Cesena. Al teatro Bonci Romanticismo in musica

Ieri, giovedì 16 aprile, teatro pieno e applausi

Orchestra sinfonica al teatro Bonci

Al Teatro “Bonci” di Cesena una serata di musica romantica con il Conservatorio “Maderna – Lettimi” di Cesena e Rimini.

Ieri, giovedì 16 aprile, l’Orchestra del Conservatorio, diretta da Paolo Manetti, e col pianoforte solista di Paolo Wolfango Cremonte, ha interpretato due classici brani del Romanticismo ottocentesco: il Concerto n. 1 per pianoforte di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la Sinfonia Scozzese di Felix Mendelssohn.

Il programma della serata è andato a ritroso nel tempo, iniziando dal brano più moderno e risalendo a metà del XIX secolo. Scritto tra la fine del 1874 e gli inizi del 1875, il Concerto per pianoforte n. 1 di Pëtr Il’ič Čajkovskij con l’alternanza di tenerezza e dramma è il ritratto sonoro di un’anima in conflitto.

L’andamento dà l’impressione all’ascoltatore che il brano sia scaturito di getto dalla penna dell’autore sull’onda di un’irruenta ispirazione, mentre Čajkovskij ritornò più volte su questo concerto facendone in tutto tre versioni, di cui l’ultima, del 1889, è quella definitiva e attuale. Si torna indietro nel tempo con la Sinfonia n. 3 “Scozzese”, memoria di un viaggio giovanile tra le rovine del passato e le nebbie della Scozia.

Mendelssohn dopo l’esecuzione della sua prima sinfonia si recò in Scozia in compagnia dell’amico di famiglia Carl Klingemann, scrittore e librettista. L’itinerario condusse i due a Edimburgo dove il giovane compositore, ammiratore del teatro del grande poeta tedesco, Schiller, non mancò di visitare i luoghi storici legati a Maria Stuarda, a cui Schiller aveva dedicato uno dei suoi testi più importanti. La sinfonia, ultimata solo nel 1842, ricrea echi popolari e rievoca atmosfere e impressioni del viaggio in quattro movimenti, che l’autore voleva eseguiti senza soluzione di continuità.

Eseguire brani così complessi mette a dura prova fior di orchestre: è stato un compito gravoso per l’Orchestra del Conservatorio, che è una compagine accademica, con i difetti e i pregi che questo comporta. Se nel concerto di Čajkovskij le difficoltà sono state un po’ più visibili, è sembrata un po’ più a suo agio con il brano di Mendelssohn.

Molto buona la prova di Paolo Wolfango Cremonte, che si è anche prodotto in un “bis”, sempre da Čajkovskij: il mese di giugno dalla raccolta “Le stagioni”, opera coeva del Concerto eseguito. Il teatro era pienissimo e sono stati applauditi sia l’orchestra sia il solista.