L’arcivescovo Caiazzo alla Messa in Coena Domini: “Avere a cuore la costruzione del bene comune”

La celebrazione in Cattedrale. L'omelia con risvolti in ambito sociale, secondo tre insegnamenti. La lavanda dei piedi a 12 uomini del mondo delle imprese e delle professioni. "La logica del più forte sta procurando tantissimi danni", dice il presule

Foto: Sandra e Urbano fotografi (Cesena)

Cattedrale piena per l’avvio delle celebrazioni del triduo pasquale. I canti sono eseguiti dalla corale “Santa Cecilia” diretta dal maestro Gianni Della Vittoria

Cattedrale piena, oggi pomeriggio a Cesena, per l’avvio delle celebrazioni del triduo pasquale, nel Giovedì Santo. Presiede l’Eucaristia il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Con lui concelebrano diversi sacerdoti, tra cui il parroco della cattedrale don Giordano Amati. Sull’altare ci sono anche alcuni diaconi. I canti sono eseguiti dalla corale “Santa Cecilia” diretta dal maestro Gianni Della Vittoria.

La passione, la morte e la risurrezione di Cristo

Carissimi, con questa solenne celebrazione diamo inizio a un triduo, chiamato pasquale, perché celebreremo ed entreremo nei misteri che hanno segnato e cambiato completamente, attraverso Gesù, la storia dell’umanità: la sua passione, morte e risurrezione. In questi misteri saremo particolarmente coinvolti e in essi entreremo diventando protagonisti e non spettatori, annunciatori di quanto è già successo ma soprattutto di quanto oggi succede nella vita di ognuno di noi.

Memoriale

Nel linguaggio cristiano, in particolare quando celebriamo l’Eucaristia, non parliamo di semplice rito di un avvenimento passato, di una storia da raccontare per ricordarla. Usiamo il termine memoriale che non significa semplice memoria, cioè il ricordo di un fatto passato, ma la ripresentazione di un evento di cui si fa memoria. In parole semplici significa che quell’evento viene reso presente da chi lo celebra, diventando protagonisti di ciò che si perpetua nel tempo e per ogni uomo. Per noi che celebriamo l’Eucaristia significa che, allo stesso modo degli apostoli, viviamo quel momento in cui Gesù la istituì.

Gesù è presente

Ogni parola, ogni gesto, qui nella Basilica Cattedrale di Cesena come in ogni luogo dove si celebra, si perpetua perché ne veniamo coinvolti e noi siamo oggi i discepoli, e Gesù è presente, parla e agisce attraverso il ministero episcopale e sacerdotale. Ecco perché quest’evento segna sempre la nostra vita impegnandoci a essere noi stessi Eucaristia: la passione, morte e risurrezione di Gesù diventa la nostra.

Comprendiamo come quel ricordo storico avvenuto nel Cenacolo a Gerusalemme si ripresenta in questo Cenacolo di Cesena nel quale anche noi siamo resi partecipi di quella grazia ricevuta dagli apostoli.

Infatti la Chiesa ci insegna che “Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele intende la sua liberazione dall’Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell’Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la propria vita” (CCC 1363).

Questo non significa che Gesù Cristo in ogni celebrazione si sacrifica, morendo. Come dice l’autore della lettera agli Ebrei questo è possibile perché il sacrificio di Cristo è stato offerto una volta per tutte sulla croce e rimane sempre attuale (Eb 7,24-28). Non a caso ci viene ricordato che quando si celebra l’Eucaristia, si fa memoria della Pasqua di Cristo e la si rende presente” (CCC 1264) e “ogni volta che il sacrificio della croce viene celebrato sull’altare, si effettua l’opera della nostra redenzione” (LG, 3).

Oggi anticipiamo ciò che domani completeremo adorando la Croce

Questa sera sperimentiamo in modo speciale la potenza dell’amore di Dio per noi. Si anticipa nel rito ciò che domani contempleremo adorando la Croce: l’immolazione di Cristo attraverso la sua crocifissione e morte. È esattamente nel momento in cui Gesù sta istituendo l’Eucaristia che compie un altro gesto: lava i piedi dei discepoli. È lo stesso gesto che fra poco Gesù compirà attraverso di me, successore degli apostoli e servo in mezzo ai servi.

Ho scelto 12 tra di voi

Tra gli apostoli ci siamo tutti. Questa sera ho pensato a 12 (in fondo l’elenco delle 12 persone) di voi che vivete il compito sul nostro territorio e a favore della collettività come imprenditori. Papa Leone XIV ci ricorda che “le sfide del lavoro, della pace, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato sono strettamente legate e richiedono uno sguardo capace di coglierne l’unità, per orientare e compiere scelte autenticamente umane”. E voi sicuramente intendete lo sviluppo dell’economia come una “comunità di persone chiamate a crescere insieme”.

Lasciarsi lavare i piedi e lavargli agli altri

Quanto vivremo, nella sua semplicità, è carico di insegnamenti per come vivere l’umiltà, il servizio disinteressato e l’amore fraterno. Sono tre insegnamenti che riassumono il contenuto del Vangelo, spronando ogni cristiano a vivere la propria fede, nella condizione in cui si trova e nel ruolo che svolge, in modo concreto e trasformante. Guardare alla centralità dell’uomo nei processi di sviluppo (visione antropologica); alla creazione della ricchezza; alla distribuzione secondo principi di equità e di giustizia; alla costruzione del bene comune, significa, secondo l’insegnamento evangelico lasciarsi lavare i piedi e lavarli agli altri per camminare insieme orientati verso i beni eterni.

