Rubicone
Il vescovo al funerale di don Sergio Orlandi: “Abbiamo perso un nobile prete, ma abbiamo in cielo un intercessore in più”
Chiesa di Budrio piena per le esequie dello storico parroco. Monsignor Caiazzo: "Ha vissuto la cecità fisica ma era illuminato dalla luce del Signore"
In tanti hanno partecipato, oggi pomeriggio, nella “sua” chiesa intitolata a Santa Maria di Cleofa, ai funerali di don Sergio Orlandi, fondatore e parroco per 44 anni della parrocchia di Budrio di Longiano.
Una ventina di preti con il vescovo
La Messa funebre è stata presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. I preti che hanno concelebrato erano una ventina, tra cui, all’altare con lui, il vicario don Pier Giulio Diaco e il parroco di Budrio, don Filippo Cappelli. Non è potuto esserci il vescovo emerito Douglas Regattieri, perché in questi giorni a Lourdes. Presenti anche alcuni diaconi. La liturgia è stata animata dal coro parrocchiale di Budrio, con qualche innesto dalla parrocchie vicine. Il Vangelo letto è brano di Matteo sull’attesa operosa e vigilante del servo, “perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”.
Amore per il canto liturgico e la Madonna
Durante la celebrazione, il vescovo, che ha potuto conoscere don Sergio solo nell’ultimo anno, ha condiviso un ricordo personale, mettendo a fuoco due dei suoi tratti distintivi: la devozione mariana e l’amore per il canto e la liturgia. “Quando pranzavamo alla Casa del clero – ha ricordato il presule – don Sergio ci invitava sempre a intonare un canto alla Madonna. Si sentiva solo la sua voce. Fino alla fine ha servito la Chiesa nonostante la cecità”. La malattia è stata richiamata da monsignor Caiazzo anche durante l’omelia: “I suoi 96 anni di vita, i suoi 73 anni di sacerdozio, molti dei quali vissuti nella cecità fisica ma ancor più illuminato dalla Luce del suo Signore che lo ha abitato, ci sono di aiuto per capire come ha vissuto questi anni, come ha amato il suo ministero”.

Il ricordo dell’amico don Piero Altieri
Al termine della Messa, l’amico don Piero Altieri, ha ricordato che “don Sergio è morto la sera di sabato 22 agosto. Aveva appena terminato la cena con i sacerdoti ospiti con lui della casa di riposo “Don Baronio”, a Cesena. Il tempo appena di appoggiarlo sul suo letto”. Fra i ricordi, quello della nascita della parrocchia di Budrio: “Nel 1961 il vescovo Augusto Gianfranceschi lo nominò parroco dell’erigenda parrocchia di Budrio di Longiano. Il vescovo Gianfranceschi gli disse: «Io penso al terreno di Budrio di Longiano… tu al resto». Il testo integrale del necrologio a cura di don Piero Altieri è pubblicato sul Corriere Cesenate numero 30, in edicola e nelle case degli abbonati da oggi, giovedì 27 agosto.

