Lettere
Oggi si ricorda sant’Anastasia la romana
Un profilo della santa a cura di Massimo "Pepe" Pieri: "Ci insegna il valore dell'amore, quello vero"
Proponiamo una nuova puntata della rubrica: “Conosciamo i santi”, a cura dell’affezionato lettore Massimo “Pepe” Pieri.
Caro direttore,
la santa che presento oggi, 29 ottobre, si chiama Anastasia, detta la romana. Ma prima lasciami che faccia un preambolo: “Chi ama soffre, perché amore e sofferenza sono le due facce d’una stessa medaglia”. E aggiungo: “Il vero amore per rivelarsi spesso chiede la sofferenza”. Non si può fare a meno, né diversamente.
Torniamo ad Anastasia, non puoi immaginare ciò che ha subito questa dolce ragazza per amore di Gesù. Mi chiedo fin dove può arrivare la crudeltà e la barbarie umana. Secondo la tradizione, la giovane Anastasia è vissuta sotto gli imperatori Decio e Valeriano. Proveniva da una nobile famiglia. Si rinchiuse volontariamente all’età di 20 anni in un “monastero” retto da una donna di nome Sofia. Attenzione, la vita consacrata non esisteva ancora, dunque erano gruppi di donne che vivevano assieme pregando e compiendo atti di carità. La nostra santa appartiene alla categoria delle sante osio-martiri, donne che vivevano uno stile di vita particolare e che subirono il martirio.
Sebbene ancora il progetto di una vita consacrata in monastero non fosse nato, né per il ramo maschile, né tanto meno per quello femminile, esistevano però queste piccole comunità di vergini “consacrate” a Dio, senza voti, liberamente. Costoro si occupavano del servizio della chiesa locale, ce lo attesta sant’Atanasio nella vita di sant’Antonio il grande e lo stesso sant’Ignazio di Antiochia nell’epistola ai Filippesi dove dice: “Saluto le comunità delle sacre vergini”. Le vergini consacrate a Dio potevano scegliere se vivere in casa propria e assieme ad altre riunendosi insieme per momenti di preghiera o per decidere come assolvere alle necessità della Chiesa locale soprattutto l’assistenza ai poveri, alle vedove e agli orfani.
Anastasia fu denunciata dai propri parenti per questo suo operare cristianamente la carità e fu processata dal prefetto Probo, il quale la sottopose a una serie di innumerevoli torture, prima di farla decapitare. Ma prima che Anastasia morisse avvenne un fatto particolare, un cristiano di nome Cirillo osò offrire alla giovane martoriata un bicchiere d’acqua. Solo un bicchier d’acqua e questo bastò per fargli subire la stessa sorte. L’amore porta anche a questo. Gesù ce lo aveva promesso, ci aveva messo in guardia: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”; e più avanti: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,18.20b).
Un’ultima precisazione: santa Anastasia la romana non dev’essere confusa con la più nota santa Anastasia di Sirmio commemorata nei Sinassari bizantini il 22 dicembre e con santa Anastasia, vedova del IV secolo, anche lei di Roma, che, dopo la morte del marito, si dedicò ad atti di carità e alla pratica della sua fede cristiana. Durante la persecuzione di Diocleziano venne uccisa per le sue convinzioni. La santa Anastasia di cui ti ho parlato oggi e tutta la lunga serie di martiri santi o beati, riconosciuti e no, ci insegnano il valore dell’amore, quello vero.
Grazie per lo spazio concessomi.
Massimo “Pepe” Pieri