Domenica 19 luglio – 16esima Domenica Tempo ordinario – Anno A
GERMI DI BENE PIÙ IMPORTANTI DEL PECCATO DI IERI
Sap 12,13,16-19; Salmo 85; Rom 8,26-27; Mt 13,24-43
Questa parabola ci fa cambiare il volto di Dio. La interpretava con parole luminose padre Giovanni Vannucci. Diceva: «Il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce; una zolla di terra dove intrecciano le loro radici, talvolta inestricabili, il bene e il male». «Vuoi che andiamo a togliere la zizzania?», domandano i servi al padrone. La risposta è perentoria: «No, perché rischiate di strapparmi spighe di buon grano». Un conflitto di sguardi: quello dei servi si posa sul male, quello del padrone sul bene. Il seminatore ripete: «Guarda al buon grano di domani, non alla zizzania». La gramigna viene dopo, vale di meno.
La parabola ci invita a liberarci dai falsi esami di coscienza negativi, dallo stilare il solito lungo elenco di ombre e di fragilità. La nostra coscienza chiara e illuminata deve scoprire ciò che di vitale, bello, buono, promettente, la mano viva di Dio ha seminato in noi: il nostro giardino, l’Eden affidato alla nostra cura. Mettiamoci sulla strada con cui Dio agisce: per vincere la notte accende il mattino; per far fiorire la steppa sterile getta infiniti semi di vita; per sollevare la farina immobile mette un pizzico di lievito. Dio avvia la primavera del cosmo, a noi spetta diventare l’estate profumata di messi. Custodisci e coltiva con cura i talenti, i doni, i semi di vita e la zizzania avrà sempre meno terreno. Preoccupati del buon seme, ama la vita, proteggi ogni germoglio, sii indulgente con tutte le creature e con te stesso. E tutto il tuo essere fiorirà nella luce.
Quanti difetti sono riuscito a sradicare in questi anni?
Neppure uno. La via è un’altra: mettersi sulla strada di come agisce Dio. Questa è l’attività positiva da esercitare verso noi stessi: non preoccupiamoci della zizzania, ma pensiamo a coltivare una venerazione profonda per tutte le forze che Dio ci consegna, forze di bontà, di generosità, di bellezza, di libertà. Facciamo che queste erompano con forza, bellezza, potenza, e vedremo le tenebre scomparire.
Dobbiamo conquistare il suo sguardo: una spiga di buon grano conta più di tutta la zizzania del campo, il bene conta più del male; la luce è sempre più forte del buio. La spiga futura è più importante del peccato di ieri. La nostra strategia è coprire il male di bene, soffocarlo di bontà, di generosità, di coraggio, di canto, di luce. Tu non sei le tue debolezze, ma le tue maturazioni. Non sei creato a immagine del nemico e della sua notte, ma a immagine del Creatore e del suo giorno. Il nostro vero lavoro religioso è portare a maturazione il buon seme, i talenti, i germi divini che Dio immette in noi con la fiducia del buon seminatore.
