalcati, ospite, mercoledì primo luglio, del Ravenna Festival, dove ha aperto una serata poi proseguita con l’omaggio ad Astor Piazzolla dell’orchestra Cherubini, con Daniele di Bonaventura e Daniele di Gregorio.

Lo spettacolo di mercoledì primo luglio al Pala de Andrè

“Il mare aperto è sempre una vertigine”. Per questo sentiamo quella nostalgia di terra, di sicurezza, di protezione che a volte si trasforma nella “tentazione del muro”. È la cifra del nostro tempo, spiega Massimo Recalcati, psicanalista e saggista, tra i più noti in Italia, che è stato ospite, mercoledì primo luglio al Pala de Andrè, dei Ravenna Festival. “La tentazione del muro”: così ha voluto titolare il suo intervento, seguito da un Omaggio ad Astor Piazzolla (maestro di tango, il ballo a due per eccellenza) dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini che ha accompagnato Daniele di Bonaventura al bandoneon, arrangiamenti e direzione e Daniele Di Gregorio vibrafono e marimba.

Tra la libertà del mare e la sicurezza della terra

“L’uomo vive due grandi tensioni – spiega Recalcati – quella ‘marina’, la libertà del mare ogni uomo è a su modo navigatore -. E la nostalgia della terra, che induce a trasformare il confine in muro, alla ricerca di un rifugio. L’uomo ama la libertà ma ama di più la sicurezza e per questo ha sempre tracciato confini, proprietà, steccati, barriere”.

Trump, Brexit, e i nostri porti sicuri

È la cifra del nostro tempo, analizza lo psicanalista: “Pensiamo al muro che ha permesso a Trump di arrivare la prima volta alla Casa Bianca, alla Brexit, al fili spinati di Orban, ai nostri porti chiusi”.

Israele e la paura di perdersi nel deserto

Ma è anche una pulsione antica come il mondo“Anche il popolo di Israele, dopo la liberazione, chiede a Mosè di tornare in Egitto. Freud diceva che l’essere umano scambia la felicità con la sicurezza. C’è da perdersi nel deserto: troppo grande, come il mare”. Tanti gli psicanalisti che, su questa scia, hanno analizzato le dinamiche che hanno portato all’affermazione dei totalitarismi: “non è questione di passività delle masse – è la conclusione alla quale sono arrivati – ma di un vero e proprio desiderio di fascismo. Ecco perché gli uomini forti ottengono consenso. Nel deserto cerchiamo il bastone”. 

Quando il confine si trasforma in muro

Attenzione però, avverte Recalcati: il muro è non è il confine, ma la sua malattia. “Il confine è identità ma quando si ingessa e perde porosità diventa muro”. Come fare? Recalcati prende spunto da un libro, “L’intruso”, nel quale Jean Luc Nancy racconta la sua esperienza di trapiantato di cuore: “Il trapianto funziona solo se il corpo abbassa le sue difese per accogliere un organo estraneo, ma vitale. È un’operazione di ‘ospitalità’, accoglienza del diverso che ti fa vivere. Ridurre un po’ la propria identità per far posto ad altri. È quel che succede in una famiglia quando nasce un fratello”. Il passaggio delicatissimo e vitale dall’uno al due, dall’egocentrismo, all’altro. Come nel tango. Equilibri che cambiano di continuo. E creano bellezza. Come abbiamo poi capito dopo ascoltando la musica di Astor Piazzolla.