Di seguito, pubblichiamo il testo integrale dell’omelia letta da monsignor Caiazzo.
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L’addio a don Sergio nella “sua” comunità
Carissimi, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di santa Monica, madre di sant’Agostino, ci ritroviamo insieme in questa chiesa parrocchiale di Santa Maria di Cleofa di Budrio per ringraziare il Signore perché 96 anni fa nacque a questa vita don Sergio e oggi, mentre diamo l’ultimo saluto, viviamo la certezza che in Cristo morto e risorto ha ricevuto il premio della vita eterna che lui stesso ha sempre annunciato. Davanti a Dio siamo tutti figli amati, ma ognuno in modo particolare. Di fronte alla morte di una persona cara rimaniamo tutti fortemente turbati e sofferenti, soprattutto i familiari e gli amici. Quando muore un prete l’evento è misteriosamente denso di significato. Lo è ancor di più quando si celebra nella comunità parrocchiale che ha servito. Nel caso specifico di don Sergio tocca il cuore dell’intera comunità di Santa Maria di Cleofa di Budrio di Longiano nella quale ha svolto il ministero presbiterale per 44 anni. Don Sergio, come san Paolo, è stato “chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio”.
Tutti muoino, tutti possono salvarsi
Noi tutti, oggi, se pur dispiaciuti, siamo venuti per attingere alla salvezza che stiamo celebrando. Le parole dell’apostolo delle genti sono le parole del nostro caro e amato don Sergio per tutta la Chiesa di Cesena-Sarsina, in particolare per la sua cara comunità di Budrio: “Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza”. Come Gesù, anche don Sergio, anche noi, anche i parenti ai quali partecipo la vicinanza nella preghiera e le condoglianze, sperimentiamo che c’è un mandato da parte del Padre: “che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato”. Questo significa che Dio Padre ha affidato al Figlio, Gesù, il comandamento di non perdere nessuno dei figli dell’uomo. A tutti viene data l’opportunità di scegliere la vita e la vita eterna. Non è più fortunato o amato da Dio chi vive cento anni, non ha sofferenze ed è pieno di attenzioni. Non ci sono alcuni predestinati per salvarsi e altri esclusi. Tutti abbiamo fame di vita, sete di felicità. Ma tutti sperimentiamo il limite della nostra carne di fronte alla durezza del tempo presente che spesso sfocia in delusione. È esattamente nell’Eucaristia che stiamo celebrando che ritroviamo forza, energia perché ci nutre. In essa c’è la presenza reale di Cristo: vero e unico pane che ci sfama.

Sentire il profumo della vita e non della morte
La morte, ogni morte, carissimi tutti, è una provocazione e nello stesso tempo è colta come un’ingiustizia perché ferisce gli affetti che restano in vita. È una privazione che a volte apre ferite interiori, toglie la pace e suscita una serie di interrogativi. Lo è ancor di più la morte di un prete, volto paterno e misericordioso di Dio per tanti fedeli. Eppure la morte di D. Sergio, prete di questa Chiesa, ci invita a liberarci dell’idea di un Dio da temere. Questa morte ci chiede di tornare a mangiare insieme, come una famiglia attorno alla stessa mensa, per ricevere quel pane che sazia. Ma ancora di più, sentire nuovamente il profumo del pane fatto in casa che riempie e inebria per giorni. Dio, in Gesù, si è fatto pane che sazia nell’Eucaristia che stiamo celebrando e che fra poco riceveremo. Ci chiede ancora di sentire il profumo della vita e non della morte, per tornare all’essenziale: solo Dio ci dona la pace, dando senso al nostro peregrinare in questa vita. Senza Dio c’è disperazione perché la solitudine e lo scoraggiamento prendono il posto della speranza. Per questo don Sergio si è speso e ha offerto la sua vita per servire soprattutto voi e questa comunità.
La Pasqua di don Sergio
Ecco perché possiamo dire che oggi stiamo celebrando la Pasqua: vittoria di Cristo sulla morte. In lui, celebriamo la Pasqua di don Sergio, passando dalla morte alla vita eterna, vivendo l’attesa della vittoria definitiva, quella della risurrezione della carne redenta. Gesù, il risorto ci sta manifestando la strada che ci porta verso Dio. Noi questo nostro presbitero lo cogliamo come “il servo fidato e prudente, che il padrone (Dio) ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito”. E siamo certi che don Sergio è “Beato perché il Signore lo ha trovato ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni”.

