Diocesi
Seconda catechesi di Quaresima. Il vescovo Caiazzo: “Succedono le guerre perché Dio non abita nel cuore dell’uomo”
"Andate nella pace e nella gioia del Signore, trasfigurati", l'invito del presule dopo la benedizione finale, nella serata dedicata alla trasfigurazione di Gesù
È Gesù che si deve ascoltare. Non c’è posto per chi si sente a posto. Il link al video su Youtube
La trasfigurazione di Cristo
Dopo le tentazioni, la trasfigurazione. Il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, questa sera, dalla chiesa di San Vittore (Cesena) e in diretta sui nostri canali social, ha tenuto la seconda catechesi di Quaresima (qui sotto il link del video su Youtube). “Il deserto – dice – abbiamo visto la volta scorsa, è il luogo dell’ascolto e dell’incontro con Dio, ma è anche quello delle tentazioni. Il demonio ci confonde, ci divide”. Dopo la prima serata, nella seconda il presule parla della trasfigurazione di Cristo, il Vangelo di ieri, letto in tutte le chiese del mondo, dalla narrazione dell’apostolo san Matteo.
“Non di solo pane vivrà l’uomo”
Più si sale e più si incontra Dio
Gesù non prende con sé, come si pensa, i tre migliori discepoli, spiega il vescovo. Prende con sé Pietro, uno dalla testa dura, Giacomo e Giovanni, detti figli del tuono. “Dovevano essere dei tipetti”, commenta il vescovo. Li porta su un monte alto. Perché in alto? “Perché più si sale e più si incontra Dio”. E loro tre, così particolari, hanno bisogno di incontrare Dio, aggiunge monsignor Caiazzo.
Se sono quello che sono è merito di Dio
Il vescovo si aggancia alla prima lettura, una brano della Genesi. Dio dice ad Abramo di andarsene dalla sua terra. “Vai dove io ti indicherò”, dice il Signore. Abramo vive un momento di sofferenze per la perdita del fratello. Non va d’accordo con il nipote Lot. Il Signore gli dice di lasciarsi alle spalle le sofferenze, di liberarsi del suo passato. “Ecco – aggiunge il vescovo – se ti fidi di Dio, ti stai trasfigurando, hai una metamorfosi. Il dolore passa, ma ci ha trasfigurati. Se siamo quello che siamo, è merito di Dio”.
Quando si arriva in cima la gioia è grande
Dall’alto del monte, prosegue il vescovo, si vede meglio il mondo. Si fa fatica, ma quando si arriva si ha una grande gioia, si vedono panorami meravigliosi. “Mosè salì sul monte e lì incontrò il Signore. Quando tornò, aveva il volto pieno di luce. Il monte è Gesù stesso, con il volto pieno di luce. Lui è la parola, è colui che parla. Pietro, Giacomo e Giovanni non avevano capito. Ecco perché volevano fare tre tende. Pensano alla maniera degli antichi. Poi cadono a terra e quando Gesù li tocca, si ritrovano soli con lui. Gesù li guarisce, indicando che è lui che si deve ascoltare”.
Ascoltare significa seguire un altro
Corriamo tutti il rischio di una fede che ci aggiustiamo a nostro piacimento. “Ascoltare – mette in evidenza l’arcivescovo – significa seguire un altro, un cammino che si deve fare. Lo stesso che devono percorrere i tre discepoli che sono con Gesù sul monte. La fede uno non ce l’ha nel sangue. Ti modella, giorno dopo giorno, l’ascolto del Signore, della sua Parola che fa parte della tua carne. Quell’ascolto che fa uscire da alcune forme di spiritualismo, quelle che ti fanno sentire a posto perché sei andato a Messa o hai detto il Rosario”.
Lo Spirito ci indica la strada. Dio non abita nel cuore dell’uomo
“Non c’è posto per chi sente a posto”, ricorda una frase che disse al suo ingresso a Matera, il vescovo Caiazzo. “Corriamo un altro rischio – aggiunge -. Quello di vivere senza lasciarci guidare. Abbiamo bisogno di testimoni. Siamo figli di Dio, non di questo o quel prete o dell’essere noi al centro dell’attenzione. Ogni giorno il Signore ci porta, e ci porta dove non volevamo. Questa è la nostra trasfigurazione”. È lo Spirito che ci indica la strada. Il Signore cambia la vita di ogni persona. “Se io vivo – prosegue l’arcivescovo – è perché tu vivi in me, come dice una canzone di Sanremo. Non abbiamo bisogno degli affetti. Sì, sono importanti, ma nessuno può essere la ragione della propria vita”. Ecco un accenno all’attualità. “È questo il motivo per cui succedono tutte le guerre, anche quelle di questi giorni: Dio non abita nel cuore dell’uomo”.
Se credessimo di più alle parole del Signore
Il vescovo ricorda una frase dalla preghiera del Prefazio: “Ai tuoi figli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata…”. “Se credessimo di più a queste parole – commenta monsignor Caiazzo – allora saremmo più sereni, con Dio che ci abita. Quello che sta succedendo nel mondo è terribile. Dobbiamo perdere la speranza? La Chiesa è sempre in attesa di ritornare nella Gerusalemme del cielo”.
Andati nel Signore, trasfigurati
L’invito finale arriva dopo il canto eseguito dal coro del Rinnovamento nello Spirito e la benedizione: “Andate nella pace e nella gioia del Signore, trasfigurati”. Allora nulla fa più paura.