Romagna
Pavoni a Punta Marina. Dove sono finiti?
Da diverse settimane molte testimonianze sono concordi nel riportare una drastica riduzione della presenza di questi esemplari nel lido. Troppo caldo? Trasferimento? Il Comune: "Da parte nostra nessun intervento"
C’è chi giura che non ci sono più, chi, con qualche elemento concreto in più in mano, ammette che sono calati e se ne vedono meno. Silvana Piolanti, consigliere del consiglio territoriale del mare, ammette di “avere visto solo un pavone su quei pini alti dove fino a poco tempo fa ne vedevo una ventina”.
Dall’invasione alla forte riduzione: che succede ai pavoni di Punta?
I pavoni di Punta Marina (Ravenna) continuano a far parlare, anche adesso che il can can mediatico, anche internazionale, si è smorzato e le telecamere si sono spente. Ma questa volta non per la loro invasione ma per la loro forte riduzione. “Anche noi sentiamo le voci degli abitanti e abbiamo riscontrato varie testimonianze – aggiunge Paola Zannoni, presidente di Clama -. Non mi sbilancio a dire che questi esemplari siano spariti ma visivamente si ha questa impressione, anche in quelle due aree del paese in cui più alta era la loro concentrazione: via della Medusa e via delle Sirene. Qui è stata tagliata l’erba da poco e quindi sarebbe più facile vederli”. Calati di numero, quasi “volatilizzati” verrebbe da dire. “Le cause? Difficile fare ipotesi così come senza prove si fa fatica ad accusare qualcuno. Ci è giunta notizia di residenti che hanno visto alcune pavonesse aggirarsi per il lido in cerca dei loro piccoli, senza trovarle. Noi abbiamo girato alle autorità competenti tutte le segnalazioni”.
La richiesta di un nuovo censimento
La mutata situazione spinge Clama a chiedere al Comune un nuovo censimento, oltre a quello già fatto, “da realizzare già a settembre – spiega la presidente -, con la stagione estiva conclusa e con quella della cova e della schiusa già completata, che dovrebbe permettere di ottenere un dato più vicino a quello reale. Il numero emerso dal censimento in quei giorni era di 115 esemplari tra maschi e femmine. A questi, gli addetti al report finale hanno aggiunto da un 20 a un 30% di esemplari teoricamente sfuggiti al conteggio oltre ad un numero presunto di 50 nuovi nati, il tutto da verificare con il censimento di settembre”.
Cibo facile, assenza di fauna selvatica e aree sicure
Calati o no, nascosti o no magari per difendersi da queste ondate di calore, i pavoni continuano ad agitare e ad animare la vita quotidiana di Punta. “Parlo da cittadina nata qui e non da volontaria politica in consiglio territoriale – sottolinea Piolanti -: non c’è e non c’è mai stata un’emergenza sanitaria e c’è indubbiamente un disagio chiaro da parte di diversi cittadini, soprattutto quelli che abitano più vicino all’area dell’ex colonia della Finanza dove il maggior numero di questi esemplari è stato visto. Io solo lì, tempo fa ne ho contati 52. Chi non li tollera ha le sue ragioni, ma la maggior parte del lido vuole bene a questi animali, che qui hanno trovato il loro habitat naturale: una pineta che per loro è un riparo sicuro, cibo facile e assenza di fauna selvatica che può metterne in pericolo la sopravvivenza”. Sul ‘cibo facile’ Clama insiste: nella convenzione stipulata con il Comune tra le azioni che l’associazione deve mettere in campo c’è quella della sensibilizzazione alle pratiche più corrette nel rapportarsi con i pavoni, e tra queste “c’è il tassativo ordine di non nutrirli – conclude Zannoni – perché, come tutti gli animali, tendono a tornare dove trovano da mangiare”. Ma adesso il verbo corretto non è “tornare”, adesso è necessario capire se siano realmente spariti e perché.
L’assessora Impellizzeri: “nessun intervento da parte del Comune”
Interpellata al riguardo, anche l’assessora con delega al benessere degli animali, Francesca Impellizzeri, conferma di avere ricevuto segnalazioni di una riduzione del numero degli esemplari” ma con molta decisione spiega che “non abbiamo messo in atto alcun tipo di intervento. Siamo fermi a quanto comunicato anche durante l’assemblea pubblica del 19 giugno scorso: a ottobre avvieremo, attraverso l’associazione Meta, un trasferimento di questi animali in idonei rifugi e Cras, i centri recupero animali selvatici. Potrebbero rimanerne circa 50 o comunque un numero tale da consentire una gestione serena: saranno inanellati e monitorati, poi quando sarà pronto il bosco alle spalle del paese saranno collocati lì, in un’area che, debitamente attrezzata con abbeveratoi e verde, possa diventare il loro habitat ideale”.