Senza orpelli
Elezioni in Germania, un terremoto. È la notizia della settimana (cfr pag. 13 ) che meriterebbe il breve approfondimento che ogni settimana riserviamo all’editoriale.
Questa volta, però, vorrei cercare di andare oltre il sentimento più diffuso del momento e tentare di focalizzare un aspetto che credo sia sfuggito ai più. V orrei riprendere alcuni versetti del Vangelo letto domenica scorsa in tutte le chiese.
Il brano riguardava la correzione fraterna. Io porrei l’attenzione sui versetti conclusivi che così recitano: «se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Un francescano di origini africane, quello che ha celebrato la Messa cui ho partecipato sabato sera, ha parlato di comunità. Era da tanto che non ascoltavo più quella parola che per lunghi anni ha accompagnato la vita del gruppo di giovani nel quale sono cresciuto, all’ombra del campanile, tra gli anni ’70 e ’80. Una parola andata col tempo in disuso, sostituita spesso dall’incontro con Dio che appare più come un pensiero sospeso nel vuoto, tra l’intimismo e il rapporto con un’entità astratta che non si sa dove trovare.
Gesù ci racconta un’altra realtà. Usa parole chiare, inequivocabili: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.
Incredibile. Questo è un Dio incontrabile, sperimentabile, toccabile, vivo, concreto, in mezzo a noi, con noi, accanto a noi. In una parola, nella comunità. In quella comunità formata da quanti a lui si riferiscono, a lui si ispirano, a lui vogliono uniformarsi, in sua compagnia vogliono stare.
Gesù non dice come devono essere quei due o tre. Non importa se sono buoni o cattivi, devoti o indifferenti, alti o bassi, grassi o magri.
Dà un’unica indicazione: che ci si metta insieme per rendere testimonianza a quello che lui ha vissuto, il figlio di Dio che si è fatto uomo come noi. Lì sono io in mezzo a loro. È quello che i giovani chiedono a noi, generazione di adulti. La bellezza di un incontro che cambia la vita, la rende desiderabile, unica, le dà senso pieno. È la vita delle prime comunità da cui è partito tutto.
A quelle origini vogliamo tornare.
All’essenza del Vangelo senza orpelli. Sine glossa, direbbe papa Francesco.
