Diocesi
L’arcivescovo Caiazzo alla Messa per i 40 anni di GPII a Cesena: “Dio si serve del poco per realizzare opere straordinarie”
"C'era scetticismo per il Papa polacco come per quello americano, considerato amico di Trump. Poi abbiamo visto", ha aggiunto il presule. Le fotogallery
“Dio continua a passare tra di noi – conclude il vescovo -. Ci dona il suo Spirito per essere testimoni della sua presenza, così come accaduto con la testimonianza di Giovanni Paolo II, un santo che prega per noi, per ognuno di noi”. Come noi lo abbiamo sempre invocato, fin dal giorno della sua morte quando abbiamo detto “Santo subito”.
La memoria di un momento storico
Un momento storico che ha segnato questa Diocesi. Così ha definito la visita di Giovanni Paolo II a Cesena e in Romagna del maggio 1986 l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. L’ha detto ieri sera nella basilica del Monte all’inizio della Messa con la quale si è fatta memoria dell’evento che vide la partecipazione di decine di migliaia di persone che si strinsero attorno al Papa polacco.
Citato don Walter Amaducci come responsabile del comitato organizzatore
Il vescovo di Cesena-Sarsina, che ha presieduto l’Eucaristia, cita monsignor Walter Amaducci, allora responsabile del comitato organizzatore, e quanti ancora oggi hanno bene in mente quei momenti rimasti nei cuori di numerose persone. In basilica non ci sono molti fedeli, come ci si sarebbe potuto attendere. Con il presule concelebrano l’abate del Monte, dom Mauro Maccarinelli, il vicario generale, monsignor Pier Giulio Diaco e diversi sacerdoti. Sull’altare e tra i fedeli sono numerosi anche i diaconi.
In chiesa non ci sono tanti fedeli
Anche il vescovo Caiazzo si aspettava più gente. Lo dice nell’omelia (foto qui sotto, di Pier Giorgio Marini), ma subito aggiunge: “Anch’io mi aspettavo più presenze, come ci dicevamo poco prima, in sacrestia. Ma questo, poi mi sono detto, non è importante. Dio si serve del poco per realizzare opere straordinarie, per essere fermento di un cambiamento in questo tempo” così particolare e complicato. Decisivo è “dire di sì a quello che il Signore chiede a ognuno di noi”. E questo è la maniera più bella per “celebrare il memoriale di quel momento storico”.

Il Signore continua a compiere meraviglie
Il presule in avvio di omelia cita la Parola di Dio. “È il Padre che si rivela, parla ed è presente in mezzo a noi”, dice monsignor Caiazzo. “Il Signore – aggiunge – compie meraviglie attraverso l’opera di chi si fida di Lui”. Si serve degli uomini e delle donne di ogni tempo per realizzare i suoi disegni. “Nessuno di noi che da solo converte qualcuno – fa notare l’arcivescovo – ma è la Parola di Dio che entra in ogni persona e attraverso noi arriva agli altri”. Così come è stato ascoltato nella prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli: non è la parola di Paolo che fa cambiare le persone che l’ascoltano, “ma è l’apertura a Dio. È la storia della salvezza che si serve degli uomini” e passa attraverso le loro debolezze. Pare un ossimoro, ma è la forza penetrante della Parola che genera il cambiamento.
Gesù ha lasciato lo Spirito consolatore
Come può avvenire questa sorta di miracolo? Gesù deve lasciare questa terra, ma non lascia da soli i suoi amici. “A loro consegna lo Spirito consolatore, il Paraclito – aggiunge il presule -. È colui che sta accanto, quello che sta vicino a ciascuno di noi. Avvertiamo tutta la sua potenza straordinaria. Il Signore ci è sempre vicino, come scopriremo tra pochi giorni nelle solennità prima dell’Ascensione e poi della Pentecoste. Dio ha sempre detto e conferma anche oggi: io ci sono, ti sono accanto e ti sostengo in questo cammino terreno”.
La sua presenza continua nella Chiesa
Come prosegue questa esperienza fatta dagli apostoli dopo la morte di Gesù? “Avviene nella Chiesa – precisa l’arcivescovo -. Proprio come capitò a san Paolo che si convertì sulla via di Damasco. Dio gli ha cambiato la storia e gli ha dato una nuova vista”, un nuovo modo di guardare il mondo. Così accade anche oggi con la “Chiesa, perché lo Spirito Santo continua ad aleggiare e dona di continuo persone che arrivano nel posto giusto al momento giusto”. Proprio come accadde con il Papa polacco. “Al momento dell’annuncio del nome, ricorda monsignor Caiazzo, “ci fu un attimo di smarrimento, proprio come è accaduto l’anno scorso con Leone XIV. Molti dissero: è americano, sarà amico di Trump. Poi si è visto… Giovanni Paolo II è andato ovunque a evangelizzare, senza stancarsi mai. Come ha fatto anche quando è venuto in Romagna e a Cesena, e al Monte. Qui ha incontrato i religiosi, alla Malatestiana le persone di cultura, all’ippodromo il mondo del lavoro”.
I discorsi di allora sono sempre attuali
Il vescovo ricorda i discorsi di allora. “Me li sono letti in questi giorni – dice -. Sono ancora di estrema attualità. Sono profezia, sono opera dello Spirito Santo, così come lo stesso Spirito è stato la forza del suo pontificato”. Sono i segni che il Signore usa per fare avvertire la sua presenza in mezzo agli uomini di ogni tempo. “Dio continua a passare tra di noi – conclude il vescovo -. Ci dona il suo Spirito per essere testimoni della sua presenza, così come accaduto con la testimonianza di Giovanni Paolo II, un santo che prega per noi, per ognuno di noi”. Come noi lo abbiamo sempre invocato, fin dal giorno della sua morte quando abbiamo detto “Santo subito”.
Di seguito, la fotogallery della celebrazione a cura di Pier Giorgio Marini.
Nel pomeriggio di ieri, nella sala Lignea della Biblioteca Malatestiana, si è tenuto anche l’incontro sul tema “Giovanni Paolo II in Malatestiana” con interventi, fra gli altri, di monsignor Walter Amaducci, vicario episcopale per la pastorale, e di Marino Mengozzi, responsabile dell’ufficio diocesano per l’Arte sacra e i beni culturali.
Di seguito, la fotogallery, sempre a cura di Pier Giorgio Marini.

