Cesena
Cesena. Alcuni studenti insorgono, dopo la diffusione a scuola del questionario di Azione studentesca
"Vogliamo una scuola libera, apartitica e apolitica"
Non ci stanno Cecilia, Letizia e un gruppo di studenti cesenati che vedono nell’iniziativa diramata ieri da Azione studentesca tramite link e giunta anche a Cesena. Il fatto è stato narrato da molti media nazionali. I ragazzi hanno manifestato la loro disapprovazione chiedendo di essere ricevuti dal dirigente scolastico
“Vogliamo una scuola libera, apartitica e apolitica”
Vogliono una scuola libera, apartitica e apolitica, un luogo dove si fa informazione e non manipolazione. Fanno sentire la loro voce alcuni studenti cesenati all’indomani della bufera che ha colpito anche la nostra città a seguito della diffusione avvenuta nei giorni scorsi del whatsapp firmato “Azione studentesca”. Il messaggio accompagnava un link di accesso ad un questionario sulla “situazione della scuola italiana”.
Il questionario, diffuso da Azione studentesca, che si associa a Fratelli d’Italia, è arrivato anche tramite volantinaggio davanti alle scuole. Il link diffuso ora non è più accessibile, probabilmente dopo che ieri il caso è stato ribaltato su tutti i media. Non è quindi più possibile leggere il form “incriminato”, ma alcuni degli studenti che ieri lo hanno ricevuto hanno invece potuto effettuare l’accesso e hanno realizzato screen shot delle varie pagine.
Viene chiesto agli studenti di diffondere informazioni sensibili
“Alcuni di noi hanno ricevuto il link – spiega Cecilia – accompagnato dal messaggio “La scuola è nostra! Come Azione studentesca siamo pronti a creare un rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana”.
Cliccando sul link, si apriva il questionario che, riferisce una delle studentesse che è riuscita a fare l’accesso nella mattina di ieri “iniziava in maniera apparentemente neutrale e chiedendo di segnalare eventuali problemi strutturali della propria scuola, lo stato di pavimenti, servizi igienici, e così via per poi indagare sulla qualità del tempo trascorso in classe fino alle domande che ci hanno fatto drizzare le antenne”.
Nel dettaglio, spiega la ragazza, un primo quesito chiedeva: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?” proponendo l’alternativa di risposta si o no, e poi un secondo quesito così formulato: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”.
“Si tratta di domande che possono indurre gli studenti a violare la privacy personale, diffondendo dati sensibili, anche senza volerlo – osserva Cecilia -. Questo modo di procedere non è innocuo e potrebbe indurre gli studenti in errore. Non tutti hanno dimestichezza con le questioni legate alla privacy. Non si dovrebbe approfittare delle chat e dei contatti diretti per operazioni di questo tipo”.
“La riteniamo una grave leggerezza”
“Vorremmo anche evidenziare come sia grave la leggerezza con cui è stato diffuso questo strumento – aggiunge Letizia – spacciandolo per un semplice mezzo per risolvere un bagno allagato o le crepe di un pavimento. Di fatto chi lo riceve, per la maggior parte persone minorenni, non riesce a capire la gravità di quello che sta facendo rispondendo al quesito e cadono nella trappola. Rispondendo si espongono i professori ad un grande rischio. Chi firma questo questionario a sua volta si rende responsabile a nostro avviso di una forma di incitamento alla delazione o alla denuncia, e c’è da chiedersi quanto inconsapevole o voluta sia questa modalità”.
Continua quindi Cecilia: “vogliamo che la scuola sia un luogo libero da questioni politiche, un luogo apartitico”.
A scuola tutti ne parlano
Stamane a scuola tutti parlavano di questo fatto, aggiunge la ragazza che insieme ad un gruppo di altri studenti ha chiesto di essere ricevuta dal dirigente scolastico della propria scuola. Con loro anche i rappresentanti di istituto, una formazione compatta in rappresentanza di una nutrita formazione di giovani che vogliono esprimere il proprio disaccordo.
“Dopo esserci confrontati anche con alcuni professori – conclude Cecilia – abbiamo ritenuto di segnalare al nostro dirigente questo episodio perché è importante sensibilizzare le persone non tanto per la propaganda della destra contro la sinistra ma rispetto al tema dei dati sensibili e sul fatto che la scuola non è un posto in cui si debba fare dibattito politico. Siamo pronti a metterci la faccia per segnalare questa ingiustizia e fare sì che si ponga un rimedio o un riparo affinchè non si ripetano altri episodi”.