Un prete del posto
I suoi 96 anni di vita, i suoi 73 anni di sacerdozio, molti dei quali vissuti nella cecità fisica ma ancor più illuminato dalla Luce del suo Signore che lo ha abitato, ci sono di aiuto per capire come ha vissuto questi anni, come ha amato il suo ministero. Ognuno di noi potrebbe raccontare una o più occasioni in cui ha ricevuto del bene da questo sacerdote. Riporto quanto don Sergio nel settembre 2011 rispondeva per il giornalino parrocchiale di Budrio a Elisa Romagnoli, qui presente: “Sono arrivato a Budrio di sabato, era il 28 ottobre. Mi recai in chiesa per preparare la celebrazione della Santa Messa della Domenica e per le confessioni. La chiesina rurale a nostra disposizione era senza porta né finestre e i muri in alcuni punti erano stati imbrattati. Quel giorno venne a confessarsi una cinquantina di ragazzi. Ero appassionato di Gesù Cristo, come lo sono oggi, e desideroso di far conoscere il suo Vangelo e la sua Chiesa. Sono originario del posto e quindi conoscevo la gente di Budrio e loro conoscevano me e la mia famiglia. Sapevo il lavoro che mi attendeva. Tra gli adulti diversi erano poco inclini alla pratica religiosa e con qualche pregiudizio nei confronti del magistero della Chiesa. Ma da subito le mamme e le nonne hanno portato bambini e ragazzi a partecipare alla Santa Messa, al catechismo e alle prime iniziative ricreative proposte”.
Gesù al centro
Ha servito Dio attraverso una fede essenziale, concreta, coerente, cercando la volontà di Dio, affidandosi a lui fino alla fine. Ma ha servito tutti, vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli, con particolare attenzione a chi aveva più bisogno. La sua umanità intrisa dello Spirito di Dio ha mostrato la sua passione per Cristo e la sua Chiesa, come prete saggio dal carattere dolce ma deciso. Lascio parlare ancora lui nella stessa intervista: “Desideravo che fosse chiaro che il centro di tutto è Gesù, specialmente nella Parola, nella Catechesi e nell’Eucarestia. Massimo rilievo è stato dato alla Santa Messa festiva, all’amministrazione dei sacramenti e alla preghiera liturgica. Contemporaneamente non è stato trascurato il contatto personale, particolarmente con le famiglie degli immigrati. L’esigenza principale infatti era quella dell’aggregazione delle giovani famiglie. Molte non si conoscevano tra loro, erano residenti nei nostri quartieri ma viventi altrove per esigenze di lavoro, interessi, amicizie. Inoltre i nuovi quartieri appartenevano, come oggi, a diverse amministrazione comunali. Per favorire l’aggregazione tra le famiglie sono state proposte feste parrocchiali, in particolare la festa della famiglia, gite culturali e pellegrinaggi, oltre ai campi scuola per i ragazzi”.

Commossa gratitudine
Anche io esprimo commossa gratitudine per aver conosciuto, se pur per breve tempo, don Sergio e lo faccio anche a nome di monsignor Douglas Regattieri, in questi giorni a Lourdes, con il quale ha vissuto un intenso rapporto spirituale. Personalmente non ho potuto godere molto della sua preziosa collaborazione, ma tantissimo dell’offerta della sua sofferenza. Questo mi ha permesso, soprattutto quando presso la Casa del clero abbiamo condiviso il pranzo, di percepire il suo bene e affabilità. Da oggi in poi, carissimo don Sergio, ti chiediamo di sostenerci nel chiedere a Gesù: “Dacci sempre di questo pane”. Abbiamo la certezza che Gesù ci risponderà: “Io sono il pane della vita! Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. Se è vero che abbiamo perso un nobile prete come te, è altrettanto vero che adesso abbiamo in cielo un intercessore in più, affinchè ognuno di noi, sull’esempio del Maestro e Signore, possa essere in grado di “Fare la volontà di colui che oggi ci invia”. Questo è il cibo che cerchiamo, il pane che deve alimentare la nostra vita e che ci dà vita. Qui, oggi, posto ai piedi dell’altare, ci dici, nella tua ultima predica, che comincia la vita eterna, che è più forte della morte.
Alla casa del Padre
Mi piace concludere pensando che don Sergio è giunto alla casa del Padre dove Gesù ha preparato un posto e dove lo stesso Gesù lo accoglie con queste parole: “Vieni servo buono e fedele” (cfr. Mt 25,21.23). Alla Madonna del Popolo, che tanto amava e venerava, affidiamo la sua anima benedetta, e con la preghiera cristiana chiediamo a Dio che splenda a lui la luce perpetua e riposi in pace. Amen.