Papa Francesco, a un anno dalla morte. Zuppi: “Una Chiesa che non seleziona, ma abbraccia”

Il vivo ricordo in due nuovi libri. Gli "ultimi della fila" e la misericordia al centro del suo magistero

Papa Francesco (Foto Calvarese/SIR)

Un anno fa, il 21 aprile 2025, Lunedì di Pasqua, alle 7,35, moriva papa Francesco.

Francesco e la Cei

“Papa Francesco non ci ha parlato “da lontano”. Si è affiancato. È entrato nella vita concreta delle nostre comunità e del nostro Paese”. È quanto si legge nella prefazione del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al volume “Con volto di mamma. Discorsi e interventi alla Chiesa italiana” (Libreria editrice vaticana), in uscita nei prossimi giorni in occasione del primo anniversario della morte di Bergoglio. Il porporato ricorda che il Pontefice argentino “ha visto i poveri, i fragili, gli scartati, chi non ha voce; ha visto i giovani delusi, le famiglie ferite, chi vive ai margini” e ha chiesto alla Chiesa di fare altrettanto: “Non con un linguaggio che giudica, ma con uno sguardo che salva. Non con una Chiesa che seleziona, ma con una Chiesa che abbraccia”. Al centro del magistero di Francesco, emerge la parola “misericordia”: “Non come sentimento vago, ma come criterio di verità. La misericordia non cancella la giustizia: la rende umana”. Il cardinale Zuppi richiama infine l’ultimo messaggio di Francesco alla Cei, del 31 marzo 2025: “Andate avanti con gioia e sapienza!”. E conclude: “Non vogliamo fermarci”.

Il giornalista “come un figlio”

In occasione del primo anniversario della morte di Bergoglio è uscito anche libro di Salvatore Cernuzio “Padre. Un ritratto inedito di Papa Francesco ”, edito da Piemme. “Sai, qui non si sa come va a finire. Può essere che sì e può essere che… E dato che per me sei un figlio, un nipote, un fratello, ti volevo salutare”. Comincia con la citazione di queste parole di papa Francesco, nel loro ultimo incontro, il viaggio a ritroso nel tempo che Cernuzio traccia di Jorge Mario Bergoglio, partendo dal sentimento di gratitudine di chi ha avuto il privilegio di poter conoscere il volto più intimo e privato, oltre a quello pubblico, grazie al proprio mestiere di giornalista vaticanista, del Pontefice argentino. L’incipit del racconto riporta progressivamente l’autore a quando tutto è cominciato: una semplice busta contenente una lettera consegnata al Pontefice durante il viaggio in Iraq, dalla cui risposta telefonica – “Buonasera, sono papa Francesco” – è nato poi un rapporto fatto di incontri ravvicinati a Santa Marta, nutriti di conversazioni, risate, riflessioni profonde sulla Chiesa, la famiglia o i temi legati all’attualità internazionale. Un dialogo durato fino a pochi giorni prima della morte, che restituisce al lettore i tratti umani di un pontificato all’insegna soprattutto, scrive Cernuzio, di una parola: sensibilità, condita di empatia e profonda capacità di ascolto, in modo particolare delle storie della gente comune, lontana dai riflettori, degli “ultimi della fila” e degli scartati.

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