Gesù ci dice che Dio ci ama talmente tanto che arriva addirittura a lavarci i piedi! “Io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi”. “Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri” (Gv 13,14). Ecco il nostro compito nel mondo coscienti che dall’Amore che è Dio scaturisce sempre la fonte dell’amore che circola tra di noi che crediamo nel Dio di Gesù Cristo.

Il vescovo Caiazzo legge l’omelia (foto: Fz)

Sette verbi

Nella descrizione che l’evangelista Giovanni ci ha presentato, attraverso il gesto di Gesù, c’è la sintesi di cosa significa essere cristiano, attraverso sette verbi: si alzò da tavola, (Dio è sempre in movimento per venire incontro ad ogni uomo); depose le vesti (per venirci incontro si spoglia della sua divinità); prese un asciugatotio (tipico di colui che deve compiere un servizio); se lo cinse attorno alla vita (è quanto fa il servo); versò dell’acqua nel catino (è il gesto che compiva il servo verso il suo padrone); lavò i piedi dei discepoli (inverte i ruoli: il Maestro lava i piedi ai discepoli); li asciugò (porta a termine il suo servizio). In questi sette verbi si manifesta la potenza dell’amore di Dio per gli uomini inginocchiandosi davanti alla nostra umanità per rivestirci della sua divinità.

La logica del più forte procura danni a tantissimi

Questo fa Dio per noi. Questo siamo chiamati a fare tra di noi mentre nel mondo assistiamo alla logica dello scontro tra culture, religioni, potenze militari ed economiche. Insomma la logica del più forte che sta procurando tantissimi danni a intere popolazioni che vengono private di tutto (casa, cibo, vestiti, affetti cari). In una parola: privati e spogliati della loro dignità. È di certo un mondo che si serve del nome di Dio ma che ha bandito Dio.

Desiderare il bene comune

Tutti, Chiesa, politica, imprenditoria, scuola, sanità, lavoriamo con un unico intento: desiderare il bene comune. In tutti questi ambienti ciò che deve crescere, sviluppandosi, è il senso dell’appartenenza ad una comunità nella quale ci identifichiamo pur avendo sensibilità diverse. Insieme sentiamo che la Chiesa, come la scuola o il luogo del lavoro, è casa nostra e tutti siamo chiamati a dare il meglio per crescere e progredire insieme. Questo principio ci aiuta a vincere ogni forma individualista: la storia ci insegna che è la fine di ogni convivenza e di ogni civiltà.

Eucaristia come segno di comunione

L’Eucaristia è il segno della comunione perché Dio che è Trino e Uno, si fa cibo, si spezza, si dona, mettendosi a servizio di tutti gli uomini rappresentati dai 12 apostoli. L’Eucaristia che riunisce tutti, fa incontrare tutti, è il contrario della guerra, del sangue innocente versato, della tirannia e della prepotenza. È la pace che mette nel cuore di chi la vive e la riceve e tesse relazioni di pace nella propria famiglia, nella Chiesa, nei luoghi di lavoro tra imprenditori e dipendenti.

Foto: Sandra e Urbano fotografi (Cesena)

Invece di lavare i piedi potrebbe succedere…

Questa sera, attraverso l’istituzione dell’Eucaristia e il gesto della lavanda dei Piedi, forse entriamo in crisi perché spesso ci riesce difficile diventare pane spezzato per chi è nel bisogno, perdonare chi ci ha fatto un’offesa anche di poco conto. Potrebbe succedere che a volte più che lavare i piedi dell’altro si cada nella tentazione di guardare la sporcizia di quei piedi puntando il dito sui difetti, parlando male, giudicando, condannando, e magari senza far nulla per aiutarlo.

Carissimi, ogni volta che celebriamo e partecipiamo all’Eucaristia quest’amore di Dio, in Gesù, ci viene donato abbondantemente. Ci aiuta a venire fuori dalle nostre singole tombe interiori respirando la forza della vita e, di conseguenza, donandola agli altri. Il dono del corpo e del sangue di Gesù ci fa desiderare ciò che è eterno impegnandoci a vivere la nostra esistenza nel servizio della stessa.

Dio si è fatto carne

Fra poco saremo in tanti a ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù (l’Eucaristia). Forse dovremmo ricordarci che in questi due elementi naturali c’è la presenza reale del Dio che si è fatto carne nel grembo di Maria. Lo riceviamo per essere come Gesù: amare come lui ci ama.

Viviamo questo triduo santo entrando nel cuore del mistero che si svela ai nostri occhi attraverso le parole e i gesti compiuti da Gesù perché diventino il nostro linguaggio e i nostri gesti quotidiani.

Così sia.

I dodici della lavanda dei piedi (foto: Sandra e Urbano fotografi, Cesena)

I 12 della lavanda dei piedi, dal mondo delle imprese, dei servizi e delle professioni

Di seguito pubblichiamo l’elenco delle 12 persone cui il vescovo lava i piedi. Si tratta di esponenti del mondo delle imprese, dei servizi e delle professioni, provenienti da diverse zone pastorali della Diocesi. Ecco i nomi: Denis Amadori, Carlo Battistini (di Cesenatico), Fabio Biguzzi, Raffaele Bisulli, Roberto Casali, Paolo Chierici, Rocco De Lucia, Roberto Graziani, Massimiliano Montalti, Bruno Piraccini, Valchirio Piraccini, Gabriele Tisselli.


Seguirà la fotogallery a cura di Sandra e Urbano fotografi (Cesena).