Diocesi
L’arcivescovo Caiazzo alle esequie di don Crescenzio: “Nella missione ha trovato il senso della vita”
Il funerale in Cattedrale del decano dei sacerdoti diocesani. Avrebbe compiuto 100 anni il prossimo 24 novembre. Tanti i preti sull'altare
È deceduto due giorni fa all’opera “Don Baronio”. Sarà sepolto nel cimitero urbano, nel campo dei preti
La Messa in Cattedrale
Si stanno celebrando in questo momento, in Cattedrale a Cesena, i funerali del sacerdote diocesano, don Crescenzio Moretti, morto due giorni fa all’opera “Don Baronio” (cfr pezzo al link qui sotto). Presiede l’Eucaristia il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Con lui sull’altare ci sono numerosi sacerdoti, tra cui il vescovo emerito Douglas Regattieri, e alcuni diaconi.
L’omelia del vescovo: insieme per il confratello nato alla vita eterna
Di seguito pubblichiamo il testo dell’omelia che sta ora pronunciando l’arcivescovo Caiazzo. Ecco il testo.
Carissimi, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di san Barnaba, ci ritroviamo insieme per celebrare la nascita alla vita eterna del nostro confratello sacerdote don Crescenzio Moretti, figlio di questa Chiesa di Cesena – Sarsina, apostolo dedito all’evangelizzazione. L’evangelista Luca presenta Barnaba in mezzo a tanti profeti e maestri come Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Sono tutti personaggi di provenienza internazionale e interculturale. In mezzo a tutti c’è lo Spirito Santo, in un contesto di preghiera e di digiuno, che dice: “Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono”.
Un prete inviato in missione
Questa Parola credo abbia trovato ancora una volta compimento nella vita di don Crescenzio. Chiamato dal Signore ad essere suo sacerdote in questa nostra Chiesa per poi inviarlo in un contesto missionario oltre oceano, fra tanti altri maestri e profeti. Dio, anche attraverso di lui, così come con tanti altri nostri presbiteri, ha tracciato una nuova rotta di evangelizzazione che partendo da Cesena arrivasse in America Latina, con particolare attenzione alla Colombia e al Venezuela. Una rotta che da qualche anno si è interrotta e che mi auguro possa essere ripristinata.

Un cuore dilatato dall’amore per Cristo e per la Chiesa
Nella Chiesa è in atto una continua pentecoste che ci fa comprendere quali siano i nuovi orizzonti da prendere in considerazione nella nostra pastorale ordinaria oggi, aprendo la mente e il cuore a quella disponibilità per il bene della Chiesa universale. È quanto è successo a Barnaba e Saulo, così come è stato indicato a don Crescenzio. Da quanto ho potuto apprendere il cuore di questo nostro confratello sacerdote si è lasciato dilatare dall’amore per Cristo e per la Chiesa mentre ardeva per la presenza del fuoco dello Spirito Santo che lo animava. Barnaba era certo che il Signore avrebbe preceduto lui e Saulo nelle nuove terre di annuncio, sconosciute perché mai viste, con una nuova lingua, cultura e tradizioni diverse. Era cosciente che nella novità di Dio bisognava sempre entrare per essere intraprendenti e creativi sposando le Chiese a lui affidate.
Il dolore della comunità cristiana di Carupano (Venezuela)
Non vi pare, carissimi, che altrettanto ha vissuto e sperimentato don Crescenzio? Ne è testimonianza il ricordo affettuoso intriso di dolore da parte del vescovo di Carùpano, monsignor Jaeme Josè Villarroel Rodriguez, e dell’intera comunità che appresa la notizia della dipartita di don Crescenzio, hanno manifestato vicinanza e preghiera nel rendimento di grazie a Dio. Mi piace applicare alla vita di don Crescenzio le parole di Benedetto XVI, quando diceva: “Nella missione evangelizzatrice (si riferisce a Barnaba, Paolo, Silvano, Apollo) hanno trovato il senso della loro vita, e in quanto tali stanno davanti a noi come modelli luminosi di disinteresse e di generosità…

Siamo umili ministri di Gesù
Tutti siamo umili ministri di Gesù. Serviamo il Vangelo per quanto possiamo, secondo i nostri doni, e preghiamo Dio perché faccia lui crescere oggi il suo Vangelo, la sua Chiesa”. È sempre l’evangelista Luca che, quando parla di Barnaba, lo indica con il soprannome di “figlio dell’esortazione”. E infatti incoraggia chi incontra, sa vedere il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto, indicando delle soluzioni pastorali concrete, soprattutto difronte alle inevitabili difficoltà. In poche parole è colui che agisce per unire piuttosto che dividere, a costruire invece che criticare.
La vita di don Crescenzio è stata un crescendo
Voi carissimi, che avete conosciuto sicuramente meglio di me don Crescenzio, siete testimoni di come queste qualità gli erano comuni. Nel brano del Vangelo c’è scritto che Gesù manda i suoi discepoli ad
annunziare la Buona Novella dicendo: “Il Regno dei Cieli è vicino”. In poche parole significa che è alla portata di tutti, perché già in mezzo a noi, attraverso il passare oggi di Gesù che parla, agisce, opera attraverso quanti lui chiama e invia. La vita di don Crescenzio è stata, parafrasando il suo nome, un
crescendo continuo nel prendersi cura dei malati, dare speranza ai moribondi, dare la misericordia di Dio, allontanare il male. Nei suoi gesti di accoglienza e di inclusione ha mostrato concretamente il Regno attraverso atti di generosità nei quali l’amore gratuito di Dio si è manifestato come luce per la vita di tanti cuori smarriti, affranti, alla ricerca della verità.

Ogni missionario porta dentro di sé la sua ricchezza
Agli apostoli Gesù dice: «Non portate nelle vostre cinture né oro, né argento, né rame; né sacca da viaggio, né tunica di ricambio, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo sostentamento». Ogni apostolo missionario, nel nome di Gesù, porta dentro di sé la sua ricchezza, mostra il volto della pace, della condivisione e della fraternità. Tutte caratteristiche che hanno animato la vita sacerdotale di don Crescenzio anche con gli altri confratelli fino al termine della sua vita terrena, soprattutto con quanti ha condiviso gli ultimi anni della sua vita, e che sono presenti all’opera don Baronio.
L’ultimo incontro, sabato scorso, l’ultima benedizione
Sabato scorso, nell’ultimo incontro che ho avuto con lui (vedi notizia al link sotto, ndr), si vedeva chiaramente che ormai era ridotto a una piccola fiammella che stava per spegnersi. Abbiamo vissuto un ultimo momento di preghiera, affidando gli ultimi atti della sua vita terrena alla Madonna. L’ho benedetto con la certezza che Maria, Mamma di Gesù e Mamma dei sacerdoti, lo stava aspettando alle porte del Paradiso perché entrasse per godere quella vita eterna che ha sempre annunciato e nella quale ha sperato. E mentre celebriamo l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa, che ha presieduto, nutrendosi e nutrendo il popolo santo di Dio, “annunciamo la morte di Gesù, proclamiamo la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta”. In questa professione di fede anche per don Crescenzio oggi proclamiamo la sua risurrezione, nell’attesa del ritorno di Cristo sulla terra. Amen.
La sepoltura nel campo dei preti
Al termine della Messa, la salma di don Crescenzio sarà sepolta nel cimitero urbano, nel campo dei preti, a destra della cappella.