Il centenario del Nido d’infanzia “Il Prato”

La struttura di viale Carducci a Cesena sorse durante il regime fascista. Da metà anni '70 è gestita dal Comune

Bambini di ieri e di oggi in una storia lunga cent’anni. È il traguardo che ha raggiunto il nido comunale ‘Il Prato’ in viale Carducci, primo servizio per l’infanzia di Cesena, festeggiato oggi pomeriggio con tanto di svelamento di targa e una mostra storica e fotografica all’interno.

La nascita durante il fascismo

Era infatti il 1926 quando, durante il periodo fascista, aprì le porte la ‘Casa della madre e del bambino’ dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia. Si trattava di un ente assistenziale delle madri bisognose e i bambini abbandonati, molto apprezzato dalla popolazione che però nascondeva in sé uno dei canoni del regime, quella che vedeva la donna unicamente come mezzo per fornire leve nuove alla patria.

Il passaggio al Comune

Chiusa l’Onmi, nel 1975 la gestione è passata al Comune e oggi ospita una sessantina di bimbi e bimbe suddivisi in quattro sezioni a partire dai 3 mesi di età.

È qui, come in tutti i nidi, che le relazioni con gli altri piccoli e con le educatrici contribuiscono a costruire le basi della crescita: un ambiente educativo in cui prendono forma le prime esperienze di socializzazione, autonomia e conoscenza del mondo.

L’importanza dei nidi d’infanzia

“Nella nostra città da un paio di generazioni si può dire che il percorso scolastico non inizia a 6 anni bensì già dal nido – ha affermato il sindaco Enzo Lattuca -. Se tutti gli adolescenti lo avessero frequentato, molti problemi che si stanno manifestando oggi si risolverebbero senza bisogno di costruire nuove carceri per minori”. Il riferimento è alle recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia Nordio in seguito ai numerosi arresti per i disordini di Milano.

Sempre sull’importanza del suo ruolo, il primo cittadino ha sottolineato la “determinata ostinazione dell’Amministrazione comunale nel farsi carico di un servizio che sarebbe economicamente insostenibile: quello che si trasmette qui dentro non ha prezzo e il futuro delle nostre generazioni non è una merce”.

Una storia di cura

L’edificio nel 1981 è stato sottoposto a una rilevante ristrutturazione e nel corso degli anni è stato continuamente migliorato con lavori di manutenzione.

L’assessora alla scuola Elena Baredi nel suo intervento ha ricordato la figura del medico Ettore Levi, pioniere della medicina sociale, e del suo impegno per il rispetto della donna partoriente dal punto di vista igienico. “Tra queste mura c’è la storia della cura della donna e del bambino e dell’evoluzione del modo di intendere l’educazione nella prima infanzia. Un impegno comunitario fatto di dedizione e genitorialità aperto a tutti che oggi accoglie anche nuove culture”, ha sottolineato.