Funerali di Paola Errani. L’abate: “Al Monte trovava pace”

Il ricordo: "Donna umile ma forte". La fede e la passione per i libri antichi: "In lei la Parola ha trovato casa"

L'abate dom Mauro Maccarinelli benedice la bara di Paola Errani (foto: Pier Giorgio Marini)

In tanti oggi pomeriggio ai funerali di Paola Errani nella Basilica di Santa Maria del Monte a Cesena (vedi notizia al link sotto). Nel Vangelo il brano dei discepoli di Emmaus, lo stesso che la Liturgia proponeva domenica scorsa, quando la storica colonna della Biblioteca Malatestiana è morta a 68 anni.

Di seguito, pubblichiamo l’omelia letta dall’abate dom Mauro Maccarinelli che ha presieduto la Messa funebre, concelebrata dal vescovo emerito Douglas Regattieri, dal vicario generale don Pier Giulio Diaco, da dom Gabriele Dall’Ara, già priore del Monte, e da don Agostino Galassi, parroco di San Bartolo.


La pasqua di Paola

Noi nasciamo con un vagito, un pianto dirompente che prelude alla parola che pian piano prenderà forma; e moriamo nell’affannoso silenzio o nel grido che esala l’ultimo respiro. Siamo originati da quel “e Dio disse” che ci ha posto nella vita facendoci a immagine e somiglianza di Dio stesso. Ma per un credente, come è stata anche Paola, la Parola di Dio non solo è al principio, nella sua volontà creatrice, ma ci avvolge e ci accompagna nelle varie tappe del nostro percorso di vita. Paola ha compiuto la sua pasqua all’alba di domenica, giorno del Signore, III domenica di Pasqua, in cui la liturgia ci ha fatto ascoltare il racconto evangelico dei due discepoli di Emmaus; per questo riaccogliamo insieme il brano evangelico di Luca 24 in questo momento in cui consegniamo al Signore questa nostra sorella in umanità e nella fede, sposa e madre amatissima che lascia un grande vuoto nella sua famiglia e nel cuore di molti di noi.

Dalla delusione alla speranza

Il brano evangelico ruota intorno all’immagine del cammino. Prima un cammino di allontanamento, quasi di fuga disperata, da Gerusalemme, cioè dal ricordo di Gesù e dagli avvenimenti della passione. Un cammino dalla speranza alla delusione: noi speravamo che fosse lui a liberare Israele…; un cammino di tristezza: si fermarono col volto triste… Questa speranza delusa e questa tristezza sono simbolo di quella fatica di vivere e di comprendere che spesso l’uomo attraversa. Ed è anche un po’ la nostra esperienza di oggi, nel dolore per una presenza che è sottratta al nostro sguardo, una comunione che sembra essere stata spezzata, un percorso di vita che si interrompe. Ma, alla fine del brano evangelico, dopo l’incontro con questo pellegrino forestiero, il cammino diventa un ritorno a Gerusalemme, dalla delusione alla speranza, un cammino segnato dalla fretta della gioia: “partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.

Dalla morte alla vita

Che cosa ha prodotto questo ribaltamento di cammino, questa inversione di marcia? Gli eventi sono rimasti gli stessi – la croce e il sepolcro trovato vuoto dalle donne – ma ora è possibile per i due “ex disperati” leggere in modo nuovo quegli eventi traumatici, la morte di Gesù e la sua sepoltura. Attraverso la paziente spiegazione delle Scritture da parte di Gesù i due hanno ricevuto occhi nuovi per comprendere che quella morte non è stata la fine della vita ma la porta della vita nuova e definitiva donata dal Padre: non bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria? Alla fine Gesù verrà riconosciuto nel gesto paradigmatico dello spezzare il pane, cioè della consegna di sé nell’amore. Ma in certo senso i due pellegrini di Emmaus si lasciano ammaestrare da Gesù ancor prima, pur senza riconoscerlo, col cuore in subbuglio (non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre egli conversava con noi lungo il cammino mentre ci spiegava le Scritture?) perché inquieti e mossi da una ricerca, da un pensare e interrogarsi. I due discutono e si interrogano, non scappano e basta.

Foto: Pier Giorgio Marini

In Paola la Parola ha trovato casa

Questo tratto – fondamentale per una significativa esperienza umana e di fede – penso che possiamo ben raccoglierlo come uno dei tratti significativi della figura di Paola: una donna umile ma forte, mossa da una instancabile ricerca, che per lei è stata terreno fertile di vita lungo il percorso della sua esistenza, sul piano familiare e professionale, degli studi e della ricerca scientifica sui testi antichi, ambito in cui le viene unanimemente riconosciuta profondità e competenza. Ma è stato anche atteggiamento che l’ha accompagnata nel percorso difficile della malattia. Paola non ha subito, ha lottato interrogandosi. Quante volte in questi ultimi tre anni mi confidava “io qui trovo pace!”; confidenza che lasciava trasparire la sua lotta interiore, composta e dignitosa ma lotta vera. Qui trovava pace, una pace sofferta e combattuta, dove il suo desiderio di resistere e di comprendere si faceva luce nuova e pace nuova grazie alla sua consegna nella fede. Una fede che cresce proprio attraverso la frequentazione della Parola. Potremmo dire che in Paola la Parola ha trovato casa: la Parola di Dio delle Scritture, ma anche le tante forme in cui quella Parola si è incarnata per lei, in particolare nelle pagine dei volumi che per molti anni ha custodito alla Malatestiana e consultato e studiato nelle tante biblioteche, anche monastiche, che ha frequentato per le sue ricerche.

Una preziosa testimonianza di fede

E quello della consegna di sé nella fede è il suo secondo tratto che vorrei qui evidenziare; ce ne sono sicuramente altri degni di essere notati, e ciascuno di voi potrà conservare nel cuore un aspetto, una memoria particolare. Ma qui desidero raccogliere, quasi come tratto emblematico, la sua consapevolezza di fede. Quella consapevolezza – scio cui credidi! so a chi ho dato fiducia, a chi ho prestato fede! – che abbiamo ascoltato come confessione dall’apostolo Paolo nella prima lettura (2Tm 1,12) e che io ho sperimentato in particolare nell’ultimo incontro avuto con Paola poche ore prima della sua morte. Da donna di fede ha voluto celebrare il sacramento della riconciliazione, con quel poco fiato che le era rimasto, chiedendo perdono e ringraziando per i doni ricevuti, su tutti “i tre grandi doni che sono i miei figli!”. Piena consapevolezza di essere giunta al compimento, senza rimpianti, e nella piena consegna di sé, nella certezza di non cadere nel vuoto ma di essere raccolta dalla misericordia del Padre. Una certezza di fede vissuta, nel momento critico della morte, che assume un valore di preziosa testimonianza e che a me personalmente ha dato grande forza.

Invocazione alla Madonna del Monte

All’intercessione della Vergine Maria, che invochiamo qui con il titolo di Madonna del Monte, affidiamo la nostra sorella Paola nella sua pasqua verso il Cielo. In questo luogo, che ha frequentato negli ultimi cinque anni prestando il suo preziosissimo e gratuito servizio alla nostra biblioteca, ha spesso rivolto lo sguardo alla sua effigie, invocandola. Ora la prenda Ella per mano e la accompagni fino al trono di Dio.

Foto: Pier Giorgio Marini