Dal Mondo
Il Papa: mai avuto dubbi sul viaggio in Sud America, sono felice di andare
“So che molti erano dubbiosi su questo viaggio - spiega in volo -. Io dal primo giorno non ho avuto dubbi. Ringrazio Dio e i meravigliosi assistenti medici. Posso dire di sentirmi bene”. Sul voto negli Usa: “Sono fiero di essere americano e di esercitare questo diritto"
Sull’aereo verso Montevideo, prima tappa del viaggio in Uruguay, Argentina e Perù, il saluto ai giornalisti al seguito.
“Felice di partire”
Molti “erano dubbiosi”, dopo l’operazione al Gemelli per l’asportazione di un tumore, che Leone XIV riuscisse ad andare in America Latina. Lui, invece, mai: “Dal primo giorno non ho mai avuto dubbi: ero convinto che il viaggio dovesse aver luogo”. Il Papa si dice “felice” – lo ripete più volte – di trovarsi sull’aereo di Ita Airways che lo conduce in Uruguay, Argentina e Perù. Dodici giorni, oltre 30 mila chilometri, 14 località, macchine, aerei, elicotteri, oltre cinquanta appuntamenti e circa quaranta discorsi. Un’avventura e, volendo, una sfida. Leone XIV, Papa statunitense (“Fiero di esserlo e di poter esercitare questo diritto”, commenta a proposito del suo voto per il midterm) ma pastore dall’animo latinoamericano è “contento” di compiere questa missione. La “missione del vescovo di Roma, del Papa” e, cioè, di “condividere la gioia del Vangelo e annunciare la buona notizia, camminare insieme alla gente, esprimendo quella vicinanza che per loro è così importante sia nei momenti di gioia che di tristezza”, sottolinea il Pontefice nel saluto agli 82 giornalisti al seguito, provenienti da ogni parte del mondo (dieci dai Paesi visitati).
Sul viaggio non ho avuto alcun dubbio
A cronisti, corrispondenti, cameraman, pronti con smartphone e attrezzature, il Papa si presenta col sorriso, circa un’ora e mezza dopo il decollo da Roma-Fiumicino. Saluti in tre lingue, “Buongiorno a tutti, buenos dias, good morning everyone”, poi il grazie “per il vostro servizio, per il lavoro che fate”, “molto importante” per aiutare a diffondere “il messaggio di Dio di pace e bontà per tutti”. “So che molte persone erano dubbiose sulla riuscita di questo viaggio”, aggiunge poi Leone. “Ebbene, vi confesso che dal primo giorno non ho avuto alcun dubbio: ero convinto che il viaggio dovesse aver luogo. E sono davvero contento e dico grazie a Dio e ringrazio i meravigliosi assistenti medici che sono qui oggi. Posso dire di sentirmi piuttosto bene, voi ne siete testimoni”.
Il prefetto Alvarado: ha creatività e vitalità
Leone XIV approfitta dell’occasione per presentare ufficialmente il nuovo prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Monserrat “Montse” Alvarado: “Molti di voi già la conoscono”. Dallo scorso 1° novembre “si è unita al team vaticano” per svolgere “questo importante ruolo come prefetto, succedendo a Paolo Ruffini che ha completato il suo servizio”, spiega il Papa. “E ora – aggiunge – possiamo contare sulla preziosa esperienza, sulla creatività e vitalità di Montse che ci accompagnerà in questo viaggio e aiuterà il Vaticano e me personalmente in un ambito fondamentale come quello della comunicazione”.
Portare ai popoli “un messaggio di speranza”
Prima di addentrarsi tra le due file di sedili per il consueto giro di saluti, il Papa ci tiene a ribadire la priorità del sesto viaggio apostolico in tre Paesi dell’America Latina, ognuno con “una storia del tutto peculiare”, con “molte cose in comune” ma anche “molte differenze”. Ovvero quello di incontrare popoli e culture e portare loro “un messaggio di speranza”. La parte più lunga sarà in Perù: un “ritorno a casa” nella terra in cui fu per oltre vent’anni missionario, in particolare a Chiclayo, diocesi al nord di cui è stato vescovo. “Per me rappresenta una delle mie tante case”, confida infatti il Papa. “Sono felice di poter ritornare”.
Il suo segreto? “Buoni medici e una vita sana”
Libri, lettere, e doni di ogni genere inondano il Papa durante il passaggio tra i giornalisti. Dal cappello tipicamente andino proveniente da Chuluchanas, primo approdo della sua missione in Perù, alla pallina da baseball dei White Sox di Chicago. Il Papa la firma e col giornalista che gli allunga il pennarello scherza: “Attenzione, mi sono giocato altre tonache così”. Poi alla domanda “dove trova la forza di fare questo viaggio”, risponde: “Nella fede, il Signore è molto generoso con me”. Il suo segreto? “Buoni medici e una vita sana”.
Il voto Usa: “fiero di essere americano”
Ai corrispondenti di testate statunitensi che domandavano del suo voto inviato per posta per le elezioni di midterm, Papa Leone replica: “Ho già fatto una dichiarazione su questo, sono fiero di essere americano e di esercitare il diritto di voto”. Mentre spiega di non aver votato per il Perù – del quale è pure cittadino – non essendoci la “possibilità” tecnica per votare a distanza. Se avesse potuto, però, lo avrebbe fatto: “È una cosa buona”.
Dopo l’operazione: “la sanità deve essere un diritto per tutti”
Tante le domande sulla salute. A Lourdes, nel viaggio in Francia, ha pregato per la sua malattia? “In quel momento non c’era alcun segnale di problemi, sorprendentemente, per gli aspetti fondamentali, andava tutto bene. Ero molto più preoccupato per la salute delle persone che si trovavano lì”. E ora, dopo l’operazione, qual è l’urgenza del pontificato? “Un senso di impegno nel voler continuare ad essere vicino a chi è malato, ma anche vorrei dire alla gente come la sanità deve essere un diritto per tutti”. A chi è malato di cancro, il Pontefice invia un messaggio mirato: “Non avere paura, la diagnosi precoce è la strada migliore, quindi i controlli regolari sono una benedizione”. Leone spiega di aver trascorso la degenza al Gemelli leggendo “il breviario, il libro di preghiere, i giornali” e di non aver ancora ripreso il tennis: “Non ancora, ma lo farò”.
In Argentina come “omaggio” a papa Francesco
Ampliando lo sguardo all’Ucraina, sulla tregua a Oleshky da lui auspicata e promossa commenta: “Grazie a Dio per quanto si è riuscito a fare ma c’è ancora molto da lavorare per arrivare alla pace”. Invece sulla tappa argentina, chiarisce che è “un omaggio” a papa Francesco, “nel senso che visito il suo Paese, dove lui non è potuto andare”, ma la priorità è quella di visitare questo importante Paese. A chi domandava se si sentisse diverso, in qualche modo più a suo agio nel parlare in spagnolo, la lingua appresa durante la missione, Leone risponde: “Aspettate e vedete, qualcuno dice che ci sono differenze significative…”.
A Santiago de Compostela nel 2027?
Tra i doni più curiosi, quello consegnato dalla corrispondente spagnola di Radio Cope Eva Fernández. Ovvero la targa di un ipotetico aereo che potrebbe portarlo sul Cammino di Santiago nell’Año Jacobeo, l’Anno giubilare di Santiago de Compostela, nel 2027. Prevost già aveva percorso il cammino in auto in passato. I fedeli spagnoli si augurano ora che ritorni in aereo e da Papa. Lo farà? “Di volere, voglio. Una cosa è ciò che si vuole, ma un’altra è ciò che si può fare”.