Rubicone
Longiano. Nell’”Arte celata” si svelano Carrà, De Chirico, Casorati e altri capolavori
La collezione di Cocif voluta da Vincenzo Bellavista in mostra per la prima volta. Inaugurazione il 19 settembre
Per la prima volta il pubblico potrà vedere al Museo Fondazione Tito Balestra di Longiano le opere di De Chirico, Carrà, Casorati, Campigli, Ligabue e altri grandi maestri custodite per oltre trent’anni negli spazi aziendali.
Lo sguardo di Vincenzo Bellavista
Se come diceva Marcel Duchamp “ce sont les regardeurs qui font les tableaux”, ovvero, sono coloro che guardano che fanno i quadri, allora Vincenzo Bellavista, fondatore e storico patron di Cocif, aveva saputo ben vedere quando compose la collezione che da sabato 19 settembre, giornata inaugurale, sarà mostrata per nella prima volta al pubblico nella ex chiesa Madonna di Loreto, all’interno del Castello Malatestiano di Longiano, a cura della Fondazione Balestra.
Dopo 30 anni l’arte celata va in mostra
L’iniziativa, di grande interesse non solo per gli addetti ai lavori ma anche per il grande pubblico, renderà visibili opere di De Chirico, Carrà, Casorati, Campigli, Ligabue e altri grandi maestri, rimaste custodite per oltre trent’anni negli spazi aziendali di Cocif.
“L’arte celata. La collezione Cocif” è stata presentata oggi, venerdì 11 settembre, da Flaminio Balestra, direttore della Fondazione Tito Balestra che ha ricordato come “le opere della Collezione Cocif dialogano perfettamente con la nostra raccolta. È un incontro che arricchisce entrambe le collezioni e che siamo felici di proporre a Longiano”. Erano presenti anche il sindaco Mauro Graziano, particolarmente orgoglioso di questa iniziativa di “straordinario valore” che associa il nome di Longiano a una mostra di grande prestigio e una collaborazione con realtà come Cocif e la Fondazione Balestra. C’erano inoltre l’assessora alla Cultura Sonia Bettucci, Luigi Marconi, presidente Cocif, e il curatore Claudio Spadoni, storico e critico d’arte tra i più importanti studiosi dell’arte italiana del Novecento, già direttore della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e curatore di numerose esposizioni in Italia e all’estero.
Collezionismo e pubblico
L’allestimento si compone di una ventina circa di opere che resteranno visibili fino al 29 novembre e il cui catalogo arriverà in un secondo momento. Un’occasione imperdibile per ammirare quella che lo studioso Spadoni definito una raccolta particolarissima e di cui ha accettato senza dubbi di occuparsi anche per i suoi recenti interessi per il collezionismo, che in Italia si sviluppa – ha spiegato il critico d’arte – a partire dal rinascimento in poi. Un problema delle collezioni private, ha detto l’esperto, è proprio che molto spesso rimangono chiuse, circolano in ambiti estranei al grande pubblico.
Arte e impresa, da Adriano Olivetti …a oggi?
Questa iniziativa è dunque un importante segno di apertura che fu proposta dall’allora presidente Cocif Luca Benedettini con grande entusiasmo, ha sottolineato Luigi Marconi suo successore, in occasione delle iniziative dedicate al trentennale della cooperativa longianese produttrice di porte e finestre.
Del resto, ha voluto aggiungere il presidente Marconi, tra i compiti di una cooperativa c’è quello di relazionarsi con il territorio e non solo. “Quando Vincenzo Bellavista acquistò queste opere si doveva poi capire cosa farne e poichè l’arte è una cosa meravigliosa, deve essere di tutti e noi siamo doppiamente felici che questo oggi avvenga”. Il dialogo tra impresa e cultura è nella storia italiana, ha concluso Luigi Marconi accennando alla sua personale passione per l’arte e per lo scrittore Paolo Volponi che a sua volta nutriva un amore profondo per l’arte e la concepiva in connessione con l’impresa, nello spirito del grande Adriano Olivetti. “Uno spirito che forse negli ultimi tempi ha perso vigore ma che si può sempre recuperare”.
Il 900 italiano, un ruolo da riconsiderare
La raccolta, avviata una trentina di anni fa, si compone di bellissimi paesaggi ottocenteschi, ha spiegato Claudio Spadoni, dipinti ancora memori di quello che fu la nascita del paesaggio nella pittura moderna, dal post rinascimento in poi, e che nel 600 ebbe il suo sviluppo. Genere rappresentato in questa raccolta non da autori noti ma che documentano con qualità la storia del paesaggio. Poi ci sono le grandi firme, Morandi, De Pisis, Carrà, De Chirico, Casorati, che – ha chiosato l’esperto – ha dominato la scena torinese per tanti anni ma che anche prima mostrava una grandezza incontestabile. E ancora, Gino Severini, uno degli italiani di Parigi, dove era stata istituita una scuola del mosaico di cui Severini fu difensore fino alla fine. Uno degli italiani di Parigi che mostrarono come il fatto di essere legati alla tradizione italiana non escludeva che fossero partecipi anche di contesti internazionali più importanti, ha detto ancora Claudio Spadoni per precisare che “la raccolta ha questo nucleo fondamentale che sarebbe già di per sè una sorta di spaccato quasi sufficiente a documentare al meglio il nostro primo 900”.
Indubbiamente, ha commentato il critico, come l’800 è considerato il secolo dei francesi, il 900 novecento è dei pittori italiani e oggi è stato riconsiderato per importanza e ruolo, dopo per negli anni 50 e 60 è calato un cono d’ombra per cui in certe aste si potevano trovare – fino a una decina di anni fa – quadri di De Pisis a prezzo di liquidazione, acquistabili a 4/5 mila euro.
Vincenzo Bellavista, uno sguardo da manuale dell’arte
Le opere, che derivano in gran parte dalla Galleria Marescalchi – tra le due, tre gallerie più importanti in Italia sul 900 italiano – arrivano quasi all’attualità con Giovanni Cappelli e perfino un artista singolare e a volte contradditorio come Silvano D’Ambrosio. Unico straniero, ha osservato Spadoni, Maurice Utrillo, scelta non casuale che denota in Vincenzo Bellavista una chiarezza di sguardo, per tornare al Duchamp citato dal professor Spadoni, “da manuale di storia dell’arte”.
Info
Inaugurazione sabato 19 settembre alle 18, orari di apertura dal martedì alla domenica e festivi, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Ingresso, che comprende anche la visita alla Fondazione Balestra, 7 euro.


