Diocesi
Storia e fede. All’eremo la festa di Sant’Alberico
Le celebrazioni di domani, sabato 29 agosto. Alle 11 la Messa presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Giuseppe Caiazzo
Domani, sabato 29 agosto, l’eremo a Capanne di Verghereto celebrata la festa di Sant’Alberico.
Le celebrazioni durante la giornata
Alle 8 sarà celebrata la Messa per i benefattori dell’eremo. Alle 9,30 la Messa sarà per i consacrati e le consacrate della Diocesi. Alle 11 la Messa solenne presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Giuseppe Caiazzo. Alle 15,30 verrà recitata la preghiera del Rosario e alle 16 sarà celebrata la Messa cantata, presieduta dal vescovo emerito di Cesena-Sarsina Douglas Regattieri.
Per tutta la giornata sarà presente una navetta della Misericordia che collegherà il piazzale-parcheggio sotto all’eremo, a Sant’Alberico.
Pubblichiamo di seguito un testo a cura di don Daniele Bosi, relativo alla storia di Sant’Alberico. A corredo, una foto inedita di don Quintino Sicuro, eremita che ha abitato Sant’Alberico dal 1954 al 1968. Dal 2016 l’eremo di Sant’Alberico è animato da don Giambattista Ferro.
Alberico, di nobile famiglia ravennate
L’eremo di Sant’Alberico, a Capanne di Verghereto nel territorio della Diocesi di Cesena-Sarsina, è uno dei luoghi più ameni della Romagna. Fin dal 5° secolo è luogo di eremitaggio, uno degli eremi più antichi d’Italia.
Qui visse l’ultima parte della sua vita Sant’Alberico. Purtroppo pochissimo conosciamo della sua esistenza. Sappiamo che è vissuto nella prima metà del sec. XI. Alberico appartenne a una nobile e ricca famiglia di Ravenna. Da giovane si votò a una vita eremitica fatta di rigorosa penitenza, preghiera e contemplazione, dimorando a Valle Sant’Anastasio presso San Marino; in questo luogo, si racconta, che fece scaturire una fonte di acque salutari, tuttora esistente. Poi abitò per qualche tempo nell’eremo di Ocri nel territorio della nostra diocesi di Sarsina, eretto da s. Pier Damiani (1007-1072). Da qui passò a condurre una vita ancor più eremitica, in una profonda gola a 1147 metri sul Monte Fumaiolo, che dipendeva dal monastero di S. Giovanni Battista, sempre nella diocesi di Sarsina; appartenente all’Ordine Camaldolese, fondato da s. Romualdo (952-1027). Questa gola prese il nome appunto di Sant’Alberico. Qui visse in perfetta solitudine per molti anni, finché lo colse la morte verso il 1050. L’eremo e il vicino monastero di Celle dopo la sua morte fu abitato da più eremiti dell’Ordine Camaldolese, sotto la giurisdizione del già citato monastero, che ne tenne la proprietà fino al 1821. Fu poi venduto a dei privati e nel 1872 fu ceduto alla Diocesi di Sarsina.
Il culto risale al 1300
La prima memoria certa del suo culto risale al 1300, quando nel timore che i fiorentini potessero impossessarsi del corpo, questo fu trasferito di nascosto nella chiesa dell’abbazia benedettina di Valle Sant’Anastasio e tumulato in una parete. Se ne persero poi le tracce e la memoria, finché fu casualmente ritrovato durante lavori di restauro nel 1640 dal vescovo Consalvo Durante ed esposto alla venerazione dei fedeli nell’altare della Madonna del Rosario.
Il vescovo Bernardino Bellucci nel 1698 lo fece collocare in un nuovo altare dedicato appunto a Sant’Alberico.
Abbandonata negli anni ’60 e crollata, la chiesa di Valle Sant’Anastasio venne ricostruita in cemento armato in posizione più elevata e inaugurata nel 1970, con campanile formato da colonne. Questa chiesa campestre oggi serve un centinaio di parrocchiani, per lo più contadini, abitanti nelle vicinanze. Chi scrive è stato sul posto e ha visto che il sarcofago in marmo scuro, seicentesco, collocato sotto il moderno altare maggiore in marmo.
Nel 1961 i due vescovi insieme Bandini e Bergamaschi fecero la ricognizione delle spoglie presso Valle Sant’Anastasio, delle quali restano fotografie.
Il santo eremita, che già in vita operava molti prodigi, è invocato dai pellegrini che salgono all’eremo contro le malattie addominali e le ernie dei bambini.
Da oltre 10 anni eremita è don Giambattista Ferro
In questi secoli è continuato l’avvicendarsi degli eremiti, che sia pure a fasi alterne, hanno fatto funzionare l’eremo e la chiesetta annessa, accogliendo e assistendo i pellegrini devoti del santo.
Negli anni ’20 fece una grande ristrutturazione dell’eremo don Francesco Dezzi di Falera, grande benefattore, che volle essere sepolto in chiesa dove è tutt’ora. Non dimentichiamo la presenza, dal 1954 al 1968, dell’eremita servo di Dio sacerdote Quintino Sicuro, ex vicebrigadiere della Guardia di Finanza, che operò una ristrutturazione e restauro completo della residenza e della chiesa. Occupa da oltre 10 anni l’eremo don Giambattista Ferro, attuale eremita di Sant’Alberico e sacerdote dal 2023.
All’eremo in cerca di silenzio
Migliaia di persone saliranno all’eremo domani, sabato 29 agosto. E se ti fermi ad ascoltare, ti accorgi dell’incredibile varietà di accenti presenti. Oltre che da Sarsina, Cesena, San Piero in Bagno, gente verrà dalla zona di Pieve Santo Stefano, da Pennabilli, da San Marino, da Casteldelci e da tutta la valle del Marecchia fino a Rimini. Un evento, questo, davvero originale e curioso. E questa gente… cosa salirà a fare all’eremo? Non si mangia, non si balla, non si compra: si va a cercare il silenzio, per ritrovare sè stessi e Dio. E sarà un piacere anche rivedersi, magari in quell’unica occasione all’anno, per condividere qualche attimo di cammino comune su questa terra.
Questa foto, ritrovata di recente, non è mai stata pubblicata: riguarda don Quintino davanti alla Canonica di Capanne, nei primi tempi in cui arrivò (giugno 1954), nei panni di eremita, prima di iniziare il percorso in Seminario.
