Leone a Lampedusa, un grido muto dal cuore del Mediterraneo

Il Papa arriva nell'isola delle Pelagie e subito si dirige al locale cimitero per rendere omaggio alle tombe dei migranti senza volto e senza nome, dinanzi ai quali rimane a pregare in silenzio e depone una corona di fiori. Poi la tappa alla Porta d'Europa con l'incontro con una famiglia di migranti e la potente immagine del Pontefice lì dove il mare si fa confine e orizzonte. Infine la benedizione di una stele con cui il Molo Favarolo diventa da oggi "Molo papa Francesco". I gesti e le foto

Papa Leone questa mattina a Lampedusa. Foto Vatican Media
Papa Leone questa mattina a Lampedusa. Foto Vatican Media

Più delle parole, contano i gesti, ha detto Prevost, in questa mattinata intensa. E di gesti ne ha compiuti

Tombe senza nomi, date e volti

Un silenzio di pietra, di legno, di marmo, della roccia delle falesie, si posa questa mattina, 4 luglio, su Lampedusa. Qui, un fazzoletto di terra più vicino alla Tunisia che all’Italia, arriva Leone XIV che sceglie di spegnere le parole per lasciare spazio al peso della memoria e del dolore. Resta in silenzio il Papa per tutta la prima, breve, parte del viaggio. Quella che lo conduce al cimitero di Cala pisana, poi alla Porta d’Europa e infine al Molo Favarolo, da oggi rinominato Molo papa Francesco. Non ci sono parole, né discorsi e tantomeno proclami, soprattutto politici, da parte del vescovo di Roma. C’è un vuoto sospeso con la nuda realtà delle rotte migratorie. Quella che raccontano le croci realizzate col legno dei barconi recuperati dalle traversate nel Mediterraneo, senza nomi, date, volti; che raccontano le ciotole, i cappelli e gli oggetti di uso quotidiano incastonati nei blocchi di ceramica e ferro zincato della Porta d’Europa; che raccontano i volti, sorridenti più o meno, dei venti migranti fatti uscire oggi dagli hotspot e portati dinanzi alla stele dedicata a Jorge Mario Bergoglio.

Leone XIV al cimitero di Lampedusa davanti alle tombe senza nome dei migranti morti in mare. Foto Vatican Media

In preghiera dinanzi alle croci di legno

Un Leone silenzioso, immobile, davanti alla foto del piccolo Yusuf, morto a sei mesi in un naufragio del 2020, strappato dalle braccia della madre 17enne dalla violenza delle onde. È tutto bianco in quel momento, forse pure per il sole accecante da cui ci si difende grazie alla brezza che giunge dalla costa. È bianca la talare del Papa, sono bianche le lapidi, sono bianchi i fiori sotto le fotografie di volti, di signori anziani con lo sfondo del mare. Delle farfalle si posano sulle croci e sui cespugli di fiori e pure sulla corona che Leone depone in mezzo a quest’area del cimitero cittadino che i lampedusani curano, annaffiano, sorvegliano. Alle spalle del Pontefice c’è il sostituto monsignor Paolo Rudelli, c’è il prefetto della Casa pontificia, Petere Rajič, c’è il vicario della Diocesi di Roma, il cardinale Baldo Reina, originario di Agrigento, arcidiocesi di cui fa parte Lampedusa e rappresentata dall’arcivescovo Alessandro Damiano, per tutto il tempo a fianco al Papa.

Attraverso la Porta d’Europa

In un soffio, con il corteo di macchine che attraversano viali e viuzze dell’isola, transennate e riempite da abitanti e turisti scesi per strada, arrivano tutti alla Punta del Cavallo bianco dove sorge la Porta d’Europa, il monumento simbolo di arrivo e confine, morte e vita, miraggio e salvezza. A pochi metri dalla Porta una famiglia di migranti attende il Pontefice; vicino c’è Leonardo, 11 anni, pelle color ebano, occhi penetranti che si muovono su e giù per catturare ogni momento. In mano ha un foglio scritto a mano con dentro la sua storia, nell’altra un pallone che consegna al Papa perché lo regali ad un altro bambino che, magari, come lui qualche anno fa, può trovare nello sport la via per ricomporre una vita altrimenti spezzata. Leone lo abbraccia e lo prende per mano, con lui anche un’altra piccola. Insieme si dirigono alla Porta realizzata dall’artista Mimmo Palladino e inaugurata nel 2008. Da solo il Papa attraversa questa scultura sul promontorio sud dell’isola, parte integrante dell’identità lampedusana. Si ferma nel mezzo, il vento gli fa svolazzare la talare, lo sguardo è sul mare, mosso e vigoroso, su quelle onde tomba e confine dove navigano le navi della Marina Militare.

Il Papa varca la Porta d’Europa, a Lampedusa. Foto Vatican Media

A piedi e ancora solo il Papa si dirige verso la scogliera calcarea dove sono piantate una bandiera dell’Italia e dell’Europa. Quasi si arrampica papa Prevost su questi gradini naturali, segnati dal tempo e dalla salsedine, e lì pure rimane toccando le bandiere e ancora guardando l’orizzonte.

Il “Molo papa Francesco”

Infine la tappa al Molo Favarolo, teatro degli sbarchi, gli ultimi ieri sera intorno alle 22 di 17 persone dal nord Africa. Venti migranti, tra cui una donna con un bambino, accompagnati dalla Croce Rossa, attendono fuori dalla cancellata. Dalle barche, dai bar e dai balconi intorno la gente affacciata con bandiere e cellulari. La stele, realizzata da un’azienda del trapanese con pietre e colori caldi come quelli della spiaggia di Lampedusa retrostante, è già stata svelata (foto sotto). Il Papa la benedice, segnando così un punto di svolta per l’isola con un molo intitolato al Pontefice argentino Jorge Mario Bergoglio che nel 2013 fece balzare alle cronache internazionali il nome di questo lembo di terra. E che oggi, anche da morto, continua ad essere qui presente. Nei cuori, nei murales, nelle sculture di marmo e nelle parole del successore che si proclama pellegrino a Lampedusa “sulle orme di papa Francesco”.

Vatican News