Dalla Chiesa
Leone XIV alle Isole Canarie: “La dignità umana non ha passaporto”
Il Papa incontra migranti e realtà di accoglienza: "Non possiamo abituarci a contare i morti". E chiede "processi seri di accoglienza e integrazione", ma anche "politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra"
“La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”. Lo ha detto Leone XIV oggi a Gran Canaria, in un potente discorso alle realtà di accoglienza dei migranti, radunate nel Porto di Arguineguìn.
“La Chiesa non può ignorare queste acque”
“Qui – ha sottolineato il Papa, nel penultimo giorno del suo viaggio apostolico in Spagna – giungono tante vite ferite, spogliate di quasi tutto, ma mai della loro dignità. Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare”. Prendendo spunto dall’anello “del Pescatore” che i pontefici portano al dito, “il successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi“, ha ribadito Leone XIV, aggiungendo che “la Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana”.
Contro mafie, trafficanti e indifferenza
Con riferimento alle credenze popolari di un tempo, “anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari”, ha riconosciuto il Papa, identificandoli in “mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio. Ma la fede non rimane paralizzata di fronte alla potenza del mare. Crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte”.
Dignità inviolabile
Rivolgendosi a distanza a Blessing, una vittima della tratta, di cui ha ascoltato la storia, “Il tuo nome significa “benedizione” e ci ricorda che ogni vita umana è una benedizione di Dio – ha sottolineato il Papa -. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla, perché in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore”. Per poi aggiungere: “La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura. La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti“.
“Non siete numeri, né fascicoli”
Da qui, le parole indirizzate a tutti i migranti: “Voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte.
“Esame di coscienza per tutti”
Ma il compito più esigente, per Leone, riguarda tutti noi: “Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante. Anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare”, perché “l’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari”.
“Non basta gestire gli arrivi”
Dall’impegno della Chiesa, a quello della società: “Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute”, perché “la dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti“.