Propaganda

La propaganda, brutta bestia.

«Da sempre – ha scritto sabato scorso su Avvenire Paolo Borgna – la giustizia è una lotta continua tra legge e mores, tra diritto e costumi. Da alcuni decenni tra questi due contendenti si è con forza inserito un terzo giocatore: la propaganda».

Lo abbiamo visto in questi giorni, con esponenti del governo, fino alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si sono schierati a favore della grazia all’orefice Mario Roggero condannato in via definitiva per l’omicidio dei rapinatori del suo negozio.

Le immagini parlano chiaro e sono implacabili, osserva ancora Borgna. Un uomo armato insegue tre rapinatori in fuga e spara loro alla schiena. Ne uccide due e colpisce il terzo. «Una sentenza che se lo avesse assolto – commenta Borgna – avrebbe violato la legge e sarebbe stata eversiva».

Poi ci sono tutte le attenuanti del caso e la comprensione verso chi ha subito una rapina, ha visto la moglie minacciata e ha avuto uno scatto rabbioso. Sentimenti che ognuno di noi può condividere in tutto o in parte, visto il contesto e quello che spesso accade in certe occasioni di stress ai massimi livelli. Detto tutto ciò, non ci si può schierare dalla parte della giustizia di popolo, quella miscela esplosiva che fa dire e urlare frasi indicibili.

Eppure c’è un sentimento che pervade il Paese, una voglia di sopraffazione che ci era ignota fino a pochi anni fa. O, per lo meno, non era maggioritaria. Oggi, invece, occorre spiegare che lo Stato di diritto non può ammettere la giustizia fai da te. E anche come sia del tutto fuorviante che qualcuno, a partire da Nordio e Salvini, ministri della Repubblica, si esponga per chiedere al Capo dello Stato la grazia in favore del condannato, mettendo in difficoltà il Quirinale.

«Il popolo che fa giustizia – si legge nel fondo di Borgna – mandò sulla croce Gesù e salvò Barabba. I giudici chiamati ad applicare la legge devono saper resistere ai richiami della piazza del momento. Se fosse diversamente, avremmo la giungla».

Dobbiamo stare molto attenti. I rischi sono evidenti per la democrazia, visto il forte vento del populismo e quello del giustizialismo. «I rappresentanti della politica – conclude Borgna – che eccitano ed esaltano gli impulsi più profondi del loro popolo, non rendono un buon servizio alla democrazia. Fanno propaganda, che non è mai amica della giustizia. Seminano vento. Rischiano di raccogliere tempesta».

A ogni livello di responsabilità, è bene ricordarlo.