Romagna
Note di pace, questa sera a Ravenna al Rasi con il Magnificat di Gerusalemme. D’Anna: “Cristiani mediatori di un dialogo quasi impossibile”
Per me è sempre stato uno dei luoghi più belli del mondo ma oggi è dilaniato dal dolore e dalla rabbia: un posto invivibile per tanti". Perché restare? "Il patriarcato aprirà un asilo, la Custodia è stata la prima a riaprire scuole. La fede muove a stare accanto, a fare il bene, in silenzio"
Questa sera al teatro Rasi per il Ravenna Festival la musica del conservatorio della Custodia di Terra Santa che riunisce alunni e insegnanti ebrei, cristiani e musulmani. la testimonianza di un’insegnante volontaria che avevamo conosciuto nel viaggio organizzato dall’Ucsi Emilia-Romagna in febbraio.
Testimonianze da Gerusalemme al Ravenna Festival
“Abitare in Medio Oriente non è mai stato semplice. Oggi è davvero proibitivo”. Testimonianze da Gerusalemme, questa sera a Ravenna Festival. Lucia D’Anna, giornalista, violoncellista e insegnante di musica all’Istituto Magnificat, il conservatorio interreligioso della Custodia di Terra Santa, sarà sul palco del teatro Rasi (alle 21) con i suoi allievi e con il direttore della scuola, fra Alberto Pari per portare la musica di quella terra e l’esperienza di quella scuola che mette allo stesso banco alunni cristiani, musulmani ed ebrei.
Il programma della serata al Rasi
Anche il repertorio scelto per il Ravenna Festival parla di convivenza: «proporremo il Concerto “Fatto per la Notte di Natale” op. 6 n. 8 di Arcangelo Corelli – spiega la D’Anna –. Poi una docente, Tanya Beltser, suonerà da solista un brano della tradizione ebraica e un’altra collega, Lina Baransi, canterà due canti in arabo, Habaytak be’saif e un testo jazz molto famoso, Autumn leaves, tradotto».
Lucia, un’amica da ritrovare
Avevamo conosciuto Lucia a Gerusalemme nel viaggio organizzato dall’Ucsi Emilia-Romagna che ha portato 10 giornalisti guidati dal presidente, Francesco Zanotti e dal vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi, nella città israeliana due settimane prima dello scoppio della guerra con l’Iran che ha drenato speranze, alzato i muri e fatto sparire – di nuovo – turisti e pellegrini, mettendo ancor più in difficoltà l’economia.
Colleghi musicisti in divisa e con l’M16
Ma la frattura più dolorosa risale al 7 ottobre 2023, ha raccontato la violoncellista in un incontro organizzato giovedì in Seminario, a Ravenna, dal centro culturale Il Sicomoro e da Cl Ravenna: “Oggi capita di suonare con musicisti israeliani in divisa che posano l’M 16 per imbracciare lo strumento. Quel che è capitato dopo è davvero qualcosa di sconosciuto anche a chi vive lì da 30 anni: fratture sociali davvero difficili da rimarginare”.
Terra non promessa
Oggi più che mai, sembra dire Lucia, quella è “Terra non promessa”, che ha titolato il suo libro col quale racconta “ad altezza di bambino” la quotidianità di Gerusalemme oggi: “Per me è sempre stato uno dei luoghi più belli del mondo, ma oggi la città è dilaniata dal dolore e dalla rabbia: un posto invivibile per tanti. Impossibile per le famiglie viverci”.
Perché restare
E allora perché restare? Lucia lo dice con le parole di don Davide Meli, cancelliere del Patriarcato latino di Gerusalemme, appena tornato da un viaggio a Gaza con il cardinal Pierbattista Pizzaballa: “L’unica ragione è la fede. Don Davide ci ha raccontato una realtà indecente, ingiusta, inumana (nelle interviste post-viaggio, il patriarca ha parlato di una realtà nella quale i topi mordono i bambini, ndr) ma lo fa fatto anche con leggerezza e con un’ironia che ci ha stupito. ‘Io so che nonostante tutto, il Signore è con me’, ci ha detto intuendo il nostro stupore”.
Il bene, in silenzio
Come abbiamo verificato di persona nel viaggio del febbraio scorso, i cristiani in quella terra sono “mediatori di un dialogo quasi impossibile”. A partire dalle strutture che accolgono e danno un sostegno concreto a chi vive in quelle situazioni: “Il patriarcato aprirà a breve a Gerusalemme un asilo per 150 bambini. Dopo l’attacco all’Iran, siamo riusciti a riaprire le scuole e una clinica offre cento visite al giorno agli abitanti di Gerusalemme, tutti, indipendentemente dalla religione”. Il bene, in silenzio. Lo stare accanto, nonostante tutto.