Crisi energetica, l’impatto sulle imprese romagnole

Confindustria stima un maggior costo di 92 milioni di euro sulle bollette industriali

Il direttore generale di Confindustria Romagna Marco Chimenti (a sinistra) e il presidente dell'associazione Mario Riciputi alla conferenza stampa odierna

La crisi del Golfo, con l’aumento dei prezzi dell’energia, sta avendo un impatto sul sistema economico che si tradurrà in nuova inflazione. Questa mattina Confindustria Romagna ha incontrato la stampa per fare il punto sulle risposte delle imprese associate, interpellate al riguardo pochi giorni prima. La stima è di un maggior costo sulle bollette industriali di 92 milioni di euro nel corso dell’intero 2026.

Il report del Centro Studi Confindustria Romagna analizza l’impatto del conflitto in Medio Oriente (con la chiusura dello stretto di Hormuz) sulle imprese del territorio, basandosi su un’indagine condotta su un campione di 99 aziende con 10mila addetti complessivi.

L’associazione guidata da Mario Riciputi riunisce quasi 900 aziende, con una forza di 40mila dipendenti e collaboratori che genera un fatturato complessivo di 22 miliardi di euro circa e una quota di export media superiore al 38 per cento.

Il contesto economico precrisi

Prima dell’acuirsi delle tensioni internazionali, il sistema industriale romagnolo mostrava segnali di consolidamento. Nel 2025, rispetto all’anno precedente, la produzione era aumentata del 2,6 per cento e il fatturato totale del 3,2 per cento.

Una crescita trainata dall’estero (più 5,9 per cento), con una quota di esportazioni media pari al 38,3 per cento del fatturato.

L’impatto sugli approvvigionamenti

Le ripercussioni della crisi variano in modo significativo a seconda della tipologia di risorsa.

Per le materie prime energetiche: Il 60 per cento delle imprese non rileva difficoltà al momento, anche se il 34 per cento teme criticità se il conflitto dovesse protrarsi.

Nel caso delle altre materie prime la situazione è più tesa, con solo il 39 per cento delle imprese che non segnala problemi e un 12 per cento che denuncia già ritardi significativi superiori alle due settimane.

Dinamica dei costi e margini di profitto

Dall’indagine di Confindustria emerge come il conflitto abbia innescato una pressione al rialzo sui costi operativi. Per quanto riguarda la logistica e i trasporti, l’85 per cento delle imprese segnala aumenti, definiti “molto significativi” (superiore al 20 per cento) dal 16 per cento degli intervistati.

Il 24 per cento del campione registra rincari superiori al 20 per cento nell’energia.

L’effetto sui profitti è diffuso: Il 72 per cento delle aziende vede i propri margini influenzati dagli aumenti (14 per cento in modo critico, 58 per cento in modo gestibile), mentre il 28 per cento non ha ancora subito impatti .

Reazioni immediate e aspettative future

Nonostante le tensioni, prevale una certa rigidità nelle strategie commerciali. La stragrande maggioranza delle imprese non intende cambiare i mercati di destinazione (92 per cento) o di approvvigionamento (78 per cento).

Il clima per il prossimo trimestre è di preoccupazione: il 60 per cento dei rispondenti prevede un rallentamento dell’attività. Per la maggior parte di queste aziende (73 per cento), il calo stimato della produzione sarà comunque contenuto entro il dieci per cento .

Simulazione bollette 2026

Per dare un’idea del possibile impatto dell’aumento dei costi energetici sulle bollette delle industrie, Confindustria Emilia-Romagna ha applicato ai consumi di gas ed elettricità registrati nell’anno 2024 i prezzi medi rilevati al 15 aprile 2026.

Nel dettaglio, nel 2024 per l’elettricità a Forlì-Cesena sono stati consumati 752 GWh, a Ravenna 1.787,4 GWh, Rimini 345,6 GWh. Per quanto riguarda il gas, in provincia di Forlì-Cesena si sono consumati 52,4 milioni di standard metri cubo (554 GWh), Ravenna 306,3 M Sm3 (3.238 GWh), Rimini 17,9 M Sm3 (189 GWh). Nelle tre province romagnole, questo significherebbe un maggior costo totale di 92 milioni di euro nell’intero anno 2026 (a parità di prezzi rilevati).

Largo alle energie rinnovabili

Per il presidente di Confindustria Romagna «Ci sono effetti inflattivi striscianti su tutti i mercati e un impatto tangibile sulle bollette energetiche». Anche i sostegni governativi sui carburanti, limitati nel tempo, non sono sostenibili: «per il loro rilevante impatto sui conti pubblici – sottolinea Riciputi –. Per questo si avverte l’esigenza di riflessioni sull’attivazione di politiche industriali energetiche che portino a una stabilizzazione dei prezzi, incrementando nel mix energetico di produzione la quota delle energie rinnovabili».

Per Confindustria, il ritardo dell’esatta individuazione delle aree idonee ha rallentato la propensione agli investimenti in energie rinnovabili, che risultano concentrati in buona sostanza nel fotovoltaico. A questo si sono aggiunte complessità burocratiche amministrative in sede autorizzativa e nell’accesso alla rete, anche se per Riciputi «la nostra Regione è una delle più avanzate nel recepimento della normativa sulle rinnovabili».

Aeroporti a sistema

Un plauso alla Regione è riservato anche per la recente legge che mette a sistema gli scali aeroportuali, con benefici per gli aeroporti minori: «Non possiamo che plaudere a un progetto che mira a rafforzare le connessioni tra aeroporti, logistica e sistema produttivo e a migliorare accessibilità e integrazione con altri trasporti: questi temi così trasversali e impattanti possono essere affrontati solo con una visione d’insieme, organica e lungimirante» conclude Riciputi.