Dall'Italia
In ricordo di Sandro Mazzola. Bergomi: “Ha spinto per il mio esordio, gli devo tanto”
"Era una persona capace di unire, non soltanto il mondo dell’Inter". Insieme ad altri calciatori, era un "Bindun"
“Lui è stato parte della Grande Inter, io sono arrivato subito dopo. Sandro ha spinto perché potessi esordire, ha visto qualcosa in me e gli devo tanto”.
Così Beppe Bergomi ricorda Sandro Mazzola, morto oggi all’età di 83 anni. “Per tutti era il Baffo. Era una persona capace di unire, non soltanto il mondo dell’Inter. Era legatissimo anche alla Nazionale e più in generale a tutto il calcio italiano”, racconta l’ex capitano nerazzurro e campione del mondo nel 1982.
Un rapporto oltre l’Inter
Il rapporto tra i due proseguì ben oltre gli anni dell’Inter. “Quando arrivai alla fine della carriera, l’Inter non mi rinnovò il contratto. Sandro si mosse per me e mi trovò anche la possibilità di andare al Coventry, in Inghilterra. Sarebbe stata una nuova esperienza. È un altro gesto che non ho mai dimenticato”.
Erano alcuni dei Bindun, i “girovaghi della solidarietà”
A unirli negli anni è stata anche l’esperienza dei Bindun, i “girovaghi della solidarietà”, gruppo nato nei primi anni Ottanta per mettere lo sport e la notorietà dei suoi protagonisti al servizio di chi è in difficoltà. Bergomi è stato tra i primi animatori dell’associazione, insieme tra gli altri a Beppe Baresi e Riccardo Ferri, e ne è stato vicepresidente. Attraverso partite, incontri e iniziative benefiche, i Bindun hanno sostenuto nel tempo comunità e strutture dedicate a persone con disabilità e in condizioni di emarginazione. “Sandro era dentro questo mondo e abbiamo condiviso tanti anni. Anche lì emergeva quello che era come persona. Se penso a lui, penso a qualcuno che all’inizio della mia carriera ha visto in me qualcosa e mi ha dato fiducia. Per questo il legame con Sandro va molto oltre il calcio”.