L’arcivescovo Caiazzo a Bulgarnò per l’inizio del mese di maggio: “Sotto la protezione di Maria, per contare di più nella società”

"Ci dobbiamo scambiare le ricchezze che abbiamo. In questo modo diventiamo tutti più ricchi. Spesso ci manca questo scambio di umanità", ha aggiunto il presule. Poi l'omaggio alla Madonna alla celletta votiva

Il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ieri sera a Bulgarnò, nell'azienda della famiglia Baiardi-Golinucci, per l'inizio del mese di maggio dedicato a Maria e festa dei lavoratori.
Il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ieri sera a Bulgarnò, nell'azienda della famiglia Baiardi-Golinucci, per l'inizio del mese di maggio dedicato a Maria e festa dei lavoratori.

Tanta gente ieri sera nell’azienda della famiglia Baiardi-Golinucci per la Messa di avvio del mese dedicato alla madre di Gesù. Ricordato san Giuseppe lavoratore. “Essere padre e madre a immagine di Dio”

L’inizio del mese dedicato a Maria e festa dei lavoratori

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. L’ha detto ieri sera a Bulgarnò il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, che ha presieduto la Messa per l’inizio del mese di maggio, giorno in cui la Chiesa ricorda san Giuseppe lavoratore. Il presule ha citato le parole di Gesù per dire che, anche se la celebrazione eucaristica si teneva in un’azienda agricola, la Chiesa era presente lo stesso, appunto perché riuniti nel nome di Cristo (foto qui sotto).

Ospiti della famiglia Baiardi-Golinucci, nell’azienda agricola

Monsignor Caiazzo ha ringraziato quanti hanno ospitato, in particolare la famiglia Baiardi-Golinucci, il parroco don Sauro Bagnoli, i sacerdoti presenti, il diacono, la comandante della stazione dei Carabinieri di Macerone, competente per territorio, “una mia conterranea, della stessa regione”, ha aggiunto il vescovo. E un grazie anche ai numerosi presenti della tre parrocchie, Gambettola, Bulgaria, Bulgarnò, da alcuni anni insieme nell’unità parrocchiale.

Maria riunisce in preghiera

Il mese di maggio, nonostante una mentalità del mondo che spinge in senso opposto, ha il merito “di riunire i fedeli in preghiera – dice il vescovo nell’omelia -. La Madonna raccoglie tutti sotto il suo manto, come facevano un tempo le mamme e come faceva la mia, che ci faceva recitare il Rosario”. Non importa quanta gente va in chiesa, quanti frequentano i sacramenti e le celebrazioni. “Dobbiamo contare di più” nel mondo, fa capire l’arcivescovo, come indica la Madonna a ogni seguace di suo figlio.

Giuseppe, l’uomo giusto

Un pensiero va anche a Giuseppe, “l’uomo giusto, che ha sempre agito nel silenzio”, perché in lui si compisse la volontà di Dio. “Un punto di riferimento per ascoltare Dio che ci parla in questo momento storico”. Sì, perché non bastava il sì di Maria. “Ci voleva anche quello di Giuseppe”, sottolinea l’arcivescovo. I due fidanzati avevano progetti ben diversi, sul loro futuro, ma Dio ha indicato loro un’altra strada, per “essere a immagine di Dio. Maschi e femmina li creò. Maschi e femmina li creò. Insieme, uomini e donne, esprimiamo questa presenza di Dio che fa nuove tutte le cose”.

Cristiani di facciata

Ogni nuova vita che viene al mondo, diventa un segno di speranza. Come accadde a Maria e Giuseppe, aggiunge il vescovo, “che hanno amato Gesù e insieme sono stati vicino a quel figlio così particolare che si è fatto carne. Tutti noi abbiamo bisogno di riscoprire il nostro ruolo di padre, madre e figli. Ci dobbiamo scambiare le ricchezze che abbiamo perché in questo modo diventiamo tutti più ricchi”. Sono le relazioni umane quelle che mancano di più, chiusi come siamo nelle nostre abitazioni e nelle nostre occupazioni. “Ci manca questo scambio di umanità. Rischiamo tutti di essere cristiani di facciata, come capita a due grandi del mondo che dicono di esserlo”, poi si vede quel che accade, fa intendere il presule che, senza citarli, allude al presidente Usa Donald Trump e all’omologo russo Vladimir Putin.

Cenacoli di preghiera, segni di speranza

Sono belli e consolanti i vari cenacoli in cui tanta gente si ritrova durante il mese di maggio. “Un bel segno di speranza”, dice l’arcivescovo che riprende anche la festa del lavoro del primo maggio: “È dal lavoro che bisogna ripartire per dare dignità alle persone, come accade in questa azienda. Diventiamo concreatori con Dio in questo momento particolare”.

La celletta dedicata a Maria posta all’incrocio tra la provinciale Ruffio e la via Seconda Bulgarnò

Benedetti i rami di ulivo e l’omaggio alla celletta mariana

Al termine della Messa sono stati benedetti i rami di ulivo con i quali vengono benedetti i campi. “Sono il segno della benedizione di Dio – precisa il presule -. Voi li portate e voi benedite”. Poi, in processione (foto qui sotto), è seguito l’omaggio a Maria alla celletta posta all’incrocio tra la provinciale Ruffio e la via Seconda Bulgarnò, accompagnati dai canti curati dal coro parrocchiale.