Monsignor Lorefice (Migrantes): “Chi sostiene la remigrazione è fuori dal Vangelo” 

L’arcivescovo di Palermo durante il discorso per la festa di santa Rosalia: "L’Italia sia porto sicuro dell’accoglienza"

(Immagine dallo streaming dell'arcidiocesi di Palermo)

“Chi sventola il vessillo della remigrazione ferisce a morte la fraternità evangelica e umana e sfrutta l’insicurezza, la frustrazione, il risentimento della gente per individuare un capro espiatorio su cui scaricare il negativo della vita sociale e politica”.

Dal locale al nazionale

Parole forti, nel Discorso alla città, quelle dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, ieri durante il 402esimo Festino di Santa Rosalia, patrona della città. Dopo avere descritto le “pesti” che colpiscono Palermo (il ritorno del racket, della recrudescenza mafiosa, della violenza diffusa, della disoccupazione e del disagio giovanile), il presule amplia la riflessione all’Italia, indicando come nuova emergenza la diffusione di “una mentalità e di una politica del rifiuto, del respingimento dell’altro”.

La dignità di ogni persona

Nel suo intervento richiama la recente visita di Leone XIV a Lampedusa (vedi notizia al link sotto), letta come segno di continuità con il magistero di papa Francesco, e ribadisce che in ogni persona è impressa l’immagine di Dio. “Siamo tutti fatti a sua immagine”, afferma, sottolineando che il riconoscimento della pari dignità di ogni essere umano appartiene al cuore del Vangelo e non rappresenta un’opzione politica o una forma di buonismo. Lorefice respinge con decisione ogni interpretazione che giustifichi il rifiuto dei migranti nel nome dell’identità cristiana. “Ogni manifestazione esterna di religiosità che si faccia scudo del nome cristiano per giustificare il rifiuto del debole, del povero e del migrante si trasforma in un insulto alla verità annunciata dal Cristo”, afferma. E aggiunge: “Chi non riconosce l’altra o l’altro come sorella e fratello, indipendentemente da ogni considerazione culturale, religiosa, razziale o geografica, è fuori dal Vangelo”. Per l’arcivescovo, la proposta della remigrazione sfrutta “l’insicurezza, la frustrazione e il risentimento della gente” individuando nei migranti un capro espiatorio sul quale scaricare le tensioni sociali e politiche.

Per una politica di accoglienza

Il presule indica quindi una prospettiva alternativa, sostenendo che l’Italia, e in particolare Palermo e la Sicilia, debbano essere “porto sicuro dell’accoglienza”, luogo di una politica fondata “sul coraggio e non sulla paura, sull’eguaglianza e non sulla divisione”. La riflessione si intreccia con la figura di santa Rosalia, proposta come simbolo di chi lascia la propria casa: “Rosalia è la pellegrina e la migrante”, afferma, invitando i palermitani a riconoscere “nei migranti di oggi il volto della santa”. Accogliere chi arriva e respingere la logica della remigrazione significa, secondo Lorefice, rendere autentico il culto della patrona. Nel finale del discorso, l’arcivescovo lega il tema dell’accoglienza a quello della pace e della guerra, esortando a costruire una società capace di custodire la dignità di ogni persona, senza cedere alla cultura della paura e dell’esclusione.

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