Siccità, colline cesenati in affanno: servono soluzioni concrete in tempi brevi

Gli effetti del cambiamento climatico imperversano sull’agricoltura: oltre a dover affrontare i danni e i costi legati alle gelate tardive per il secondo anno consecutivo, si trova a fare i conti anche con quelli provocati dalla siccità in abbinata a temperature elevate e vento, anche con raffiche molto forti.

Cia sollecita l’accelerazione di strategie e progetti da concretizzare in tempi brevi per la gestione della risorsa idrica.

Afferma il presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi: “In Romagna negli ultimi decenni si sono date risposte importanti al problema attivando diversi impianti di adduzione dal Cer con impianti in pressione e con l’immissione in canali a valle, in alcuni territori si sono costruiti degli invasi interaziendali con la collaborazione dei Consorzi di Bonifica. Ora bisogna mettere in atto percorsi per realizzare altri invasi interaziendali e fare in modo che il Cer possa ampliare la risposta alla domanda di acqua anche nei territori e nelle zone della Romagna ancora sprovviste. La collina è l’area maggiormente in difficoltà e fra le colline romagnole quelle cesenati e riminesi sono in gravissimo affanno. Senza acqua non c’è produzione”.

Il trend degli ultimi anni dice che il modello meteo a cui dobbiamo abituarci è questo e in previsione gli effetti sui nostri territori sembrano essere sempre più estremi. Da sempre Cia sostiene che l’acqua vada raccolta quando c’è e quindi occorre uno sforzo da parte di tutti per andare in questa direzione e gestire la risorsa idrica in maniera sempre più sostenibile.

L’impatto dei cambiamenti climatici sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale delle imprese del settore, e non solo, è da tempo al centro delle riflessioni e azioni di Cia, e sarà approfondito anche nella Direzione di inizio settembre. “Purtroppo con i cambiamenti climatici in atto e con un periodo siccitoso come quello di quest’anno l’annuncio di un paio di giorni di pioggia genera tanti pensieri – spiega Misirocchi – È necessaria e spaventa allo stesso tempo: non risolve il problema e potrebbe aggiungere danni per il rischio di fenomeni violenti, danni che spesso non si fermano all’agricoltura. Ribadiamo la necessità di dare concretezza alle soluzioni in tempi brevi”.