Diocesi
Don Coffi in Romagna da vescovo. L’accoglienza di vecchi e nuovi amici. “Vi aspetto in Benin”
"Vi porto sempre nel mio cuore. E prego per voi. Voi pregate per me, ne ho bisogno", dice il presule
Gli incontri e gli abbracci e le preoccupazioni per le guerre in tanti Paesi del mondo, Africa compresa
Domenica scorsa a San Carlo
“È sempre bello tornare a casa, trovare tanti amici che ti vogliono bene e che ti chiedono notizie del Benin, un po’ preoccupati perché di guerre di cui nessuno parla ce ne sono a ogni crocevia del mondo”. Il vescovo Coffi Roger Anoumou accoglie a braccia aperte i fedeli che lo raggiungono in sacrestia dopo la messa delle 9 di domenica mattina a San Carlo e poi lo trascinano al bar pizzeria Meris, di fianco alla chiesa parrocchiale, per fare quattro chiacchiere attorno a un tavolo degustando una brioche e un tè.
Chiamatemi don Coffi
Il momento iniziale di leggero imbarazzo viene superato appena il prelato dice: “Anche se ho al dito l’anello pastorale che mi ha donato papa Francesco – dice – io sono sempre quello, per cui niente titoli, chiamatemi don Coffi come avete sempre fatto”.
La situazione in Benin
Poi racconta del Benin, il paese dove è nato, dove è tornato nel 2017 dopo dieci anni trascorsi in Italia, gli ultimi cinque dei quali in Romagna come parroco di Piavola, San Romano, Pieve di Rivoschio e Giaggiolo: “La situazione è abbastanza buona, dopo il comunismo ora c’è regime democratico, nel dicembre scorso c’è stato un tentativo di colpo di stato militare, ma non è andato a segno e il 12 aprile ci saranno le elezioni. L’attuale presidente, in carica dal 2016, è un uomo d’affari che non potrà ricandidarsi, speriamo bene”.
E nei Paesi vicini
“In Benin non c’è la guerra – continua – ma nei paesi vicini come Burkina Faso, Togo e Nigeria ci sono brutte situazioni. In Burkina Faso c’è una forte presenza di jihadisti, movimento islamico radicale, che rappresentano una minaccia per tutti: nel nord del Benin c’è un grande parco naturale molto bello, ma ora non si può andare a visitarlo perché la zona è controllata dagli jihadisti. La guerra non può essere la soluzione dei problemi, alla fine nessuno vince, perdono tutti”.
Il 35 per cento della popolazione è cattolica, in Benin
“La religione più diffusa in Benin – continua a raccontare – è l’animismo, più noto come voodoo; i cattolici sono il 35 per cento della popolazione e ci sono molte vocazioni, ci sono messe con tremila ragazzini che cantano festosi. I vescovi sono dieci e i sacerdoti sono 194, ma un’ottantina di loro è in missione in giro per il mondo. Anche a Cesena, vengono dal Benin anche don Justin, don Firmin, don Zimmé e don Theo. Don Justin ha preso il mio posto nella parrocchia di Piavola“.
Ogni giovedì a pranzo con don Guido Rossi, a San Mauro in valle
Don Coffi si era trovato molto bene nel Cesenate stringendo un forte legame con gli altri sacerdoti della Valle del Savio anche grazie agli incontri organizzati ogni giovedì a pranzo da don Guido Rossi al Circolo La Torre della Parrocchia di San Mauro in Valle, e che ora continuano per iniziativa di don Giovanni Savini, parroco di San Carlo e vicario per la zona pastorale Valle del Savio-Dismano.
Vi porto nel mio cuore
“Io vi porto nel cuore – conclude don Coffi dirigendosi verso San Romano per la messa delle 11 – e prego per voi, voi pregate per me che ne ho bisogno. E venitemi a trovare in Benin, vi aspetto”.