Il vescovo emerito Douglas ai funerali di Gilberto Graffieti: “La gratuità sua ragione di vita”

La riflessione del presule: "Il dono fatto senza secondi fini è sempre più raro"

Gilberto Graffiedi

Nella chiesa parrocchiale di Ardiano di Roncofreddo l’ultimo saluto a Gilberto Graffieti.

I funerali

In tanti questa mattina ai funerali dello storico presidente della Croce Verde di Cesena, grande camminatore (fra i promotori dell’iniziativa “In Cammino per la pace”, in programma dal 30 maggio al 2 giugno prossimi) e volto moto noto in città (vedi notizia al link sotto). A presiedere l’eucarestia è il vescovo emerito Douglas Regattieri. Il Vangelo è quello dei discepoli di Emmaus.

Di seguito, il testo dell’omelia di monsignor Regattieri.

Da solo, sulla strada…

Siamo nel tempo pasquale: Cristo è risorto, alleluia! È il grido che si eleva dalle nostre comunità, dal cuore dei discepoli del Signore Gesù, anche oggi, lanciando in un mondo pieno di tenebre e di morte, un grido di luce e di speranza: Cristo è risorto, alleluia! E lo facciamo anche noi, in questa triste e dolorosa circostanza del funerale di un nostro amico, congiunto, compagno di viaggio, Gilberto. Cristo è risorto, alleluia!

Anche i due di Emmaus hanno testimoniato: Cristo è risorto, noi l’abbiamo visto, davanti agli altri rimasti a Gerusalemme: “Ed essi narravano (loro) ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane” (Lc 24, 35), dopo che anche lungo la via – lo riconoscono più tardi –  il loro cuore si era riscaldato alla parola dello sconosciuto Viandante, riconosciuto poi come il Risorto allo spezzare del pane.

La strada è stata loro maestra. Riconoscono che Egli aveva parlato loro “lungo la via”. La strada insegna sempre. Gilberto lo diceva, lo testimoniava e per questo aveva fatto della strada come una sua seconda casa… Perché la strada – ha scritto qualcuno – “smarca la fede dalla sua riduzione a credenza mentale, indicandola piuttosto come stile di vita, percorso di libertà, la libera dalla fascinazione dell’attimo, della sensazione a fior di pelle, configurandola invece come un cammino da compiere sui lunghi tempi; la fa uscire dallo spazio chiuso del tempio, per farla abitare nel tempo, lungo i crocevia della storia dell’umanità” (L. Maggi in https://www.cpm.italia/files/pdf/Quellidellavia.pdf).

Chi erano i membri di questo nuovo gruppo apparso in Palestina nel primo secolo dell’era cristiana? La Scrittura li chiama “Quelli della via” (cfr At 16,17; 18,25-26; 19,9.23; 22, 4; 24,14.22). Luca lo afferma più volte negli Atti degli Apostoli: “quelli della via”. Al riparo da definizioni troppo stringenti, da aggettivi troppo chiari – troppa luce infatti abbaglia – da segni di riconoscimento troppo estrinseci, “Luca ci suggerisce che solo la via è essenziale. Perché è lungo la via che Gesù, ‘l’uomo che cammina’ ci viene incontro” (L. Maggi, o.c.). Anche noi, mentre siamo lungo la via della vita, lo riconosciamo e lo acclamiamo con il cuore colmo di gioia: Cristo è veramente risorto, alleluia!

Ributtati sulla strada

E così come per i due di Emmaus, anche noi, “dai luoghi del nostro isolamento, dalle case con le porte sbarrate per paura di essere braccati, siamo ributtai sulla via. La parola del Risorto ci stana dai rifugi di Emmaus nei quali vorremmo nasconderci, delusi e in preda a crisi nera, e ci risospinge lungo la via per Gerusalemme, dove riannodare relazioni, lasciar fluire la vita, sperimentare di nuovo una gioia che fa ardere i cuori… per mostrarci che la fede nel Dio di Gesù vive di relazioni, di volti che si riconoscono, di mani che si stringono, di cuori che si appassionano” (L. Maggi, o.c.).

Così Gilberto ci lascia questa eredità, arricchita e impreziosita dal suo esempio: dalla strada, magari da solo, in silenzio con se stesso e immerso nella natura, a contatto con Dio, alla storia di uomini e di donne sofferenti. Lì lo potevamo incontrare Gilberto, indaffarato, nel soccorrere gli ultimi, gli anziani, i malati, i bisognosi: con quella sua fede che si traduceva di volta in volta in relazioni vive e vere, in volti accarezzati, in mani riscaldate e in cuori consolati, che egli contattava attraverso la Croce Verde di cui è stato responsabile per tanti anni.

A servizio degli altri, con gratuità

Della gratuità nelle diverse forme di volontariato, egli aveva fatto una bandiera, una ragione di vita. Come le rose che ammiriamo in questi giorni nei nostri giardini, lungo le siepi delle case. Esprimono gratuità, perché sono lì e profumano anche se nessuno le guarda… Guardandole viene in mente il distico di un poeta mistico del ‘600 che cantò la pura e assoluta gratuità della bellezza naturale: “La rosa è senza un perché; fiorisce poiché fiorisce. / Di sé non le importa, non chiede di essere vista” (J. Scheffler). Le rose che fioriscono sono la smentita di una creazione a funzione solo ‘economica’ della realtà. Purtroppo noi stiamo dando una finalità pratica a tutto e quindi un prezzo a ogni cosa. Ciò che non costa, per noi non vale o vale poco. Il gesto libero e gratuito, il dono fatto senza secondi fini e senza attendere il ricambio, l’atto creativo di amore che non chiede ricompensa sono sempre più rari.

Anzi, no: qualcuno se ne vede in giro… Tu, Gilberto, sei stato uno di quelli; lo hai dimostrato e ce lo hai fatto vedere. Grazie. Non lo dimenticheremo.