Sovrabbondanza

Il rumore delle onde sulla battigia.

Si è sentito questo, sabato scorso nel momento della consacrazione durante la Messa presieduta da Leone XIV al porto di Rimini. Oltre 26 mila i fedeli che hanno saputo tenere un silenzio da luogo sacro, come se il cielo e l’orizzonte che stava arrossendo verso il tramonto fossero le mura di un tempio in cui si celebra ogni giorno.

Questa scena dà la dimensione di ciò che è accaduto con la visita del Papa nella città romagnola. Mi soffermo sulla celebrazione eucaristica perché, a detta di molti, è stato forse il momento più alto dei tanti incontri vissuti da Prevost tra San Marino, Pennabilli e Rimini. Il grande coro interparrocchiale da 650 elementi, i 120 musicisti, i 300 sacerdoti, le decine di vescovi, le centinaia di volontari e le migliaia di presenze hanno trasformato un pomeriggio qualunque in un tempo pieno di senso.

In ogni aspetto della giornata si è avvertito lo spirito romagnolo, quello intriso dei valori di onestà, gratuità, benevolenza, notoriamente cari a questa gente schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale, come ha sottolineato nell’omelia il Pontefice.

Gente capace di incarnare, nonostante i luoghi comuni sull’anticlericalismo e il laicismo che sarebbero nel dna di questa terra, la carità e il Vangelo, «a volte fino al martirio». Come testimoniato da queste parti in tempi molto recenti da don Oreste Benzi, il fondatore della comunità papa Giovanni XXIII. Il sacerdote riminese è stato l’unico a essere citato per nome. Il Papa l’ha ricordato per la sua proposta di «condivisione diretta a partire dagli ultimi», per «conformarsi a Cristo povero e servo».

Don Oreste, non solo un santino, ma un esempio vicino a noi cui ispirarsi, perché la nostra vita è chiamata ad accordarsi a «uno stile e a un compito che coinvolge ogni battezzato: quello di abbracciare, riunire, accogliere, liberare, perdonare, emancipare… perché tutto concorra, nella carità, al bene di tutti».

Lo stile è quello vissuto in piazzale Boscovich, in riva al mare. Il raccoglimento, la fede, la gioia, il canto, la condivisione, tutto è stato come una grande festa. Si sono toccate con mano l’energia e la bellezza di una Chiesa che si fa serva, accoglie, allarga le braccia e spalanca le sue porte. E non ha paura di andare in mezzo al mondo a proporre a chiunque una sovrabbondanza che si può toccare con mano. Come accaduto sabato scorso sul lungomare di Rimini.