Parco nazionale delle forese casentinesi. Nomina del presidente. I sindaci romagnoli: ignorata la proposta unitaria dei territori

Dura presa di posizione dei primi cittadini di Bagno di Romagna, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Santa Sofia e Tredozio

I cinque primi cittadini

I primi cittadini dell’area romagnola chiedono attenzione e coinvolgimento nelle decisioni sul futuro dell’ente ambientale, denunciando la mancata considerazione di una proposta condivisa e costruita con responsabilità istituzionale.

Ignorata la proposta del territorio, Claudia Mazzoli

I Sindaci dei Comuni di Bagno di Romagna, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Santa Sofia e Tredozio esprimono forte rammarico e profonda preoccupazione in merito alle recenti notizie riguardanti l’avvio dell’iter di nomina del presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

Solo pochi giorni fa, con senso di responsabilità istituzionale e spirito costruttivo, i cinque sindaci avevano trasmesso al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica una proposta unitaria, frutto di un confronto serio, condiviso e totalmente svincolato da logiche politiche, indicando nella dottoressa Claudia Mazzoli – attuale presidente facente funzione – una figura autorevole, competente e profondamente radicata nel territorio.

Una proposta condivisa non considerata

La proposta era nata nel solco delle indicazioni espresse dallo stesso Ministro, che in un incontro aveva sottolineato l’importanza di una scelta non politica ma espressione condivisa dei territori, riconoscendo inoltre il valore dell’equilibrio tra le diverse componenti del Parco, storicamente garantito anche attraverso l’alternanza nella rappresentanza.

Alla luce delle notizie emerse, appare invece che tale posizione unitaria non sia stata presa in considerazione. Un fatto che, secondo i sindaci, rappresenta non solo uno sgarbo istituzionale rilevante, ma anche una grave mortificazione del ruolo delle amministrazioni locali e delle comunità che esse rappresentano.

Il ruolo dei territori e il rapporto con le istituzioni

I territori – sottolineano – non possono essere ignorati, né ridotti a spettatori di decisioni calate dall’alto, soprattutto quando cinque amministrazioni hanno saputo esprimere una sintesi unanime, trasversale e orientata esclusivamente al bene del Parco.

È difficile non rilevare come, dopo mesi di stallo, la situazione si sia improvvisamente sbloccata proprio nel momento in cui i sindaci hanno formalizzato una proposta condivisa. Una coincidenza che solleva interrogativi profondi e che rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra istituzioni.

Manca inoltre qualsiasi forma di informazione e confronto preventivo, in una fase particolarmente delicata per il futuro del Parco, chiamato ad affrontare sfide cruciali legate alla tutela ambientale, alla valorizzazione dei territori e alle prospettive di sviluppo richieste anche a livello europeo.

Le dichiarazioni dei sindaci

«Non possiamo accettare che la voce unitaria di cinque amministrazioni venga ignorata – dichiarano i Sindaci -. Questo significa non riconoscere il valore e la dignità delle comunità che ogni giorno vivono, presidiano e sostengono questi territori».

Il Parco Nazionale – proseguono – non può essere terreno di logiche estranee ai territori, ma deve restare espressione autentica delle comunità che lo compongono, guidato da chi ne conosce profondamente le dinamiche, le fragilità e le potenzialità.

«Non chiediamo una nomina politica. Chiediamo, con forza e chiarezza, una nomina rappresentativa. Il Parco a chi lo vive, il Parco ai territori, il Parco a chi ogni giorno lavora per mantenerlo vivo e valorizzarlo».