Cesena Triathlon, passione sportiva e inclusione

Il lavoro a sostegno dello sport paralimpico nel territorio e la testimonianza dei campioni Luca Venturini e Fabiana Memini

Da sinistra: Soldato, Suarez, Memini, Venturelli, Castorri, Caporali, Labruzzo

Per uno sempre più inclusivo.

Percorso di inclusione in città

Cesena Triathlon e l’Amministrazione comunale hanno presentato oggi alla stampa il percorso paralimpico portato avanti in città. “Il progetto Cesena Sport city – ha detto il vicesindaco con delega allo Sport Christian Castorri – oltre a prevedere interventi sugli impianti sportivi per migliorarne i livelli di accessibilità, ha, fra i suoi obiettivi, quello di favorire il più possibile la pratica sportiva anche in ambito paralimpico”.

In città, gli ha fatto eco l’assessora ai Servizi per la persona e la famiglia Carmelina Labruzzo, “sono presenti esperienze consolidate che consentono a persone con disabilità di praticare attività sportiva con continuità. Abbiamo bisogno di testimoni che raccontino che è possibile farlo, anche con successo“.

L’impegno di Cesena Triathlon

In particolare, si è sviluppata una rete sempre più ampia di collaborazioni, che coinvolge associazioni, istituzioni, professionisti e volontari, che mira a rendere l’attività sportiva nel territorio sempre più accessibile a tutti. “Ho iniziato a essere più sensibile al tema come guida all’atleta non vedente Loris Capanna – ha raccontato Filippo Caporali, vicepresidente di Cesena Triathlon e consigliere nazionale della Federazione italiana Triathlon (Fitri) -. La società è attiva dal 2014 e, negli anni, ci stiamo impegnando nella promozione del paratriathlon e dell’atletica leggera paralimpica. Abbiamo costruito un solido rapporto di collaborazione con la Polisportiva Anffas, raccogliendo alcuni loro atleti e creando sinergie positive in città”. Poi la citazione evangelica: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”, nel senso che “le vittorie degli atleti paralimpici non sono solo sportive, ma portano luce a tante persone”.

L’esperienza di Polisportiva Anffas

“Da più di 30 anni – sono intervenuti Giovanna Suarez e Marco Soldato di Polisportiva Anffas – ci impegniamo a rendere più accessibile lo sport a persone con disabilità fisica, intellettiva o con problemi di neuro sviluppo. Supportiamo sempre la pratica sportiva con un progetto educativo personalizzato e organizziamo attività inclusive presso la pista di atletica di Cesena. Inclusione per noi significa partire insieme e aspettare i tempi di tutti“.

Le esperienze dei campioni Luca Venturelli e Fabiana Memini

Spazio infine alle testimonianze degli atleti paralimpici Luca Venturelli e Fabiana Memini.

Il primo, 21 anni, mezzofondista originario di Bellaria-Igea Marina (Rimini), è affetto da disturbi dello spettro autistico da quando aveva due anni e oggi si allena con il Cesena Triathlon. Nel 2025, Luca ha vinto due ori con tempi record a Brisbane, in Australia, per i Mondiali di atletica leggera nei 1.500 e 5.000 metri con la Fisdir (Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali) e nei prossimi giorni gareggerà in Polonia. “L’autismo è un compagno invisibile – rivela Venturelli -. Con lo sport ho imparato a socializzare e a essere meno rigido nei movimenti”. Dall’atleta anche una battaglia non solo personale: “Non posso partecipare alle Paralimpiadi perché ho un quoziente intellettivo superiore a 75, soglia fissata dal Comitato paralimpico internazionale. Continuerò a battermi per uno sport sempre più inclusivo”.

Fabiana Memini, 32 anni, avvocata, da due anni si è avvicinata al mondo del paratriathlon. “Tre sport da coordinare sono una grande sfida per chi, come me, è affetta da sclerosi multipla, con il corpo che deve adattarsi di continuo nel campo di gara”, racconta Fabiana, che, lo scorso maggio, ha conquistato il titolo nazionale nella propria categoria ai Campionati Italiani di Loano e il prossimo 12 settembre gareggerà a San Mauro Mare. Per Memini, “nel mondo paralimpico si incontrano difficoltà diverse, ma gli scogli iniziali sono simili per tutti. Ogni pratica sportiva può essere adattata, non ci sono barriere se lo vogliamo. Lo sport può essere volano di un cambiamento sociale profondo”.