Cesena
Martorano ha accolto don Claudio Canevarolo
L’ingresso nella parrocchia dell'unità parrocchiale Ravennate è stato sabato scorso
Il ministero sacerdotale è una risposta alla chiamata divina da vivere con gratitudine, spirito di servizio e dedizione quotidiana, nonostante le fatiche e i giudizi. Così il vescovo Antonio Giuseppe ha accolto a Martorano, sabato scorso, don Claudio Canevarolo, invitando la comunità parrocchiale ad accogliere il nuovo parroco guardando al presente con fede, senza nostalgia del passato.
L’omelia del vescovo
Nella Santa messa d’ingresso, coincisa con la Giornata mondiale delle Missioni, monsignor Caiazzo ha ripreso la lettera di Paolo ascoltata nella seconda lettura: «“Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio Padre nostro”. Questa espressione penso che racchiuda esattamente quello che è il ministero del sacerdote all’interno della Chiesa, anche se, sotto tanti aspetti, è comune a tutti i fedeli in virtù del battesimo. Lo è in modo speciale per il sacerdote, che è stato chiamato da Dio per essere inviato a vivere la sua missione proprio nel nome del Signore, nei tempi e nei luoghi che Lui stabilisce».
Citando Isaia il vescovo si è rivolto ancora a don Claudio: «sarai al servizio di Dio nella misura in cui ti renderai uomo che serve gli uomini, uomo, re, che serve i sudditi, uomo che, in quanto pastore in questo caso, che pasce il gregge che il Signore gli affida». Ricordando che «il Signore Gesù che ci ha rivelato il volto di Dio: “Chi vede me vede il Padre, perché io e il Padre siamo la stessa cosa”. Ecco, carissimo don Claudio, è questa la forza che anima la vita di un prete, è questo che tu sei chiamato ad essere nel consumarti quotidianamente sapendo che tu servi il Signore e servi questa porzione di Chiesa che il Signore ti affida».
Un sì incondizionato
Il vescovo ha colto anche l’occasione per ringraziare don Claudio per il suo «sì incondizionato. Tu mi dicesti: “Quello che il Signore mi chiede io lo faccio, perché sono a servizio della Chiesa e non devo servire me stesso o una determinata comunità”. È una bella testimonianza, e io ti ringrazio per questo, perché se tante cose le abbiamo potute concretizzare e realizzare, è perché sia il tuo sì che il sì di tanti altri confratelli sacerdoti ci hanno poi permesso di poter andare anche a questa celebrazione».
L’invito finale è stato alla comunità parrocchiale: «aiutate il vostro parroco, il vostro nuovo parroco, non vivendo con la nostalgia del passato, ma godendo del momento presente che il Signore vi sta regalando. Vivete questo momento come momento dello Spirito. E altrettanto voi, fratelli e sorelle che venite dalle comunità che fino ad adesso don Claudio ha servito, continuate a pregare per lui perché lui possa continuare, con la gioia che lo contraddistingue, questa Chiesa che è la Chiesa di Cesena-Sarsina, di Cesena-Sarsina, e in modo particolare in questo momento in questa zona, in questo vicariato. Ti affidiamo alla Madonna, ti affidiamo al tuo ministero pastorale perché Maria preghi sempre per te e insieme a te».
L’accoglienza di Martorano
A nome della comunità parrocchiale, è intervenuto Filippo Buratti definendo l’ingresso: «un momento di gioia e di rinnovamento spirituale» e il parroco «Una guida che ci accompagna nella fede, ci aiuta a ritrovare la forza del Vangelo nella vita di tutti i giorni. Noi accogliamo don Claudio come nostro parroco con fiducia. Ci impegniamo a sostenerlo con la preghiera e nella vita quotidiana delle nostre parrocchie. Grazie, Eccellenza, per questo nuovo inizio. Le chiediamo di benedire le nostre famiglie e il nostro parroco, affinché il nostro cammino sia guidato dalla luce dello Spirito Santo».
Il saluto di don Claudio
Anche don Claudio è intervenuto sul tema della gratitudine: «ripeto solo una frase di san Paolo che a me sta molto a cuore e che da un po’ di anni mi risuona dentro quando dice: “Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie”. Ecco, io parto dall’ultima: il rendere grazie è gratitudine e quando diciamo grazie a qualcuno siamo sempre lieti, perché la gratitudine fa anche questo. E quindi, ecco, credo che, insomma, oggi voglio esprimere il mio grazie di essere qui in questo luogo e in questo contesto. Spero che il cammino che faremo insieme sia nella letizia, un po’ il nostro motto in questo tempo e in questo mondo difficile. Tutto poi si porta alla preghiera incessante che non è tanto un sostare su a dire delle formule, ma è una relazione profonda che viviamo nella quotidianità insieme con il Signore. E quindi con questo dico grazie».



